17 ottobre 2019
Aggiornato 17:30
Banche

L'autore di «Morte dei Paschi» Lannutti al DiariodelWeb.it: «Ecco la verità su Mps che nessuno ha il coraggio di raccontare»

La Procura di Siena torna a indagare sulla morte di David Rossi e noi del Diariodelweb ne abbiamo parlato con il senatore Elio Lannutti, che sulla vicenda di Mps ha scritto un libro molto interessante

Il senatore Elio Lannutti è autore del libro «Morte dei Paschi»
Il senatore Elio Lannutti è autore del libro «Morte dei Paschi» ANSA

ROMA – La Procura di Siena oggi torna a indagare sulla morte di David Rossi, il capo comunicazione del Monte Paschi Siena deceduto misteriosamente il 6 marzo 2013. L'inchiesta era stata archiviata già due volte come suicidio dalla magistratura senese, ma la ricostruzione non convince. David Rossi sapeva molte cose su Mps, probabilmente troppe, e non è escluso che qualcuno abbia deciso di chiudergli la bocca per sempre. La banca più antica del mondo, fondata nel lontano 1472, ha resistito per secoli a guerre e carestie. Ma negli ultimi anni è stata travolta dalla mala gestio di personaggi senza scrupoli. Noi del Diariodelweb ne abbiamo parlato con il senatore Elio Lannutti, fondatore e presidente dell'Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari, Finanziari, Assicurativi), che insieme al collega Franco Fracassi ha scritto un libro sulla drammatica vicenda del Monte Paschi Siena.

Senatore Lannutti, Lei è autore insieme a Franco Fracassi del libro "Morte dei Paschi", che ha un titolo molto forte ed esaustivo: perché l'ha scelto e cosa cerca di dirci?
Da oltre 30 anni, dopo aver fondato l’Adusbef il 13 maggio 1987, mi occupo di banche, ed ho pubblicato una decina di libri dai titoli evocativi, La Repubblica delle Banche, I Furbetti del Quartierino, Banksters- peggio di Al Capone i vampiri di Wall Street e Piazza Affari-, La Banda d’Italia- solo per ricordare gli ultimi. In tutti questi anni, abbiamo denunciato e seguito moltissimi crac, Cirio, Parmalat, le scalate estive dei furbetti del quartierino, il bacio in fronte di Fiorani al Governatore di Bankitalia Antonio Fazio, ed altri dissesti bancari ed industriali, mai paragonabili al suicidio annunciato della più antica banca acquistata ad un prezzo folle. Infatti, per finanziare la disastrosa acquisizione di Banca Antonveneta, costata 9 miliardi di euro nominali, (17 mld il conto finale), Mps è morta anche per l’autorizzazione di Bankitalia con la delibera 17 marzo 2008, con operazioni tutte a debito anche tramite strumenti ibridi e bond subordinati appioppati al pubblico indistinto. Mps, il cui valore di mercato al 31.12.2006 era di 14,85 mld di euro, ha sottoscritto 6 aumenti di capitale per 20,5 miliardi di euro (5,0 miliardi di euro nel 2008; 3,0 miliardi di euro nel 2009; 2,0 miliardi di euro nel 2011; 2,5 miliardi di euro nel 2012; 5,0 miliardi di euro nel 2014; 3,0 miliardi di euro nel 2015), tra il 2008 ed il 2016, e ha subito perdite per 18 miliardi di euro. Il salvataggio dello Stato è costato 9 mld di euro. Sommando 14 mld bruciati di capitalizzazione, la voragine è di circa 61 mld di euro.

