18 dicembre 2018
Aggiornato 11:34

Il «governo del cambiamento» va avanti, Tria tira dritto: manovra espansiva da 37 mld, di cui 22 in deficit

Reddito di cittadinanza, pensioni, taglio delle tasse e investimenti. Spread in aumento? «Reazione eccessiva e non giustificata». La bocciatura dell'Upb? «Previsioni obsolete»

Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, in audizione alla Commissione di Bilancio riunite di Camera e Senato
Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, in audizione alla Commissione di Bilancio riunite di Camera e Senato (Alessandro Di Meo | ANSA)

ROMA - Il quadro macroeconomico contenuto nella Nota di aggiornamento al Def si basa su «ipotesi caute se non addirittura pessimistiche circa i livelli dei rendimenti sui titoli di stato e dei tassi di interesse sui prestiti bancari». Davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato il ministro dell'Economia Giovanni Tria si mostra fermo, e tira dritto: «Ritengo che le previsioni possano essere ampiamente oltrepassate». Due i motivi alla base della sua convinzione: in «primo luogo le azioni già intraprese sugli investimenti, che cominceranno a dispiegare i propri effetti già a partire dal 2019 e in secondo luogo i recenti livelli di rendimento sui titoli di Stato, su cui ci si è basati per formulare le previsioni programmatiche di crescita e finanza pubblica, non riflettono i dati fondamentali del Paese».

37 mld per il 2019
Nel suo complesso la manovra per il 2019 ha una copertura di circa 37 miliardi: circa 22 miliardi arrivano dall'aumento del deficit, cioè l'indebitamento pubblico rispetto al suo livello tendenziale, e 15 miliardi derivano da tagli di spesa (6,9 miliardi) e aumenti di entrate (8,1 miliardi). Tra le misure espansive della manovra, Tria ha citato la disattivazione parziale dell'aumento delle aliquote Iva prevista dalla clausola di salvaguardia, che comporta un onere di 12,5 miliardi nel 2019, 5,5 miliardi nel 2020 e 4 miliardi nel 2021. L'impatto sul tasso di crescita del Pil è pari a +0,2 punti percentuali nel 2019 e 2020 e di -0,2 nel 2021.

Reddito di cittadinanza, pensioni e taglio delle tasse
Le misure sul fronte della spesa sociale, ha proseguito il ministro, includono l'introduzione del reddito di cittadinanza e la possibilità di anticipare la data di pensionamento. Il costo è di 16 miliardi in ciascuno dei tre anni. Questi interventi nel complesso si tradurrebbero in un incremento del tasso di variazione del Pil di 0,3 punti percentuali nel 2019 e 0,2 punti nel 2020 e nel 2021, rispetto al tendenziale. La manovra comprende anche l'adozione di politiche di riduzione delle tasse, con l'avvio della prima fase della flat tax, il cui ammontare è pari a 0,6 miliardi nel 2019, 1,8 miliardi nel 2020 e 2,3 miliardi nel 2021. L'effetto sul Pil, ha sottolineato Tria, è contenuto e raggiunge 0,1 punti percentuali nel 2021.

Investimenti
Sul fronte degli investimenti pubblici, la manovra prevede risorse aggiuntive con un profilo crescente pari a 3,5 miliardi nel 2019, 5 miliardi nel 2020 e 6,5 miliardi nel 2021. L'impatto sul Pil è pari a 0,2 punti percentuali ogni anno. Altre misure espansive riguardano gli incentivi agli investimenti e all'innovazione e gli interventi di spesa per il pubblico impiego per un ammontare di 1,8 miliardi nel 2019, 3,2 nel 2020 e 4,1 nel 2021. L'impatto sul Pil è di 0,1 punti nel 2019 e nel 2021 mentre è quasi nullo nel 2020. Secondo il titolare di via XX Settembre un impatto positivo si ascrive anche alle spese indifferibili per mantenere le politiche invariate. Queste ammontano a 2,3 miliardi nel 2019, 3,4 nel 2020 e 2,4 nel 2021. L'impatto sul Pil è di circa 0,1 punti nel 2019 e 2020 per poi azzerarsi nel 2021.

Spread in aumento? «Reazione eccessiva e non giustificata»
L'aumento dello spread «desta certamente preoccupazione», ma Tria ribadisce che si tratta di una reazione «eccessiva, non giustificata dai fondamentali dell'economia e della finanza pubblica italiana». Il governo non intende far seguire una politica volta a favorire una crescita nel 2019 da una brusca frenata negli anni seguenti perché «il Pil e l'occupazione torneranno a livelli pre-crisi» chiarisce il capo del MEF, che esprime ottimismo anche rispetto al confronto in atto con la Commissione europea, «preoccupata» per il discostarsi dagli obiettivi di riduzione del deficit e del debito. «Si apre adesso la fase di confronto costruttivo con la commissione che potrà valutare le fondate ragioni della strategia del governo» che si rispecchieranno nelle «misure della manovra».

Bocciatura Upb? «Previsioni obsolete»
La mancata validazione del quadro macroeconomico da parte dell'Ufficio parlamentare di bilancio dunque non significa molto. «Si basa su previsioni che sono state pubblicate in tempi diversi, in contesti diversi quindi parziali o obsolete» dice Tria, che aggiunge: «Interpretiamo l'obiezione dell'Upb come uno stimolo all'azione anziché un motivo per abbassare le nostre previsioni e, cosa ancora più importante, le nostre ambizioni. Auspichiamo quindi una mutua e proficua collaborazione nel processo di valutazione dell'imminente Legge di bilancio, tenendo in considerazione i rilievi e le osservazioni dei soggetti competenti».
«Nel rispetto del lavoro delle autorità coinvolte, ma anche delle prerogative del nostro compito di indirizzo della politica economica, continueremo a costruire un clima collaborativo nella consapevolezza che tutte le misure possono dispiegare a pieni i loro effetti solo in un quadro di coordinamento istituzionale».