17 dicembre 2018
Aggiornato 11:01

Tria blinda i conti del governo: «Cambiare la manovra? Un suicidio»

Il ministro dell'Economia ribadisce: «Le stime sul Pil non si modificano». Ma la posta in gioco è altissima, si rischia una procedura d'infrazione sul debito

Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria
Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria (Andrew Medichini | AP Photo | ANSA)

ROMA – Alla fine è stato il ministro dell'Economia Giovanni Tria, con un comunicato stampa, a chiudere la strada all'ipotesi circolata secondo cui il governo gialloverde stava pensando di rivedere il Pil per il 2019, fissato all'1,5%, alla ricerca di un sentiero di mediazione in vista dell'ultimatum di Bruxelles sul progetto di bilancio che scade oggi. In poche righe, Tria ha smentito «voci e indiscrezioni» negando che «il tasso di crescita dell'Italia sia stato o sia oggetto di dibattito politico».

Stasera parte la lettera
Resta il fatto che a via XX settembre si stavano riesaminando tutte le previsioni per non lasciare nulla al caso. Sia come sia, i due vicepremier, azionisti di maggioranza dell'esecutivo, avevano comunque già dato la linea, nonostante i dati poco incoraggianti sulla crescita dell'economia. Luigi Di Maio aveva esplicitamente dichiarato che non sarebbero stati rivisti parametri, misure e percentuali della manovra. Così come si era deciso precedentemente sul totem del rapporto deficit/Pil del 2019 al 2,4% salvo ammorbidire, in corsa, le stime per i due anni successivi. Entro oggi dovrà partire la risposta dell'Italia all'Europa (ieri Di Maio sosteneva che la lettera era pronta) e il consiglio dei ministri fissato per questa sera alle 20 potrebbe essere preceduto da un vertice di governo al rientro del premier Giuseppe Conte da Palermo, anche se sinora non è stato confermato; visto il giallo di un vertice, poi derubricato a incontro e poi a incontro informale nella giornata confusa di ieri, il condizionale è d'obbligo.

In cerca delle coperture
I margini per individuare maggiori coperture che possano garantire la tenuta del rapporto deficit-Pil sono strettissimi e la strada di una manovra espansiva, anticiclica, resta una scelta netta per il governo, pena il «suicidio», ha sottolineato lo stesso ministro dell'economia. Tra le ipotesi si ragiona da tempo sull'inserimento di una clausola sulla spesa che per ora tutti nell'esecutivo si guardano bene dal dire dove e come finirebbe per tagliare, un intervento sulle tax expenditure, un eventuale nuovo piano di dismissioni di partecipazioni statali, tema comunque spinoso per un governo dove ci sono i Cinque stelle. La scommessa sulla crescita, su cui hanno espresso perplessità una serie di istituzioni da Bankitalia alla Corte dei conti durante le audizioni che si sono svolte sulla manovra, sembra per ora l'unica stella polare del governo. La posta in gioco è altissima. Di fronte al rifiuto di rivedere il deficit strutturale e il rapporto debito/Pil, la commissione europea potrebbe decidere di aprire la procedura di infrazione sul debito con l'Italia che rischia di perdere i vantaggi acquisiti nel percorso di discesa di quello che tutti definiscono un macigno per i conti pubblici.