23 ottobre 2018
Aggiornato 06:30

Allarme Bce: in Italia redditi e consumi più bassi di prima della crisi

Il bollettino economico pubblicato oggi dalla banca centrale non riserva buone notizie al nostro Paese: la ripresa stenta, livelli inferiori rispetto a dieci anni fa
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi (Alessandro Di Marco | ANSA)

FRANCOFORTE – I redditi e i consumi delle famiglie italiane restano ancora a livelli inferiori rispetto al 2008. A dieci anni dall'inizio della grande recessione in Italia, insieme alla Spagna, non si è completata la ripresa di redditi e consumi a differenza delle altre grandi economie dell'area euro, Germania e Francia. È quanto emerge da un articolo pubblicato sul bollettino mensile della Bce nel quale vengono analizzati i consumi privati e le relative determinanti nella fase attuale di espansione economica.

In fondo alla classifica
Italia dunque al palo su redditi e consumi nonostante a partire dal 2013 la crescita dei consumi è stata generalizzata, sebbene le perdite generate dalla crisi finanziaria non siano state recuperate ovunque: «Se in alcuni grandi Paesi dell'area si sono registrati forti cali dei consumi correlati alla Grande recessione e alla crisi del debito sovrano (ad esempio in Italia e in Spagna), altri Paesi (ad esempio Germania e Francia) sono stati meno interessati da tale fenomeno. A dieci anni dall'inizio della Grande recessione i consumi privati in Germania e in Francia si collocano a un livello più alto di circa il 10 per cento rispetto al periodo a essa precedente. Per contro, i consumi in Italia e in Spagna non hanno ancora evidenziato una completa ripresa». A partire dal 2013, tuttavia, tutti i Paesi hanno registrato un andamento chiaramente improntato all'espansione. Dal 2013, la crescita più vigorosa si è osservata in Spagna, dove gli effetti della recessione erano stati i più accentuati in assoluto. Nonostante gli incrementi generalizzati, i redditi da lavoro in alcuni paesi rimangono significativamente al di sotto dei livelli registrati prima del 2008. Con un incremento del numero di occupati di circa otto milioni di unità dal 2013, la ripresa in atto nel mercato del lavoro dell'area dell'euro è stata notevole. Questi dati aggregati, tuttavia, celano ampie differenze. In Italia e in Spagna, ad esempio, i redditi reali da lavoro dipendente permangono significativamente inferiori rispetto a prima della crisi a causa della moderazione salariale indotta dalla crisi e della disoccupazione rimasta su livelli elevati.

Pagelle europee
La vigorosa espansione dell'occupazione riflette inoltre una maggiore partecipazione al mercato del lavoro da parte dei lavoratori più anziani e delle donne. Con un tasso di disoccupazione che in alcuni paesi non è ancora tornato ai livelli pre-crisi, i rischi correlati a tale fenomeno continuano a frenare, in qualche misura, la crescita dei consumi. Nonostante la forte crescita dei consumi registrata a partire dal 2013, la disoccupazione è evidentemente un'importante ragione per cui, in tali paesi, i consumi privati non hanno ancora recuperato i livelli pre-crisi. Inoltre lo studio realizzato da quattro economisti mostra che i rischi connessi al reddito rimangono elevati nella parte inferiore della distribuzione del reddito. Se da una parte la ripresa del mercato del lavoro ha sostenuto la crescita del reddito delle famiglie negli ultimi anni, dall'altra una fetta significativa della popolazione continua a far fronte a elevati livelli di rischio connessi al reddito. Il reddito netto delle famiglie per i lavoratori scarsamente qualificati è rimasto ben al di sotto di quello percepito dai lavoratori altamente qualificati. Ciò è particolarmente vero per i lavoratori scarsamente qualificati nei paesi maggiormente colpiti dalla crisi finanziaria (ad esempio Italia e Spagna). Lo studio analizza anche l'andamento dei redditi da interessi che nel settore delle famiglie è rimasto abbastanza stabile in Germania e Francia, meno in Italia e in Spagna. Le evidenze dei conti settoriali mostrano che in Germania e in Francia i redditi da interessi e i pagamenti per interessi hanno subito una flessione comparabile, a indicare che la riduzione dei tassi d'interesse ha avuto effetti trascurabili sul reddito netto da interessi del settore delle famiglie nel suo insieme. Per contro, in Italia, il calo dei redditi da interessi è stato molto più ingente, poiché le famiglie italiane detengono una quantità relativamente ampia di attività fruttifere di interessi e sono relativamente meno indebitate. In Spagna, il calo dei pagamenti per interessi è stato significativamente più consistente rispetto a quello dei redditi da interessi.