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Come nel 2011 la Commissione Europea minaccia l'Italia: fate presto, o attaccheremo con la speculazione

Governo neutro, ovvero: aumento dell'Iva, addio reddito di cittadinanza e cancellazione della legge Fornero e del Jobs Act

Jean Claude Juncker bacia Pierre Moscovici
Jean Claude Juncker bacia Pierre Moscovici (EPA/OLIVIER HOSLET)

BRUXELLES - Puntuale giunge la reprimenda morale e la minaccia: "Gli italiani non fanno un governo che porti avanti le riforme che Bruxelles anela, rischiano una nuova crisi del debito". Il 2011 fu un colpo di stato, perpetrato ai danni degli italiani per abbattere politicamente Silvio Berlusconi: le minacce di questi giorni rinnovano l’evidenza di quell’attacco al cuore dello Stato. Si può detestare Berlusconi finché si vuole, ma la violenza che si manifestò allora e quella che si sta prospettando oggi hanno un valore infinitamente più grave, perché mirato alle fondamento della democrazia italiana. Oggi a Bruxelles, per voce di Juncker e Moscovici, dettano le loro volontà a sessanta milioni di persone, gli italiani. Loro vogliono un governo, che porti avanti la loro agenda. Le chiamano riforme, ma si legge, come sempre «tasse e tagli, liberalizzazioni e privatizzazioni». Non hanno alcun rispetto per un momento delicato per il paese, in cui vi è un dibattito lacerante all’interno della società italiana, ormai sempre più divisa e conflittuale. In assenza di tensioni economiche, da Bruxelles fanno sapere che «i mercati», il nuovo dio secolarizzato che tutto può, non stanno gradendo per nulla questa perdita di tempo, e men che meno vedono di buon occhio elezioni politiche in autunno. Si faccia un governo, tuonano, e porti avanti le riforme.

Attacco con la finanza
«I rischi sulle previsioni di crescita sono diventati più orientati al ribasso. Le incertezze politiche sono più pronunciate e, se prolungate, potrebbero rendere i mercati più volatili e avere un impatto sul sentimento economico e i premi del rischio», dicono le previsioni economiche di primavera pubblicate oggi dalla Commissione. Considerazioni fondate sul nulla: si è passati dal grande entusiasmo per la «ripresa», appena due mesi fa, «a un impatto sul sentimento economico». Questo accade perché il programma politico del prossimo governo è già scritto, e deve essere celermente eseguito. Leggiamolo: secondo la Commissione il deficit dovrebbe scendere dal 2,3 al 1,7 per cento, mentre il debito pubblico dovrebbe aver superato il picco del 132 per cento del 2016 per scendere progressivamente verso quota 130,7 per cento quest'anno. Non ci sono molte vie per ottenere questi risultati, in termini volgari definito «risanamento", e l’amara medicina è sempre la stessa da venti anni. Non a caso, a Bruxelles vogliono un governo che porti a termine la sciagurata manovra sull’Iva: sul 2019 sono previsti 12,4 miliardi di incrementi, che per il 2020 diventano di 19,1 miliardi. In oltre quaranta anni l’aliquota ordinaria è quasi raddoppiata.

Governo neutro
Dal Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Matterella avrebbe avanzato una proposta «indecente»: governo neutro per evitare l’aumento dell’Iva. Governo «neutro» ovviamente significa cancellare il reddito di cittadinanza, ma quello non è mai esistito in realtà, la cancellazione della Fornero e del Jobs Act. Torna sempre alla mente il titolo famosissimo de Il Sole 24 ore dell’autunno 2011, quando in pieno colpo di stato sparò a caratteri cubitali «Fate presto». La storia, e i poteri sovranazionali che stavano dietro quella manovra, ci portarono Monti e la Fornero. Oggi i tempi non sono cambiati, anche perché arriviamo da cinque anni di sottomissione totale a volontà sovranazionali prive di volto. Così, nel dileggio generale, la famosa storia che si ripete e passa da tragedia a farsa, la paradossale prospettiva è quella di un governo di unità nazionale che faccia interessi extranazionali. In virtù di una fretta, dell’ennesimo «fate presto», che coincide esattamente con i desideri dei poteri finanziari e bancari. In un paese che fa gli interessi dei suoi cittadini, che non vuole dire assolutamente «nazionalismo», un eventuale governo di unità nazionale dovrebbe contrastare questi punti, non assecondarli. Ci dovrebbe essere un’alleanza per bloccare l’aumento dell’Iva, cancellare la Fornero e il Jobs Act.

Perché ci minacciano
Ma su tutto questo interviene la falsa percezione che crea una falsa coscienza: i mezzi di comunicazione di massa continuano a imporre una visione costruens laddove vi è la pars destruens. Quindi le minacce che provengono da Bruxelles sono trasformate magicamente nelle parole di attenti padri di famiglia, che si muovono in base al principio della responsabilità. Nessuna evidenza storica, nessun materialismo storico, riesce a scalfire questa prospettiva, che trova consenso nel momento in cui il presidente della Repubblica viene portato ad esempio supremo che si oppone allo straniamento di un paese allo sbando. Eppure non sta accadendo nulla di grave: perché a problemi enormi corrispondono sempre momenti storici complessi, passaggi difficoltosi, che necessitano sempre di un elemento, il più importante: il tempo. Tempo per discutere, per trovare equilibri difficili, per essere veramente responsabili. Ma nemmeno il tempo viene concesso agli italiani. Eppure la Germania ha avuto i nostri problemi, così come il Belgio, che solo pochi anni fa è rimasto senza governo dal 2006 al 2008. Hanno trovato le loro vie, non sono falliti e nessuno ha sognato di minacciarli come capita a noi.