22 ottobre 2018
Aggiornato 07:00

Renzi e Juncker, a Bruxelles nasce l'asse anti governo Lega-M5s

«Dove sarà l'Europa nel 2038?». L'ex premier italiano e il presidente della Commissione europea firmano un duro editoriale anti-populista sul giornale francese Les Echos
Matteo Renzi e il Commissario Europeo Jean-Claude Juncker
Matteo Renzi e il Commissario Europeo Jean-Claude Juncker (Giuseppe Lami | ANSA)

ROMA - La reazione di Salvini non si è fatta attendere: «Juncker? Un bel tacer non fu mai scritto. Pensi al suo paradiso fiscale in Lussemburgo e la smetta di insultare gli Italiani e il loro legittimo governo». Nel mirino del vicepremier c'è l'editoriale che la 'strana coppia' Jean Claude Juncker e Matteo Renzi hanno scritto in difesa dell'Europa sulle colonne di Les Echos in occasione dei 110 anni di vita del quotidiano francese. Il tema: 'Dove sarà l'Europa nel 2038?'. «Un processo storico si sta compiendo» scrive Renzi «i nemici dell'Europa l'hanno capito ancora meglio. Quelli che vorrebbero distruggere tutto, ripristinare le frontiere, le barriere e i passaporti. Potete chiamarli populisti, sovranisti, demagoghi: non importa. Il fatto è che hanno capito l'importanza strategica dell'Europa e, per loro, l'Europa è il nemico da abbattere. A qualunque prezzo. Io penso che nel 2038 avremo bisogno di più Europa, non di meno Europa». Per Juncker «tra 20 anni l'Europa sarà più forte, più ambiziosa, più sovrana o non esisterà più, che piaccia o no ai nazionalisti e agli euroscettici di ogni parte. Non è la convinzione o il sogno di un vecchio europeista convinto, ma una realtà imposta dalla storia».

La reazione allo strano asse
Renzi e Juncker. La coppia è ormai assodata. E poco importa, evidentemente, che uno sia un democratico mentre l'altro un popolare. L'Europa per come l'abbiamo conosciuta fino a qualche mese fa ha sempre più paura dell'avanza populista, con le destre che avanzano praticamente in ogni Paese. Da qui la scelta di mostrare compattezza all'interno delle forze politiche europeiste. Ma se la reazione di Salvini è da considerare scontata, meno lo sono le parole usate dal Movimento 5 stelle, mai così dure contro «i signori della Commissione europea». Segno che le europee che si terranno ormai tra pochi mesi fanno gola a tutti. E così il campo da gioco si va delineando. Da una parte i filo-ue; dall'altra i «populisti». Nessuno spazio tra uno schieramento e l'altro.

Il M5s: «Juncker? Spiace che Ue sia rappresentata da certi personaggi»
«Ormai è chiaro a tutti che i signori della Commissione europea stiano cercando ogni pretesto per creare uno scontro istituzionale col governo italiano, al fine di alimentare tensione sui mercati e giustificare una presa di posizione prevenuta nei confronti della manovra del popolo». I deputati della Commissione Bilancio della Camera non usano mezze parole e accettano lo scontro. «Sulle dichiarazioni del presidente Juncker abbiamo poco da dire perché si commentano da sole. Dispiace che un'istituzione che rappresenta più di 500 milioni di cittadini europei sia rappresentata così indegnamente da certi personaggi. Il fatto che non conoscano nemmeno le regole che dovrebbero far rispettare, fa capire in che mani sia finito il Governo dell'Unione».

Le motivazioni dello scontro
Il Movimento 5 stelle sottolinea come, in realtà, non esista alcuna regola che stabilisca quanto affermato da Juncker. Il livello dell'indebitamento di cui parla è quello del 60% in rapporto al Pil, che non è rispettato né dall'Italia né tantomeno dalla Francia, così come da moltissimi altri Paesi membri. Per quanto riguarda il deficit, «è opportuno ricordare come dal 2012 ad oggi l'Italia stia rispettando il vincolo di Maastricht del 3%», e lo abbia fatto «attuando folli politiche di austerità che, come sottolineato dallo stesso ex Vice-Presidente della Bce Vitor Constancio, hanno danneggiato gravemente la nostra economia. Altri Paesi questo vincolo lo hanno sistematicamente sforato».

Chi rispetta il 3%
Dal 2008 al 2017 la Francia è sempre andata oltre il 3%, e per questo dal 2009 si ritrova in procedura d'infrazione per deficit eccessivo. Procedura dalla quale doveva uscire nel 2013 ma che è stata prorogata, proprio sotto la presidenza Juncker. «È grave che un uomo che rappresenta una delle istituzioni più importanti menta in questo modo. Ne va della credibilità dell'Unione stessa» attaccano dal M5s. E la Spagna? È andata oltre il 3% sino a quest'anno. Il Portogallo? Lo ha sempre sforato sin dalla sua istituzione nel 1992, eccetto che in due occasioni. «Di quali regole parla il signor Juncker? Forse di regole che non esistono. Prima di dire che l'Italia non rispetta le regole comunitarie è meglio che qualcuno lo informi su quali siano le regole, onde evitare figuracce. Porti rispetto all'Italia e al suo popolo, quale Paese che ha contribuito a fondare l'Unione che lui ha l'onere di rappresentare».