13 dicembre 2018
Aggiornato 08:00

Bollorè insiste su Tim, ma lascia la presidenza di Vivendi al figlio Yannick

Amos Genish chiede la pace fra i soci di Tim, ma lo scontro fra i francesi e il fondo Elliott si inasprisce
Vincent Bollorè
Vincent Bollorè (ANSA)

MILANO - In una nuova giornata calda per Tim con l'ennesimo scontro tra il fondo americano Elliott e i francesi di Vivendi per la gestione del gruppo, il numero uno della conglomerata transalpina, Vincent Bollorè, ha annunciato di lasciare la presidenza del gruppo in favore del figlio Yannick, numero uno dal 2013 di Havas la società di pubblicità e pr che Vivendi ha acquisito lo scorso anno. Una dichiarazione a sorpresa fatta dallo stesso Bollorè durante l'assemblea degli azionisti di Vivendi, socio di Tim con il 23,94% e di Mediaset con il 29% circa, che si è tenuta a Parigi. «Propongo di nominare Yannick Bollorè alla presidenza del consiglio di sorveglianza di Vivendi», ha annunciato Bollorè che occupava il ruolo di presidente del supervisory board dal 2014. «Questa - ha aggiunto - è l'ultima assemblea che presiedo», precisando che comunque resterà membro del consiglio di sorveglianza. Subito dopo il cds ha ufficializzato la nomina.

Tutto questo nel giorno in cui si è consumtao un nuovo scontro con il fondo Elliott per la gestione di Tim che ha chiuso in Borsa con un +1,48% a 0,8624 euro. Il fondo di Paul Singer, in vista dell'assemblea del 24 aprile in cui si dovrebbe votare sulla revoca di 6 consiglieri in quota Vivendi e la loro sostituzione come chiesto dallo stesso fondo, è tornato all'attacco contro la gestione francese sottolineando che il titolo ha perso con la guida Vivendi il 35%. In una risposta alle ultime dichiarazioni dei francesi del 17 aprile secondo cui il fondo Elliott «vuole imporre un nuovo, differente corso focalizzato sullo smantellamento del gruppo», Elliott ha ribadito la necessità di un board indipendente replicando punto per punto alle dichiarazion i dei francesi.

«La vera ragione per cui il consiglio esistente è diviso oggi - ha sottolineato il fondo che ha l'8,8% di Tim - è la cattiva amministrazione di Vivendi e il mancato rispetto delle migliori pratiche di governo societario. L'attuale consiglio - ha proseguito Elliott - è tutt'altro che unito come dimostra il recente voto 10-5 sul contenzioso con i sindaci (i 10 amministratori che hanno votato a favore sono stati nominati da Vivendi). Elliott è d'accordo sul fatto che un consiglio di amministrazione diviso sia dannoso per la società e i suoi azionisti. Questa divisione rafforza la proposta di Elliott di sostituire 6 dei consiglieri nominati da Vivendi con nuovi consiglieri indipendenti e altamente qualificati nell'assemblea del 24 aprile». Vivendi, ha rimarcato Elliott, non è il socio principale ma «il maggiore azinionista» ed Elliott ritiene che «gli interessi di Vivendi non siano più importanti di quelli degli altri azionisti di Tim».

A mostrarsi piuttosto scettico verso la possibilità di realizzare il piano di Elliott è stato poi lo stesso ad di Tim voluto dai francesi, Amos Genish che, in una intervista al Sole, ha spiegato che quello del fondo attivista è più «un approccio finanziario» laddove il gruppo Vivendi da Parigi ha fatto sapere che intende restare «un'azionista di lungo periodo in Tim», dove ha investito 4 miliardi e che l'assemblea del 4 maggio rappresenta «l'inizio di un nuovo capitolo».

Quanto al perimetro del gruppo - ha spiegato Genish - "l'unico asset che potremmo cedere è Sparkle, poi bisogna vedere perchè ci sono i vincoli del golden power. Tutto il resto per il nostro business è strategico». Dunque in primis la rete che non può essere scoproprata ma anche le torri di Inwit e il Brasile cose che invece Inwit vuole siano cedute.

Su tutto pende l'esito del ricorso d'urgenza avanzato da Tim e Vivendi contro l'intergrazione dell'odg dell'assemblea del 24 aprile voluta dal collegio dei sindaci che ha accolto la richiesta di Elliott. Il giudice del tribunale di Milano ha fissato l'udienza per domani ma la decisione potrebbe arrivare il 23 aprile il giorno prima dell'assemblea. Se il ricorso dovesse essere accolto si andrebbe a votare tutto il cda, come vogliono i francesi, il 4 maggio con il voto di lista ma anche lì per i francesi sarà molto difficile far passare la loro lista visto che i fondi dovrebbero essere compatti nel sostenere quella di Elliott.