15 novembre 2018
Aggiornato 10:13

Patrimoniale e uscita dall'Euro: Tria e Di Maio stoppano ogni voce

Entro martedì l'Italia dovrà inviare a Bruxelles la «nuova» manovra. I ministri dell'Economia e del Lavoro fanno il punto e mettono a tacere le polemiche

ROMA - «Ho dichiarato prima del voto del 4 marzo che non era più tempo di uscire dall’euro. Dall’euro non si deve più uscire. Lo garantisco non solo come capo politico, ma come Governo». Il vicepremier e ministro Luigi Di Maio alla stampa estera in una conferenza stampa stoppa sul nascere le voci di un «piano segreto» del governo Conte per portare l'Italia fuori dall'Euro. Nell’ultimo anno e mezzo «ho percepito che stavano cambiando gli equilibri nell’Unione europea e cambieranno molto con le prossime elezioni. Ho acquisto molta più fiducia che si possa restare nell’eurozona cambiando alcuni fattori di sensibilità politica. Questo è il momento storico giusto per ispirare l’Europa a principi di solidarietà». Per questo «vogliamo abbattere il debito pubblico con misure espansive. Il debito non deve rappresentare una colpa degli italiani. Vogliano ridurlo con il massimo dialogo con le istituzioni europee. La garanzia che diamo è che il 2,4% è la percentuale massima del deficit».

Le voci sulla patrimoniale
Altro giro, altra puntualizzazione per fermare altre voci. «È ovvio che non si farà alcuna patrimoniale, sarebbe un’operazione suicida». Parola di ministro dell’Economia. Giovanni Tria, nel corso di un’audizione davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato sulla manovra, risponde in maniera chiara e netta. «Se polemica c’è, è una polemica prettamente tecnica, non politica, e non mette in discussione il dialogo con la Commissione europea» ha poi aggiunto il ministro: «Quindi è inutile alzare i toni, i sono limitato a difendere il valore tecnico delle stime delle strutture del Mef».

Reddito, quota 100 e spread 
Il reddito di cittadinanza e quota 100 - che in molti fanno notare essere «spariti» dalla manovra - potranno essere definiti «con un collegato ma anche con decreti legge per partire quando le misure sono pronte». Questo, ha aggiunto, «perchè è importante conoscere i dettagli non solo per l'erogazione della spesa ma anche per determinare le aspettative dei mercati che possono influenzare l'economia». Quanto allo spread a 300 punti il ministro dell'Economia non nasconde di essere preoccupato, ma «solo se questo livello sarà mantenuto a lungo. È chiaro anche» ha aggiunto «che l'osservazione è costante e continuiamo a pensare che la definizione della manovra possa chiarire la situazione. Riaffermo che lo spread non possa dipendere dal fatto che il disavanzo previsto per il 2019 sia troppo alto».