19 agosto 2018
Aggiornato 11:30

Il ritorno del «ricatto» dello spread: è bastato che Lega e M5s parlassero di Europa

Alla sola ipotesi che l'Italia potesse chiedere un taglio di 250 miliardi di debito pubblico lo spread ha subito un'impennata di dieci punti base
Lavori in corso al tavolo del contratto di governo Lega-M5S alla Camera
Lavori in corso al tavolo del contratto di governo Lega-M5S alla Camera (Facebook)

ROMA - Il mercato non ha affatto preso bene la sola ipotesi, trapelata e poi smentita, che con un nuovo governo l'Italia chieda all'Europa di abbuonare 250 miliardi di debito pubblico. La Borsa di Milano continua ad accentuare i ribassi: nel primo pomeriggio l'indice Ftse-Mib segna un meno 1,87 per cento, mostrando la performance più debole tra le Borse in Europa. Nel frattempo si allarga ulteriormente differenziale sui tassi tra Italia e Germania, lo spread ha toccato 143 punti base, con un rialzo di 10 punti base rispetto alla chiusura di ieri. Secondo la piattaforma Mts, i redimenti dei Btp decennali hanno raggiunto il 2,05 per cento, dall'1,95 per cento della chiusura precedente. Lo spread in rialzo e i ribassi in Borsa giungono mentre proseguono le incertezze sulla formazione del nuovo governo M5S-Lega e si registrano alcuni scambi polemici a distanza con le autorità europee sui conti pubblici. Inoltre è circolata l'idea, poi smentita, che nel programma di governo vi potesse essere una richiesta di cancellazione della quota di debito pubblico detenuta dalla Bce. Sulla base degli ultimi dati forniti dalle stessa Bce, l'Eurosistema detiene complessivamente 341 miliardi di euro di titoli pubblici o di emittenti pubbliche dell'Italia.

Salvini e M5s all'attacco
Il video su Facebook con il quale Matteo Salvini si è rivolto ai suoi sostenitori ha fatto il giro della rete. Significativa una frase in particolare per far capire il rapport, gelido, che c'è tra il leader della Lega Nord e l'Europa: «Ci dovremo mettere lo scudo, io e voi, figuriamoci gli attacchi dai sistemi di potere che io voglio smontare pezzo per pezzo, gli apparati di Stato, i super tecnici, i burocrati...ma io non sono nato per tirare a campare mi piacciono le sfide». Dello stesso tono la risposta del Movimento 5 stelle, con il deputato e questore della Camera, Riccardo Fraccaro, che su Twitter ha tuonato: «Critiche e minacce non devono spaventare nessuno. Il lavoro sul contratto di governo rispecchia ciò che i cittadini hanno chiesto con il voto democratico, eurocrati e gufi si rassegnino. Noi dobbiamo difendere gli interessi dei cittadini: è il momento del coraggio. Avanti!». Poi parola a Luigi Di Maio: «Il tema del debito (pubblico, ndr) è la ricerca di un modo per ridurlo, facendo investimenti e politiche espansive, visto che quello usato finora non ha funzionato e ieri abbiamo toccato un nuovo record storico».

Le opposizioni colgono l'occasione per contrattaccare
Chi non si è fatto sfuggire l'occasione per scaglarsi contro il nascente governo giallo-verde è il Partito Democratico che, tramite il deputato Michele Anzaldi, ha definito «pericolosa» l'impennata dello spread che «sta causando gravissimi danni al nostro Paese e rischia di diventare un'ecatombe per i risparmi degli italiani e per i loro mutui, oggi ai tassi più bassi di sempre, tornando ai tempi della minaccia bancarotta di sette anni fa». Poi l'attacco diretto a Salvini e Di Maio: «Ritirino immediatamente con un impegno scritto la minaccia di non pagare il debito pubblico italiano, unita all'intenzione di uscire dall'euro e alle barzellette di Grillo su referendum e doppia moneta. La volontà di non pagare 250 miliardi di euro di debito può causare l'immediato ritiro di tutti gli investitori internazionali che potrebbero decidere di vendere all'istante 700 miliardi del nostro debito pubblico. Una catastrofe che getterebbe al vento anni di sacrifici degli italiani e ci proietterebbe in uno scenario drammatico di tracollo finanziario dell'intero Paese».