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Banca Popolare di Vicenza: ecco la lista dei 100 debitori insolventi

La lista dei cento debitori più esposti con la Banca Popolare di Vicenza è stata consegnata alla Commissione d'inchiesta sulle banche ed è rimbalzata da un capo all'altro del web

L'ex presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin
L'ex presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin (ANSA/DAVIDE BOLZONI)

VICENZA – La lista dei cento debitori più esposti con la Banca Popolare di Vicenza è stata consegnata alla Commissione d'inchiesta sulle banche e oggi è stata pubblicata dal Corriere. Così, i nomi dei «soliti noti» che hanno contribuito con le loro insolvenze al crac della ex popolare veneta sono rimbalzati da un capo all'altro del web. E' il caso di Sorgente Group, che verso la Popolare di Vicenza ha una sofferenza di oltre 26 milioni di euro. Ma la lista è molto lunga e comprende anche la Mariella Burani Fashion Group con sofferenze verso Bpvi per 7 milioni e 600 mila euro; la Vimet, colosso della gioielleria, che è fallita pochi mesi fa lasciando nel ventre molle della banca veneta altri 43 milioni di euro di debiti.

La lista dei maggiori debitori di Bpvi
Ecco quindi l'arcinota Champions Re, fondata dai campioni di calcio Vincenzo Iaquinta, Sebastian Giovinco, Nicola Amoruso e Matteo Guardalben, che con la Banca Popolare di Vicenza è sotto di 23,5 milioni di euro. E non manca il celebre Luca Parnasi, l'imprenditore che nella Capitale è impegnato nelle trattative per la costruzione dello stadio dell'As Roma: deve a Bpvi 16,4 milioni di euro. Poi c'è la Monte Mare Grado, dell'ex presidente del Palermo Maurizio Zamparini, che a sua volta è insolvente per 57,8 milioni di euro. E la Nsfi srl, che ha nella pancia della banca veneta 62 milioni e 500mila euro di debiti. Nella lista troviamo anche Tirrenia con sofferenze per 16 milioni di euro e l'Hotel Dolomiti di Cortina con altri 19 milioni di euro. Ma questi sono solo alcuni dei «capodogli» che sono stati sul punto di affondare la Banca Popolare di Vicenza e le cui insolvenze lasciano immaginare come il presidente Gianni Zonin fosse così poco attento ai conti in rosso del suo istituto.

Il fil rouge con Banca Etruria
Ma c'è di più. Tra tutti i finanziamenti concessi da Bpvi due fanno capo a società collegate anche al crac di Banca Etruria. Parliamo di Etruria Investimenti e della Sant’Angelo Outlet. La prima ha provocato una sofferenza di 7 milioni e 200mila euro, l’altra ha un’inadempienza di oltre 12 milioni di euro. Ma il fatto interessante è che nel gennaio 2016, su ordine della procura di Arezzo, la guardia di Finanza ha perquisito numerose società che avrebbero ottenuto fidi in conflitto di interessi e senza le dovute garanzie, perché riconducibili all’ex presidente di Etruria Lorenzo Rosi e all’ex consigliere Luciano Nataloni: tra queste ci sono proprio Etruria Investimenti e la Sant’Angelo Outlet. Il fil rouge che legherebbe tra loro queste aziende sarebbe quindi la Castelnuovese, di cui Lorenzo Rosi è stato presidente fino a luglio 2014: proprio questa ditta ha costruito a Pescara l’outlet Città Sant’Angelo, destinatario di un ulteriore finanziamento che però – guarda caso – risulta anch'esso «incagliato» insieme alle altre sofferenze bancarie.