4 dicembre 2021
Aggiornato 01:30
Povertà

Reddito di inclusione, ok al decreto. Poletti: «Strumento contro la povertà, ma non assistenzialismo»

Dal primo gennaio arriverà il reddito d'inclusione (Rei), uno strumento di contrasto alla povertà destinato alle famiglie più deboli, circa 660 mila di cui 560 mila con figli minori

ROMA - Dal primo gennaio arriverà il reddito d'inclusione (Rei), uno strumento di contrasto alla povertà destinato alle famiglie più deboli, circa 660 mila di cui 560 mila con figli minori. La misura, approvata in via definitiva dal Consiglio dei ministri, consiste in un assegno mensile di importo variabile dai 190 fino ai 485 euro in caso di famiglie molto numerose. Il reddito di inclusione sarà erogato su dodici mensilità, per una durata massima di 18 mesi, a quei nuclei familiari che rispondano a determinati requisiti relativi alla situazione economica. Il nucleo familiare del richiedente dovrà avere un valore dell'Isee, in corso di validità, non superiore a 6mila euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro.

Chi ne ha diritto
In prima applicazione, in via prioritaria, avranno accesso al Rei i nuclei con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati ultra cinquantacinquenni. Il Rei, appunto, sarà concesso per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi e sarà necessario che trascorrano almeno 6 mesi dall'ultima erogazione prima di poterlo richiedere nuovamente.

Risorse
Al Reddito di inclusione, attraverso le risorse del Fondo nazionale per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale e quelle derivanti dalla razionalizzazione degli strumenti esistenti di contrasto alla povertà, il governo ha destinato 1 miliardo e 845 milioni di euro, incluse le risorse per rafforzare i servizi, a cui si aggiungono anche le risorse a carico del Pon Inclusione (complessivamente 1 miliardo fino al 2022) per un totale di oltre 2 miliardi di euro l'anno dal 2019.

2 componenti
Il Rei - come riporta il comunicato diffuso dal governo al termine del Cdm - è articolato in due componenti: il beneficio economico erogato su dodici mensilità, «con un importo che andrà da circa 190 euro mensili per una persona sola, fino a quasi 490 euro per un nucleo con 5 o più componenti»; una componente di servizi alla persona identificata, in esito ad una valutazione del bisogno del nucleo familiare che terrà conto, tra l'altro, della situazione lavorativa e del profilo di occupabilità, dell'educazione, istruzione e formazione, della condizione abitativa e delle reti familiari, di prossimità e sociali della persona e servirà a dar vita a un "progetto personalizzato" volto al superamento della condizione di povertà. Tale progetto indicherà «gli obiettivi generali e i risultati specifici da raggiungere nel percorso diretto all'inserimento o reinserimento lavorativo e all'inclusione sociale, nonché i sostegni, in termini di specifici interventi e servizi, di cui il nucleo necessita, oltre al beneficio economico connesso al ReI e, infine, gli impegni a svolgere specifiche attività, a cui il beneficio economico è condizionato, da parte dei componenti il nucleo familiare». Al ReI si accederà attraverso una dichiarazione a fini Isee "precompilata".

Espansione
Il decreto disciplina anche le possibili espansioni del REI, in termini di graduale incremento del beneficio e dei beneficiari. In presenza di maggiori risorse o di risparmi strutturali, l'estensione della misura potrà essere realizzata mediante l'adozione di un Piano nazionale per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, da adottarsi con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Infine è prevista l'istituzione di un Comitato per la lotta alla povertà con il compito di predisporre un Rapporto biennale sulla povertà.

Il commento di Poletti
«Da oggi la lotta alla povertà e il Reddito di inclusione sono legge dello Stato. Per la prima volta il nostro Paese ha uno strumento permanente di contrasto alla povertà fondato sul sostegno al reddito e sull'inclusione sociale. Uno strumento che impegna tutte le istituzioni e le comunità locali a stare a fianco dei più deboli» ha affermato il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, commentando l'approvazione definitiva del decreto di attuazione. «Abbiamo rispettato - ha spiegato il ministro - l'impegno di rendere operativo l'esercizio della delega prima dei sei mesi previsti, per dare risposta quanto prima ai cittadini in difficoltà con uno strumento che abbiamo costruito attraverso un rapporto di dialogo e di positiva collaborazione con le associazioni rappresentate dall'Alleanza contro la povertà ed un confronto fattivo con il Parlamento».

Non assistenzialismo
Per Poletti, il Rei rappresenta il pilastro fondamentale del Piano nazionale per la lotta alla povertà e colma un vuoto annoso nel sistema italiano di protezione degli individui a basso reddito. «Il Rei», ha aggiunto il Ministro, «è il segno di un nuovo approccio alle politiche sociali, in quanto si fonda sul principio dell'inclusione attiva, ovvero sull'affiancamento al sussidio economico di misure di accompagnamento capaci di promuovere il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro di coloro che ne sono esclusi. Insomma, non una misura assistenzialistica, un beneficio economico 'passivo', in quanto al nucleo familiare beneficiario è richiesto un impegno ad attivarsi, sulla base di un progetto personalizzato condiviso con i servizi territoriali, che accompagni il nucleo verso l'autonomia». Secondo Poletti, l'approvazione del decreto rappresenta anche l'avvio della rete nazionale per l'inclusione e la protezione sociale come infrastruttura stabile per la collaborazione tra le istituzioni e le organizzazioni sociali.