19 agosto 2018
Aggiornato 11:02

Euro e spread: è già guerra tra Lega Nord e «poteri forti»

Da Unicredit alla Bocconi, tutti contro il «populismo» di Lega e M5s. Ma Bagnai attacca: «Gli italiani non accetteranno i loro ricatti»
Matteo Salvini in un'iniziativa anti-Euro
Matteo Salvini in un'iniziativa anti-Euro (ANSA / Daniel Dal Zennaro)

MILANO - Lo spread che sale. Salvini che parla di «ricatto». Il Movimento 5 stelle pronto a dare battaglia a «eurocrati» e «speculatori». Addirittura Beppe Grillo che punta a un referendum sull'Euro. Per Bruxelles la situazione italiana rischia di diventare esplosiva. Milano - la Borsa - il luogo dello scontro. La diffusione della bozza del contratto per il governo del cambiamento tra Movimento 5 stelle e Lega Nord è stata sufficiente per far scoppiare il putiferio. E a rincarare la dose ecco due «poteri forti», come li definiscono da via Bellerio: l'università Bocconi e Unicredit. «Ve lo potete immaginare». Così il presidente di Unicredit, Fabrizio Saccomanni, già ministro dell'Economia nel governo Letta ed direttore generale della Banca d'Italia, dove mantiene la qualifica di direttore generale onorario, ha replicato a chi gli ha domandato come giudicasse le ipotesi economiche contenute nella bozza di contratto di governo tra M5s e Lega. In particolare cosa ne pensasse dell'eventuale uscita dall'euro e della ipotesi di chiedere alla Bce la cancellazione di 250 miliardi di euro di debito pubblico italiano. Più duro, decisamente nel merito, il commento invece di Franco Bruni, ordinario di politica monetaria all'Università Bocconi: per il docente l'idea di chiedere alla Bce la cancellazione di una quota di debito pubblico dell'Italia è semplicemente «vietata da tutto, vietata dai Trattati europei, vietata dallo statuto della Bce». 

«Il debito si può rinnegare, ma poi si chiude bottega»
«Certo - ha spiegato ad Askanews il professor Bruni - un Paese può sempre rinnegare il suo debito, ma poi chiude bottega perché non ci sono più soldi che entrano o escono. Andando avanti così rischiamo di dover chiedere aiuti all'Esm, che dopo aver esaminato la nostra posizione può concedere dei fondi ma in cambio di prescrizioni come quelle chieste alle Grecia». Risultato: «La Troika arriverebbe a Roma e passerebbe l'elenco delle cose da fare direttamente al Parlamento. E credo - conclude l'economista - che ci ritroveremmo una versione della Fornero un po' più severa».

La Lega Nord pronta a giocarsi tutto
«Se dopo l'esperienza Monti, insediato con il ricatto dello spread, che ha fatto aumentare il debito di 13 punti di pil, gli italiani sono disposti ad accettare questo ricatto, allora direi che se lo meritano. Ma io non credo che siano disposti». Alberto Bagnai, economista e senatore della Lega, ai microfoni di Radio anch'io ha spiegato la posizione del Carroccio e quella che sarà la strategia - il suo augurio - del nuovo governo: «Lo spread non dipende dal Dio mercato, ma da come viene gestito dalla Bce, adesso è basso nonostante il debito sia più alto e questo vuol dire solo una cosa: che il costo del debito pubblico viene gestito dalle politiche monetarie della Bce. Uno spread che salisse sarebbe indicazione di un atteggiamento ingiustamente aggressivo della Bce nei nostri confronti. Io ci ho messo la faccia: nel 2011 ho aperto un blog per dire che i salvataggi di Monti non ci avrebbero salvato e mi sono messo contro la Bocconi. Però nella vita ci vuole coraggio».

«Questa Europa non funziona. E non temiamo rappresaglie»
«La Grecia è stata messa in ginocchio perché ha votato in modo non conforme a quello che si aspettava l'Ue e, per rappresaglia, la Bce, Mario Draghi ha sospeso l'Ela (emergency liquidity assistance). A noi piace un sistema basato sulla cooperazione, non sulle ritorsioni» sostiene Bagnai. «Sono d'accordo che la modifica dei trattati è un percorso impervio perché richiede l'unanimità, ma il punto fondamentale è che queste regole europee non stanno funzionando. Per esempio: ieri Dombrovskis ci ha richiamato all'ordine: ora bisognerà anche dire chi è Dombrovskis. Dombrovskis viene da un paese, la Lettonia, che ha meno abitanti della città di Roma. Ora, dalla crisi del 2009 la Lettonia ha fatto calare la disoccupazione facendola calare di circa quasi 10 punti percentuali. Sapete come? Facendo emigrare il 10% della forza lavoro lettone è emigrata. Vogliamo questo?».