23 ottobre 2019
Aggiornato 17:30
Banche armate

Il grande business delle armi delle banche italiane

Le banche armate in Italia sono sempre di più e sempre più ricche. Al primo posto della classifica italiana troviamo Unicredit, ma anche Poste Italiane partecipa al business

Al primo posto della classifica delle banche armate italiane c'è Unicredit.
Al primo posto della classifica delle banche armate italiane c'è Unicredit. ANSA

ROMA – In Italia c'è un business che non conosce crisi. E' quello delle armi. Un boom inarrestabile che ha messo la parola fine alla stagione «disarmata» del Belpaese. I dati che emergono dall'ultima Relazione al parlamento sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento parlano chiaro e rivelano una realtà sconcertante. Le «banche armate» - cioè quegli istituti di credito che mettono a disposizione i loro conti correnti per l'accreditamento del denaro che le grandi aziende incassano vendendo i loro prodotti all'estero – italiane sono sempre di più e si arricchiscono proprio con il business delle armi. Nel corso del 2016 il valore delle transazioni bancarie legate all'export di armamenti è cresciuto dell'80% passando da 4 miliardi a 7,2 miliardi di euro. Ecco le protagoniste di questo business.

Sempre più «banche armate»
La stagione «disarmata» è completamente tramontata. Le banche sono sempre più «armate» e contente di esserlo. Sono lontani i tempi in cui i gruppi bancari italiani sceglievano criteri di responsabilità etica per i loro affari. Oggi il business degli armamenti registra una crescita sbalorditiva. E se è vero che sul podio delle «banche armate» ci sono ancora le straniere Deutsche Bank e Credit Agricole, che fanno ancora la parte del leone, pure le banche italiane si stanno dando un gran da fare. Basti pensare all'unica banca sistemica d'Italia, la più grande del Belpaese insieme a Intesa Sanpaolo, Unicredit: nel 2016 l'industria bellica ha fatto registrare un incremento nei suoi conti correnti del 356% rispetto al 2015, come scrive Gianni Ballarini su Nigrizia.

La classifica italiana
Ma anche altre banche italiane hanno seguito il suo esempio. Tra l'altro, la crescita che ha registrato il suo business nelle armi non è neppure la più sbalorditiva. La Banca Valsabbina, piccola banca cooperativa del bresciano, ha fatto perfino di meglio: le sue transazioni armate sono cresciute dal 2015 al 2016 del 763,8%. Una cifra monstre. Sulla stessa scia si collocano poi altre banche nazionali, come Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Banca Popolare di Sondrio, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banca Carige, alcune altre popolari minori e nella classifica dei «conti armati» troviamo perfino Poste Italiane. E non è tutto.

Lo strano caso della Sace
Perché nell'elenco della Relazione al parlamento sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento relativa al 2016 troviamo pure, per la prima volta, la Sace Fct che è la società di factoring di Sace, la società per azioni del gruppo italiano Cassa depositi e prestiti (Cdp). Una vera e propria sorpresa, visto che lo Stato italiano dovrebbe svolgere il ruolo di controllore, limitandosi a vigilare sul rispetto della legge, e invece partecipa al banchetto del business delle armi come nulla fosse. Magari mentre, allo stesso tempo, promuove messaggi pacifisti in lungo e in largo per il Paese. Vale la pena ricordare che la Cassa depositi e prestiti è controllata all'80% dal Ministero dell'Economia e delle Finanze.