22 ottobre 2018
Aggiornato 22:30

Iva «passe-partout per tutto»? Di Maio rassicura: non la aumenteremo

Il neo ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, cerca di rassicurare i commercianti durante il suo intervento all’Assemblea di Confcommercio a Roma
Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e vice premier, durante l'assemblea annuale di Confcommercio
Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e vice premier, durante l'assemblea annuale di Confcommercio (Riccardo Antimiani | ANSA)

ROMA - «L’Iva non aumenterà e le clausole di salvaguardia saranno disinnescate». Il neoministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, cerca di rassicurare i commercianti durante il suo intervento all’Assemblea di Confcommercio a Roma. Gli strumenti anti-evasione adottati finora come split payment, redditometro, spesometro e studi di settore, ha detto Di Maio, hanno reso «schiavo» chi le tasse le ha sempre pagate, chi crea valore in Italia, con burocrazie che impiegano cento giorni di lavoro l’anno e costi. Quindi vanno aboliti. Parliamo di semplificazione e si fanno leggi che però complicano ancora di più – ha detto –. «Quando si fanno leggi anti evasione rendendo troppo complicate le normative e si trattano tutti come evasori si rende la vita più complicata a chi le tasse le ha sempre pagate». Incrociamo le banche dati della P.A. e invertiamo l’onere della prova».

Mattarella: sforzi non ancora conclusi
Intanto, in contemporanea, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al presidente della Confederazione generale italiana per il Commercio, Carlo Sangalli, un messaggio di saluto per i partecipanti all’assemblea di Confcommercio «che si tiene in una fase di incoraggiante recupero della nostra economia». Gli sforzi per espandere l’occupazione attraverso la crescita, creando lavoro stabile e di qualità, per sostenere i redditi e i consumi delle famiglie e dare una prospettiva di un futuro migliore ai nostri giovani, «sono ben lungi dal poter essere considerati conclusi», ha sottolineato Mattarella. Serve una «forte responsabilità comune» per consolidare la fiducia di famiglie, imprese, risparmiatori e investitori, «condizione necessaria per la stabilità, la tutela dei risparmi e il proseguimento di una fase favorevole» ha ammonito il Capo dello Stato. «Avete la mia parola qui a Confcommercio che l'Iva non aumenterà e le clausole di salvaguardia saranno disinnescate».

Salario minimo, conti pubblici e sì alle infrastrutture
Di Maio ha messo in campo anche le misure che intende adottare sul fronte del lavoro. «Per tutta la generazione di lavoratori fuori dalla contrattazione nazionale va garantito almeno un salario minimo, almeno fino a che non si arriva alla contrattazione», ha detto. «Il lavoro nobilita l'uomo fino a che ti dà la soddisfazione di arrivare a fine mese» e invece siamo in un momento in cui «si cerca di lavorare pur guadagnando zero». Tocca anche il tema dei conti pubblici il vice premier: «Ci teniamo alla tenuta dei conti. Se vogliamo bene all'Italia, e noi le vogliamo bene, se vogliamo portare avanti progetti economici dobbiamo contrattare con Europa le condizioni che l'Italia non può più sostenere, dicendo anche dei no». Infine una battuta sulle infrastrutture, visto che sul Tav si gioca una partita complicata e decisamente importante: «Quando parliamo di turismo parliamo di infrastrutture, in cui alcune regioni strategiche neanche ce ne sono, in altre ci sono luoghi bellissimi e neanche un treno che porta i turisti fino a lì. Chi sta raccontando l'idea che questo sia il governo del no alle infrastrutture sbaglia», ha detto. Quindi un'apertura alla Torino-Lione? Chissà...

Sangalli: «Iva passe-partout per tutto, ma non si tratta e non si baratta»
Proprio Sangalli attacca: gli aumenti dell’Iva previsti per il 2019 dalle cleusole di salvaguardia sarebbero una «beffa, oltre che la fine certa delle già modeste prospettive di ripresa». Il «contratto di governo per il Cambiamento» dovrà ora misurarsi con il banco di prova della tenuta dei conti pubblici ha detto, dopo una campagna elettorale all’insegna di «meno tasse per tutti», gli aumenti Iva pari nel 2019 a circa 200 euro a testa per ogni italiano, finirebbero per essere appunto una presa in giro, inaudita. L’Iva sembra essere diventata una specie di "passe-partout» per finanziare «ogni esigenza, ogni progetto, ogni nuovo strumento», ma questo evidenzia «un grave e diffuso pregiudizio nei confronti della domanda interna». La battaglia contro gli aumenti dell’Iva è una battaglia di Confcommercio – ha aggiunto – ma è una battaglia a favore di tutto il Paese, perché «la vera salvaguardia, la vera garanzia per imprese e cittadini è difendere i loro redditi, il potere d’acquisto, la competitività diffusa delle imprese. Sull’Iva non si tratta e non si baratta».