17 giugno 2019
Aggiornato 05:00
Manovra finanziaria

La funesta profezia di Cottarelli e Galli: "I conti peggioreranno sensibilmente"

"La realizzazione delle promesse elettorali in deficit significa il finanziamento di nuove spese prendendo soldi a prestito dagli stessi italiani"

L'economista Carlo Cottarelli
L'economista Carlo Cottarelli ( ANSA )

ROMA - La "manovra del popolo" scuote lo status quo, e lo si vede sin da subito. Fissare il deficit al 2,4% del Pil per i prossimi tre anni significa «rendere l’Italia più fragile e più esposta alle oscillazioni dei mercati finanziari» attaccano Carlo Cottarelli e Giampaolo Galli in una lunga nota con cui commentano le notizie sulla nota di aggiornamento al Def. I due economisti cercano di spiegare che fissando il deficit al 2,4% nel 2019, il bilancio strutturale, «anziché migliorare di 0,1% rispetto al 2018, peggiora dello 0,7%» e «la sostanza è dunque che il governo ha rinunciato a quel sia pur minimo miglioramento dei conti pubblici che era richiesto e sceglie di peggiorarli in misura consistente». La deviazione è ancora più significativa nel medio periodo, secondo loro: stando alla Nadef dello scorso anno, il bilancio pubblico avrebbe raggiunto un sostanziale pareggio nel 2020, in linea con quanto richiesto dall’articolo 81 della nostra Costituzione. "Il deficit è invece ora previsto rimanere al 2,4 per cento». L’aspetto «più preoccupante», proseguono, è l’erosione dell’avanzo primario perché per mettere in sicurezza i conti pubblici «occorre aumentare l’avanzo primario fino al 3,5-4% del Pil» così da garantire una «graduale ma solida discesa del rapporto debito pubblico/Pil».

Come nel 2011?
L’aumento del deficit in un momento in cui l’economia italiana sta comunque crescendo, seppure a tassi modesti, non solo esporrebbe a detta loro il Paese a rischi futuri, ma toglierebbe spazio a manovre di sostegno all’economia qualora l’Italia cadesse in recessione. Anzi, di più: "Nel peggiore dei casi si potrebbero realizzare condizioni in cui, come nel 2011, sotto l’incalzare dello spread, l’Italia sia costretta a intervenire con misure restrittive in presenza di spinte recessive, il che renderebbe l’aggiustamento molto più doloroso dal punto di vista economico e sociale», sostengono sempre Cottarelli e Galli.

Spazio di manovra di solo 7 mld
Una parte "consistente" del maggior deficit dovrà essere destinata a far fronte alla promessa cancellazione dell’aumento dell’Iva, alla maggiore spesa per interessi, all’effetto sulle entrate della minore crescita economica e alle spese indifferibili a politiche invariate. Al netto di queste misure – proseguono – lo spazio di manovra che rimane per l’attuazione del programma di governo è di circa 0,4 punti di Pil (circa 7 miliardi)». In ogni caso, concludono, «la realizzazione delle promesse elettorali in deficit significa il finanziamento di nuove spese prendendo soldi a prestito dagli stessi italiani, visto che i non residenti difficilmente investiranno in titoli di stato italiani. Le risorse necessarie non piovono dal cielo».