15 agosto 2018
Aggiornato 21:00

Per acquistare l'Ilva la Arcelor Millat dovrà vendere lo stabilimento di Piombino

La Commissione europa ha dato un sì «condizionato» all'acquisizione del gruppo da parte del gruppo lussemburghese. Marcegaglia fuori dalla cordata
Un'immagine dello stabilimento Ilva a Taranto
Un'immagine dello stabilimento Ilva a Taranto (ANSA / CIRO FUSCO)

BRUXELLES - La Commissione europea ha annunciato di aver approvato in maniera condizionata l'acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal. La decisione, secondo quanto recita un comunicato, è subordinata alla realizzazione di un ampio pacchetto di misure correttive, sotto forma di cessioni, che permetterà di mantenere una concorrenza effettiva sui mercati siderurgici europei, a vantaggio dei consumatori e delle imprese. La decisione fa seguito ad un esame approfondito dell'operazione, che prevede l'acquisizione da parte di ArcelorMittal - il maggior produttore di prodotti piani in acciaio al carbonio d'Europa e del mondo - delle principali attività di Ilva, in particolare del polo siderurgico di Taranto, in Italia, che è il più grande impianto integrato di fabbricazione di prodotti piani in acciaio al carbonio d'Europa. Entrambe le imprese sono importanti produttori in Europa di prodotti piani in acciaio al carbonio laminati a caldo, laminati a freddo e zincati.

La ArcelorMittal
ArcelorMittal possiede una vasta rete di produzione che si estende in tutto lo Spazio economico europeo e Ilva detiene importanti attività di produzione in Italia. «L'acciaio è un fattore produttivo indispensabile per molte industrie europee e per molti prodotti che utilizziamo ogni giorno. La decisione odierna - ha commentato Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza - garantisce che l'acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal, che andrà a creare il produttore d'acciaio di gran lunga più grande d'Europa, non si traduca in un aumento dei prezzi dell'acciaio, a danno delle industrie europee, dei milioni di persone che vi lavorano e dei consumatori».

Ora il colosso dovrà vendere
ArcelorMittal ha proposto di vendere un certo numero di impianti siderurgici situati in Europa a uno o più acquirenti che li gestiranno su base duratura in regime di concorrenza con ArcelorMittal. «Ciò garantirà il mantenimento di una concorrenza effettiva sui mercati siderurgici europei. Tale decisione - ha aggiunto Vestager - è in sintonia con l'azione risoluta dell'Ue volta a proteggere la nostra industria siderurgica dalle sleali distorsioni commerciali operate dai paesi terzi». Secondo l'eurocommissaria, inoltre, «la vendita ad ArcelorMittal delle attività di Ilva dovrebbe anche contribuire ad imprimere un'accelerazione agli urgenti interventi di risanamento ambientale della zona di Taranto. Per proteggere la salute degli abitanti di Taranto, è opportuno che tali essenziali interventi di bonifica proseguano senza indugi». Al termine dell'indagine, infatti, la Commissione ha espresso il timore che l'operazione, nella forma notificata, avrebbe comportato per i consumatori europei l'aumento dei prezzi dei prodotti piani in acciaio al carbonio laminati a caldo, laminati a freddo e zincati.

Gli stabilimenti sul mercato. C'è anche Piombino
Gli stabilimenti posti in vendita, che coprono i settori dei prodotti piani in acciaio al carbonio laminati a caldo, laminati a freddo e zincati, sono situati in Belgio (Liegi), nella Repubblica ceca (Ostrava), in Lussemburgo (Dudelange), in Italia (Piombino), in Romania (Galati) e nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia (Skopje).

La Marcegaglia fuori dalla cordata
Proprio a questo scopo, d'altronde, la Commissione ha accettato la proposta di ArcelorMittal di escludere il gruppo Marcegaglia dalla cordata per l'acquisto dell'Ilva, e di non acquisire azioni dello stesso gruppo Marcegaglia, che resterà così un suo diretto concorrente sul mercato italiano.

Cassa Depositi e Prestiti può invece essere della cordata
La Commissione non avrebbe nulla da eccepire, invece, a quanto si apprende, se all'operazione di ArcelorMittal partecipasse un altro attore italiano, la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), che inizialmente stava nell'altra cordata sconfitta guidata da AcciaItalia (con l'indiana Jindal, Arvedi e Delfin di Leonardo Del Vecchio). A Bruxelles risulta che un'eventuale decisione in questo senso è stata per ora rinviata, ma non ci sarebbero comunque problemi, se venisse confermata, visto che la Cdp non produce laminati.

Le reazioni
«Ora manca solo l'accordo sindacale e poi finalmente, dopo anni di crisi e problemi, Ilva potrà diventare un'acciaieria competitiva e all'avanguardia nella protezione dell'ambiente e delle persone. Non perdiamo questa occasione per Taranto e per l'Italia». Ad affermarlo, via Twitter, è il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, dopo il via libera condizionato dell'Ue all'acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal. Diverso invece il commento di Stefano Fassina, deputato di Liberi e Uguali e componente della Commissione speciale di Montecitorio: «All'Ilva i problemi legati alle prospettive del lavoro sono serissimi, nonostante il governo provi a minimizzarli di fronte alla scontata pronuncia della Direzione Antitrust della Commissione europea sull'acquisizione da parte di Arcelor Mittal. Il taglio al livello degli occupati e alle condizioni del lavoro previsto dall'acquirente, e a suo tempo sostanzialmente accettato dal Governo, sono insostenibili».
Il Governo «dovrebbe essere dalla parte del lavoro e insistere, insieme ai sindacati, per la ridefinizione dell'offerta di ArcelorMittal».