18 settembre 2019
Aggiornato 05:00
Istituzioni

«Il Parlamento non serve più»: così Giorgetti vuole stravolgere la politica

Il sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio disegna la sua riforma istituzionale: «Auspico l'elezione diretta del Capo dello Stato e una sola Camera»

RIMINI«Il parlamento non conta assolutamente più nulla, perché non è più sentito dai cittadini elettori, che vedono nel parlamento il luogo dell'inconcludenza della politica». E «se non si riformano le istituzioni si fa in fretta a buttare via tutto quanto, il parlamento e tutto quello che gli viene dietro» e si fa spazio alla risposta populista. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, al Meeting di Cl all'incontro dell'Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà «Le prospettive della democrazia». «Questa overdose di politicamente corretto che è stata propinata ai popoli, non solo a quello italiano – ha spiegato Giorgetti – ha causato una reazione che in altri tempi avremmo definito come politica reazionaria. Le radici profonde popolari non hanno accettato questa forma di condizionamento e hanno provocato una reazione populista, che in qualche modo ha travolto tutti quelli che erano gli istituti della democrazia come erano stati conosciuto. La reazione populista ha travolto anche la democrazia rappresentativa». Il parlamento, secondo il sottosegretario, «non conta assolutamente più nulla, perché non è più sentito dai cittadini elettori, che vedono nel parlamento il luogo dell'inconcludenza della politica. Se continuiamo, come un feticcio, a difendere questo modo della democrazia rappresentativa sbagliamo, non facciamo nemmeno bene alla democrazia».

La politica al tempo del web
«Oggi dobbiamo chiedere se c'è partecipazione? Sì, c'è partecipazione – ha detto Giorgetti nel suo intervento a Rimini – Non possiamo dire che la gente non partecipa; partecipa fin troppo e risolve la partecipazione politica con un like; è una partecipazione superficiale, ma c'è e si basa su quella che oggi è una valanga informativa. C'è più informazione e più disinformazione. Mentre una volta c'erano i vecchi libri eravamo costretti a informarci leggendo quei libri, approfondendo e riflettendo, oggi tutto questo diluvio di informazione passa e va, dopo tre o quattro giorni il caso viene espulso e si comincia a parlare di altro. Non vorrei che succedesse anche per Genova, ma già abbiamo qualche segnale in proposito. Questo cortocircuito democrazia-politica-partecipazione si risolve nel rapporto diretto tra popolo e capo politico. Non faccio un processo al fatto che oggi i capi hanno un rapporto diretto col popolo perché questo è l'essenza della politica. Il problema è che questo fenomeno è diventato patologico, adesso per colpa del web, ma prima ancora con l'avvento della tv e Berlusconi ha dimostrato che si poteva vincere senza avere un partito organizzato dietro. Avere un partito strutturato adesso è un peso, è una diseconomia nella politica moderna, ti affonda; è molto più efficiente avere un rapporto diretto. Noi della Lega sappiamo perfettamente quanto è servito avere un partito strutturato e radicato nei momenti di crisi e oggi siamo premiati nell'avere un capo che è riuscito ad avere un rapporto diretto».

Non è nel contratto
«Se tutto questo è vero – ha continuato Giorgetti – bisogna fare attenzione a trascurare la riforma delle istituzioni democratiche. Se non si riformano le istituzioni per cercare di dare un senso, un contenuto, una direzione a questa risposta popolare si fa in fretta a buttare via tutto quanto, il Parlamento e tutto quello che gli viene dietro». Sarebbe dunque «auspicabile» una riforma delle istituzioni che preveda «l'elezione diretta del presidente della Repubblica, la riduzione di una Camera e dei parlamentari. Io ritengo che una riforma delle istituzioni sia una cosa fondamentale». Questo purtroppo, secondo il sottosegretario, «non è diventato uno dei titoli del contratto di governo. Purtroppo perché qualcosa bisogna cambiare e cambiare rapidamente perché tutto quello che avviene attorno al palazzo ci sta travolgendo e non si riuscirà a contenerlo. Allora sì che ci riuscirà un potenziale politico per la democrazia e la ricerca dell'uomo forte comincerà a diventare seria».