17 giugno 2019
Aggiornato 19:30
Manovra finanziaria

Tria: mancato rispetto delle regole Ue può vanificare politica espansiva

Il ministro dell’economia, Giovanni Tria, intervenendo in aula del Senato sulla legge di bilancio parla dei possibili effetti negativi

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker a Palazzo Berlaymont
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker a Palazzo Berlaymont ( ANSA )

ROMA - Il mancato rispetto delle regole europee rischia di vanificare la politica espansiva del governo. A dirlo è il ministro dell’economia, Giovanni Tria, intervenendo in aula del Senato sulla legge di bilancio. E' infatti slittato a oggi il via libera del Senato in prima lettura al decreto fiscale. I lavori dell'aula sono stati rallentati da diverse sospensioni legate ai pareri della Commissione bilancio e si sono arrivati alle votazioni sugli emendamenti all'articolo 16 del provvedimento. In questa fase, ha sottolineato Tria, c’è «la necessità di non divergere dalle regole derivanti dai nostri impegni europei nella misura in cui ciò rischia di di produrre di per sé effetti negativi sulla crescita e sulla stessa politica espansiva che abbiamo deciso, facendo aumentare il costo del finanziamento del debito pubblico e in prospettiva del finanziamento del’economia».

Dialogo con Ue può trovare spazi nuovi
Tria spiega che il governo sta «attentamente» valutando se si possano trovare spazi finanziari per migliorare l’equilibrio tra la necessità di sostenere la crescita e di consolidare la sostenibilità dei conti pubblici. In questa direzione anche il dialogo con l’Unione europea «può trovare spazi nuovi e condurre ai risultati auspicati da entrambe le parti». Con la manovra, insiste il capo del MEF, «diamo una risposta a problemi concreti e non organizziamo un affronto all'Europa né tantomeno un'uscita dall'euro»

Nessuna stabilizzazione dal passato
Non c'è nessuna volontà di parlare di responsabilità del passato, visto che la storia recente è «una storia comune» ma «questa storia non ci consente oggi di accettare che qualcuno venga a farci la morale in tema di politica di crescita». Non abbiamo avuto ancora una stabilizzazione economica, sociale e della finanza pubblica, e questo è un dato di fatto. Oltre a ciò, ha aggiunto ancora Tria, «si è materializzato in maniera sempre più netta nel terzo trimestre un rallentamento dell'economia italiana che ci ha costretto ad agire da subito per aumentare in modo strutturale il tasso di crescita». Il risparmio per 35 miliardi ottenuto dall'Italia dal Quantitative easing della Bce «non si è riflesso in una discesa del debito e solo parzialmente sulla spesa per interesse» ma il beneficio «è stato assorbito per la stagione dei tanti bonus» ha concluso.