7 ottobre 2022
Aggiornato 02:00
Meeting di Rimini 2017

Calenda: «Francia nazionalista, noi per il libero mercato»

Il Ministro dello Sviluppo economico: «L'anno scorso l'Italia ha fatto +40% in attrazione investimenti. Noi li dobbiamo far venire gli investimenti, non respingerli».

Il Ministro dell'Economia Padoan con il sottosegretario, Carlo Calenda
Il Ministro dell'Economia Padoan con il sottosegretario, Carlo Calenda Foto: ANSA

RIMINI - Gli investimenti stranieri sono importanti per l'Italia che «non deve chiudere le frontiere» e anzi deve essere capace di «farli venire». Ma «essere favorevoli al libero mercato non ha niente a che vedere con il subire le disuguaglianze». Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, nel suo intervento al Meeting di Cl.
«Ritorna prepotentemente alla ribalta vicino a noi il nazionalismo economico, come si è visto in alcuni dei dossier che stiamo affrontando - ha spiegato da Rimini Calenda facendo riferimento, anche se non esplicitamente, quello su Fincantieri-Stx -. Anche i cugini più vicini ogni tanto si dimenticano delle professioni di europeismo quando compriamo qualche azienda». Ma questo "non vuol dire che noi chiuderemo le frontiere".

CROCEVIA DELLA STORIA - «L'anno scorso l'Italia ha fatto +40% in attrazione investimenti - ha aggiunto Calenda -. Noi li dobbiamo far venire gli investimenti, non respingerli. Se qualcun altro pensa di respingerli credo che quella non sia una manifestazione di forza, ma di debolezza a cui si risponde con un bel 'no' tondo che è cosa diversa rispetto a quella di chiudere le frontiere».
Davanti a un «crocevia della storia», con un «Occidente più frammentato», secondo Calenda l'Italia «da un lato deve mantenersi aperta, dall'altro deve diventare assertiva, deve essere in grado di essere forte quando si dice il 'no', come abbiamo fatto noi sul riconoscimento di status di economia di mercato alla Cina. Essere favorevoli al libero mercato non ha niente a che vedere con il subire le disuguaglianze e un campo da gioco che non è piatto».
Per questo «con colleghi di Francia e Germania abbiamo mandato in Europa la proposta di poter estendere il potere di golden power, ovvero il potere di scrutinio e divieto delle acquisizioni extra-Ue. Su questo dobbiamo imparare a rafforzarci».

INVESTIMENTI CINESI - «Noi abbiamo scritto già sette-otto mesi fa e di nuovo pochi giorni fa alla Commissione europea - ha spiegato Calenda - perché riteniamo che non sugli investimenti cinesi nello specifico, ma sugli investimenti da parte di Paesi extra-Ue, quando questi investimenti sono diretti ad aziende che hanno un alto contenuto di tecnologia, dobbiamo essere sicuri e in grado di verificare che non siano investimenti di natura predatoria, cioè tesi a spogliare le aziende italiane ed europee per portare brevetti e know-how in un altro Paese». Su questo «la Commissione ha detto che si darà da fare varando probabilmente un regolamento».
«L'Italia - ha aggiunto il ministro - è pronta con una norma primaria appena avremo il quadro di compatibilità europea siamo pronti a portarla in Parlamento».