21 febbraio 2019
Aggiornato 23:00
Ripresa economica sì o no?

Laura Castelli (M5s): «I numeri dell'Istat? Certificano che dilaga il precariato a ogni età, altro che ripresa»

La deputata Laura Castelli smonta gli entusiasmi governativi. Il lavoro aumenta, ma è di scarsa qualità: e il conflitto generazionale cresce sempre più

La deputata M5s Laura Castelli
La deputata M5s Laura Castelli

ROMA - Un tripudio a reti unificate ha accolto gli ultimi dati Istat inerenti l'occupazione in Italia. Matteo Renzi gongola e si intesta la vittoria. Ne abbiamo parlato con la deputata del M5s, Laura Castelli.

Finalmente la crisi è finita, gli italiani possono tornare a sorridere e a vivere nell'agiatezza. Onorevole Laura Castelli, concorda?
Certo, come no: se ascoltiamo i commenti del governo, e soprattutto di Matteo Renzi, non possiamo che essere d'accordo. Ma, come spesso accade in questi tempi, la realtà è molto diversa dalla narrazione tossica che viene fatta, e propagandata

Ci racconti la realtà, allora
I dati che ci dicono che a strada non è quella giusta: il debito pubblico in netto peggioramento mette in luce che i vari bonus sono soldi sprecati a fronte di risultati modestissimi. Inoltre, tutto ciò che può essere considerato come un risultato positivo è dovuto esclusivamente al forte aiuto che la Bce di Mario Draghi ha portato con Quantitative Easing: che però, in prospettiva, tende verso una fase di esaurimento. Durante tale lungo tempo di espansione della massa monetaria, questo è l'interrogativo principale, cosa è stato fatto per migliorare la domanda aggregata nel nostro paese? Nulla. Ciò è dimostrato dal fatto che la produzione industriale, così come i consumi, sono invariati: segno che la domanda interna non è cresciuta. E' vero che sono amentati i posti di lavoro, buonaparte dei quali si possono considerare "lavoretti", ma quanto prodotto dal sistema paese è sempre uguale, lontanissimo dai livelli pre crisi del 2007: ciò sgnifica che oggi i "little job", i lavoretti, hanno sostituito il lavoro stabile, quello che notoriamente incide sui livelli di consumo.Cosa accadrà in futuro? I punti oscuri sono molti: la legge di bilancio è tuttora un enigma, così come l'età pensionabile, il supposto aumento dell'Iva slogan. Questa è la realtà. Il jobsact di cui Renzi traccia un quadro favolistico ha semplicemente svalutato il lavoro.

Eppure Matteo Renzi, ben più del primo ministro Paolo Gentiloni, appare molto convinto
Non può far altro. Oppure non sa leggere il quadro economico. Elogia la discesa del tasso di inatttività ma questo non può essere considerato un dato positivo, perché seplicemente significa che gli over cinquanta devono tornare a lavorare in condizioni molto peggiori. Così come il tasso di disoccupazione giovanile che mostra un conflitto generazionale tra giovani poveri e vecchi poveri. I dati assoluti poi non necessitano di commento: meno 22% produzione, meno 5% di Pil, meno 47 miliardi di consumi per le famiglie, borsa fortemente sottocapitalizzata. La cura è un'altra.

Cosa proponete?
Fare investimenti in settori produttivi forti, che portino ad un maggiore leva finanziaria: la politica del bonus non solo è sbagliata ma è uno spreco immenso di risorse. E' necessaria una programmazione forte degli investimenti pubblici laddove si può creare un effetto moltiplicatore dato dal lavoro di qualità: puntare sull'aumento del precariato è semplicemente un suicidio economico per l'intero paese. La politica che si auto applaude non serve a nulla, se non a se stessa: bisogna sempre chiedersi cosa fare di meglio, cosa fare per migliorare.

Renzi, aiutato dai media, non la pensa come lei e si autocelebra: perfino più di Gentiloni
Lui è commissario preettizio del governo Gentiloni.Putroppo la la base del suo partito non lo sopporta più, ma grazie ai giochi di potere che lo circondano continua ad essere al centro della scena politica, purtroppo. Il personaggio manca di onestà intellettuale, altrimenti non potrebbe manifestare entusiasmo per una serie di dati che certificano solo ed esclusivamente una dilagante precarietà lavorativa e sociale.