22 settembre 2018
Aggiornato 17:00

Ue, l'ennesima batosta per l'Italia: ecco il progetto di riforma (a suon di "più integrazione")

Maggiore integrazione, dicono. Che nei fatti significherà ingabbiare ancora di più i Paesi che dall'eurozona non ci guadagnano nulla. Anzi
Il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker e la cancelliera Angela Merkel
Il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker e la cancelliera Angela Merkel (Pingfan Xinhua via ZUMA Wire)

BRUXELLES - La formazione del governo in Italia è un momento attesissimo tra i vertici europei. E non solo per garantire quella "stabilità", soprattutto sui conti, a cui l'Ue fa particolare attenzione, ma anche per avviare il tanto annunciato processo di riforme dell'Ue. Un processo che potrebbe fortemente risentire delle tendenze dell'esecutivo italiano, visto che, ad aver vinto le elezioni, sono due partiti considerati euroscettici. Ad ogni modo, quale che sia il governo di Roma, la sfida è grande: bisognerà infatti discutere delle disfuzioni dell'attuale eurozona, e capire come porvi rimedio. Innanzitutto, attrezzando l'Ue contro shock esterni che possano far esplodere crisi in Paesi membri, che potrebbero ripercuotersi in tutta l'eurozona. In un momento storico, per di più, in cui Angela Merkel è di nuovo in sella alla sua Germania, mentre in Francia Emmanuel Macron - nuovo campione dell'europeismo - non ha fatto mistero di voler rafforzare l'asse franco-tedesco, a discapito - ahinoi - proprio del Belpaese.

Maggiore integrazione: sì, ma come?
Le premesse, insomma, non sono certo rassicuranti. Ma quello che potrebbe avvenire poi, per l'Italia, potrebbe essere addirittura peggiore. Perché una soluzione, per così dire, al problema di cui sopra, potrebbe essere la famigerata "maggiore integrazione": lungi dal modificare la qualità dell'integrazione stessa, cioè, si punterebbe semplicemente sull'intensità. Niente che abbia a che fare con la "revisione dei trattati" che Lega e M5s promettono da mesi agli italiani. 

Le ipotetiche riforme
Secondo la stampa tedesca, Bruxelles dovrà impegnarsi a fare in modo che alcuni singoli Paesi non si "approfittino" dei vantaggi della maggiore unione. Berlino sarebbe in particolare preoccupata che l'Italia, tradizionalmente "irresponsabile" sui conti, finisca per ricattare il resto d'Europa affidandosi alla garanzia europea sui depositi bancari e e alle finanze europee messe in campo per combattere gli attacchi speculativi. Per evitare che ciò avvenga, dunque, l'Ue potrebbe inserire un limite all’acquisto di bond statali italiani alle banche italiane, per far sì che la crisi italiana non contagi, passando per le banche, il resto d’Europa. Non solo: si potrebbe introdurre delle regole chiare sul fallimento degli stati, in modo che un fallimento italiano, o di un governo "irresponsabile", venga pagato solo dagli italiani. Più in sordina, ma presente, l'ipotesi di rendere impossibile al singolo Stato la modifica delle regole europee. In modo che la volontà del singolo non possa imporsi su quella dei più. 

L'ennesima batosta per l'Italia
Tutti provvedimenti che, per l'Italia, potrebbero costituire l'ennesima batosta. Perché non tengono conto di come l'eurozona abbia fin dall'origine prodotto Paesi forti e Paesi deboli, i quali, con questo approccio, verrebbero ingabbiati nel loro ruolo di subalternità. E l'introduzione di regole sul fallimento dei singoli Stati metterebbe a maggior ragione il nostro Paese in una condizione debolissima, in balia della speculazione. Senza contare che, per quanto l'Italia venga perennemente bollata come irresponsabile, il surplus della bilancia commerciale tedesco non accenna a diminuire, né il debito francese. E poi c'è la questione della sovranittà: con un sistema del genere, la sovranità sovranazionale prevarrebbe definitivamente su quella nazionale. Il tutto, sapendo che il potere sovranazionale fa gli interessi di pochi perché è saldamente nelle mani di pochi.