Riprendiamo le fila della storia della crisi del Monte Paschi Siena: perché, secondo Lei, ha comprato Antonveneta pagandola una cifra sproporzionata, pari a ben 17 miliardi di euro, quando in realtà ne valeva molti, ma molti di meno?
Secondo Tommaso di Tanno, ex presidente del collegio sindacale di MPS, Antonveneta pagata 17 mld di euro, come risulta dagli otto bonifici versati tra il 2008 ed il 2009, non valeva neppure 3 miliardi di euro. In una lettera prot.25428 del 9 marzo 2007, firmata dall’ufficio di Vigilanza della sede di Padova direttore A. Minnella, che richiamava la nota del 7 marzo 2007 sottoscritta dal Governatore, venivano messe in luce forti criticità contabili e gestionali. L'ex governatore di Bankitalia Mario Draghi, pur conoscendo la situazione debitoria di 7,9 miliardi di debito con gli olandesi di Abn Amro, in data 17/3/2008 firmò la delibera di acquisto, forse per non compromettere le sue ambizioni nella Banca Centrale Europea. «L'acquisizione del complesso aziendale riferito ad Antonveneta comporterà un costo di 9 miliardi di euro, l'esborso effettivo sarà maggiorato del controvalore della vendita di Interbanca, che comporterà un aumento della liquidità di Antonveneta di pari importo», sorvolando sulla gestione ‘prudenziale’ arriva ad elencare le modalità per reperire quei 9 miliardi necessari all' operazione: «Un aumento di capitale per 6 miliardi (di cui 1 miliardo con esclusione del diritto di opzione), l' emissione di strumenti ibridi e subordinati per complessivi 2 miliardi e il ricorso a un finanziamento ponte per 1,95 miliardi da rimborsare anche mediante cessione di assets non strategici». Bankitalia descrive quel tipo di reperimento dei fondi, subordinando espressamente l' acquisto di Antonveneta «alla preventiva realizzazione delle misure di rafforzamento patrimoniale programmate, con specifico riguardo agli interventi di aumento di capitale e di emissione di strumenti ibridi e subordinati, in osservanza delle vigenti disposizioni normative in materia di patrimonio di vigilanza», quando proprio nel 2008 era esplosa la crisi finanziaria in tutto il mondo legata proprio all'emissione di quegli «strumenti ibridi e subordinati» che vengono raccomandati da chi aveva istituzionalmente la tutela della «sana e prudente gestione» delle banche italiane. Bankitalia sorvolò perfino su un aspetto preliminare e fondamentale in tutte le acquisizioni bancarie, richieste da una sana e prudente gestione del credito e del risparmio, come la scrupolosa verifica dei conti di Banca Antonveneta, in inglese due diligence (in italiano: dovuta diligenza), ad indicare l'attività di investigazione e approfondimento di dati e informazioni relative all'oggetto di una trattativa, per valutare la convenienza di un affare, identificarne rischi e problemi connessi, sia per negoziare termini e condizioni del contratto, per predisporre adeguati strumenti di garanzia, di indennizzo o di risarcimento. Quel Governatore di Bankitalia Mario Draghi, non era un passante qualsiasi, ma anche presidente del Financial Stability Forum, un organismo internazionale nato nel 1999 su iniziativa dei Ministri finanziari e dei Governatori delle Banche centrali del G7, per promuovere la stabilità finanziaria internazionale e ridurre i rischi sistemici delle banche.

Che idea si è fatto della condotta delle autorità di vigilanza che hanno evidentemente fallito l'obiettivo per cui sono state create?
La storia di MPS è la cartina di tornasole di un paese ai primi posti per corruzione e tra gli ultimi per libertà di stampa: le due facce della stessa medaglia. Bankitalia e Consob, che cercano di scaricare le proprie responsabilità nel gioco infantile dello scaricabarile, beccandosi come i polli di Renzo dei Promessi Sposi di Manzoni, devono essere profondamente riformate. Solo in questo Paese, le principali banche, azioniste di Bankitalia con 7.000 dipendenti dagli stipendi favolosi non proprio commisurati ai risultati, hanno ricevuto dividendi per 1,040 miliardi di euro dopo la rivalutazione delle quote da 156.000 euro a 7,5 mld di euro in un gigantesco conflitto di interessi tra vigilanti e vigilati, che assoldano nel sistema di porte girevoli, fior di dirigenti dopo le ispezioni. Ed è la storia degli ultimi 7 crac bancari costati 110 mld di euro nell’ultimo decennio, con i soliti fiduciari nominati dal Governatore Ignazio Visco, non per salvare le banche in crisi, ma per distruggerle e regalarle ai banchieri amici a pochi euro. Come dimostrato dalle 4 banche in risoluzione (Banca Marche, Banca Etruria, Carife, CariChieti), quest’ultima commissariata dopo essere stata risanata regalata ad Ubi Banca ad 1 euro, con gli ispettori di Bankitalia indagati per bancarotta fraudolenta. Per non parlare della Consob, un altro sepolcro imbiancato travolto dagli scandali, che gode di notevoli protezioni politiche e giudiziarie, dopo che il presidente Giuseppe Vegas, è passato direttamente dal governo Berlusconi, come vice ministro dell’Economa sulla dorata poltrona dell’autorità che avrebbe il compito di vigilare sulla borsa ed i mercati finanziari.

