20 ottobre 2018
Aggiornato 08:00

Meno deficit nei prossimi anni: il governo ancora al lavoro

L'ipotesi sul tavolo: nel 2019 il rapporto resterà fermo al 2,4%, ma nel 2020 e nel 2021 potrebbe essere limato al 2,2%. Oggi nuovo vertice a palazzo Chigi

ROMA – Il governo gialloverde tiene fermo il rapporto deficit-Pil al 2,4% per il 2019 ma, con il passare delle ore, sta sdoganando l'ipotesi di accettare una limatura nel biennio seguente e, secondo quanto si apprende, al momento il numero fatidico potrebbe attestarsi al 2,2% nel 2020 e anche nel 2021. L'ipotesi del 2,2% nel biennio 2020-2021 approderà sul tavolo del vertice di Palazzo Chigi atteso per oggi e non è detto che alla fine la situazione non cambi ancora e il punto di caduta non sia diverso. Anche perché fonti europee della commissione europea hanno puntualizzato che la valutazione che farà entro la fine di ottobre, in base al documento («draft budgetary plan») che il governo dovrà inviare a Bruxelles entro il 15 ottobre, riguarderà solo le cifre sui conti pubblici relative al 2018 e gli obiettivi di bilancio per il 2019.

Il nodo dei numeri
Il tempo però stringe e la nota di aggiornamento deve essere trasmessa in parlamento ma il testo non sarà definitivo finché il nodo sul deficit non sarà sciolto. Ad esplicitare che si sta ancora lavorando sulle cifre del Def è stato oggi il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, intervenendo al convegno del Centro studi di Confindustria. «Stiamo ancora lavorando per definire» le cifre, ha detto Tria il quale caldeggia una posizione più rispettosa delle regole europee, e, ha aggiunto: «Ci sarà uno scostamento nel 2019 dagli obiettivi concordati dal precedente governo con la commissione» per poi avere «un graduale ridursi del deficit negli anni successivi». Tria, consapevole dell'argine imposto dai due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ha precisato che il «profilo del deficit» dovrà comunque essere «coerente» con i «fini» della crescita e della convergenza economica con gli altri paesi dell'area euro e soprattutto con gli obiettivi del contratto, dal reddito di cittadinanza alla flat tax alla riforma della Fornero, che saranno introdotti «gradualmente».

Niente retromarcia
Intanto Di Maio e Salvini mettono le mani avanti su quella che potrebbe essere letta come una marcia indietro. «La manovra del popolo è quasi pronta. I cittadini devono sapere che nel 2019, nel 2020 e nel 2021 ci sarà il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, il superamento della Fornero, il rimborso dei truffati delle banche, l'abbassamento delle tasse per imprese e partite Iva. Deve essere una vera manovra del popolo, se poi nel 2020 e '21 si abbassa il deficit noi saremo ancora più contenti, ma deve restare tutto quello che abbiamo sempre promesso agli italiani altrimenti non ha senso andare avanti», ha sottolineato il vicepremier del M5S.