Lei crede al suicidio di David Rossi?
David Rossi è stato ‘suicidato’. Ci sono troppi elementi che non quadrano nelle frettolose archiviazioni della Procura di Siena, che dopo alcune inchieste giornalistiche forse riaprirà le indagini. Negli atti depositati (supportati da relazioni dei consulenti nominati dalle parti) i legali Paolo Pirani e Luca Goracci – difensori della famiglia, hanno evidenziato criticità tali da inficiare parte delle indagini e le consulenze espletate. In particolare una ricostruzione in 3D delle modalità e dell'ambiente della caduta di David Rossi, realizzata dai consulenti dei legali della famiglia Rossi, giunge alla conclusione della possibile caduta di David Rossi non già dal terzo piano di Rocca Salimbeni, ma da una stanza del quarto. Dove fra l'altro c'erano lavori in corso (e si ricorderà la polvere da lavorazioni rinvenuta sulle scarpe di David Rossi). Fra le più forti sottolineature dei legali, c'è il fatto che la nuova perizia Cattaneo-Zavattaro affermi che ferite sul corpo di Rossi non siano riconducibili alla caduta. Ma è inaccettabile da parte dei familiari che nella stessa perizia si affermi che quelle lesioni siano state auto-procurate da Rossi, tentando di risalire sul davanzale dopo essersi pentito di essersi gettato nel vuoto. Oltre la tragedia di David Rossi, abbiamo scovato una lunga scia di sangue legata al Monte dei Paschi ed alle banche di affari, la giapponese Nomura e la tedesca Deutsche Bank, due colossi bancari che avevano avuto un ruolo nell’acquisto di Antonveneta. Abbiamo scovato altro strano suicidio, non raccontato nel libro, impiccato con la cravatta ad un termosifone del ministero dell’Economia, dopo la pausa pranzo. Morte dei Paschi ha tutti gli elementi di un romanzo giallo, un thriller sui misteri criminali della Banca di Siena.

Dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche pensa che la verità finalmente potrà emergere oppure è più probabile che rimanga nascosta ancora a lungo?
Me lo auguro, ma non ci credo molto. La commissione di inchiesta sulle banche, la cui proposta era stata formalizzata nel 2013 dal M5S, non avrà il tempo materiale per arrivare ad una conclusione. Abbiamo depositato molti documenti in commissione, le decine di denunce e gli ultimi due libri, La Banda d’Italia, uscito nel 2015, Morte dei Paschi, uscito il 9 novembre 2017, che ha tutte le caratteristiche del romanzo giallo. C’è lo scapestrato, l’imprudente, il traditore, l’arrogante, lo scemo, il truffato, il truffatore, l’intrigante, il finanziere, l’ambizioso, l’onnipotente, l’avvocato di provincia elevato da un sistema di potere trasversale, ma di matrice PD, a presiedere l’Abi, la potente associazione dei banchieri. E poi ci sono i massoni del ‘groviglio armonioso‘ - copyright Stefano Bisi-, capo conclamato di una loggia di antico rito. Poi c’è la Banca d’Italia del Governatore Ignazio Visco e di Mario Draghi, attuale capo Bce ex presidente Financial Stabilithy Forum, organismo internazionale nato nel 1999 su iniziativa dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali del G7, per promuovere la stabilità finanziaria internazionale, che autorizzò l’acquisto di Antonveneta a debito ad un prezzo folle con la delibera del 17 marzo 2007. Insomma, ci sono tutte le figure ed i personaggi adatti per raccontare una storia criminale appassionante. C’è anche il morto. Anzi, ce ne sono otto, oltre David Rossi, suicidato. Un doppio poker di suicidi avvenuti in circostanze discutibili, legati ai derivati finanziari, che hanno intossicato l’economia reale. Mps è una banca particolare, grande, che gioca sul tavolo della finanza internazionale, ma al tempo stesso ha una visione molto localistica, con amministratori intenti a compiacere i notabili senesi o gli amici del calcetto piuttosto che interagire con interessi politici ed economici nazionali o esteri ed avere una grande visione strategica per servire l’economia e le imprese nella gestione oculata del credito e del risparmio. Oggi è un istituto che ha bruciato aumenti di capitale per decine di miliardi di euro, dopo la pazzesca cifra di 17 mld di euro pagata a Banca Santander del fu Emil Botin (finanza cattolica). A rimetterci saranno come sempre i risparmiatori, i lavoratori, il tessuto sano delle piccole e medie imprese, ossatura dell’Italia laboriosa. Insomma, sappiamo chi sono le vittime, ma l’intento del libro è aiutare a capire chi siano gli assassini di quella che è stata una delle banche più grandi, importanti ed antiche del Paese.