Denaro «inutile»

Addio alle monetine da 1 e 2 centesimi di euro. Cosa cambia per noi?

A partire dal 2018 sarà sospeso il conio delle monetine da 1 e 2 centesimi, lo prevede un Decreto legge. Ma cosa accadrà con i prodotti non a cifra tonda, tipo 9,99? E quelli che ci rimarranno in casa, si potranno ancora spendere?

Monetine da 1 e 2 centesimi di euro, spariranno
Monetine da 1 e 2 centesimi di euro, spariranno (Ewais | shutterstock.com)

Avete presente le monetine da 1 e 2 centesimi che a molti danno fastidio perché fanno cumulo e non servono praticamente a nulla – visto che neanche le macchinette del caffè o del parcheggio le accettano? Bene, per tutti coloro che le detestano c’è una buona notizia: un Decreto legge prevede che a partire da gennaio 2018 sia sospeso il conio, ovvero non verranno più prodotte.

E se la cifra non è tonda?
Oggi, un po’ come accadeva con le vecchie Lire, è tutto un fiorire di prodotti a prezzo non tondo per invogliare all’acquisto dando la parvenza che costi meno: è il caso di prodotti che terminano con il noto ‘xx,99’. Ma cosa accadrà quando non ci saranno più le monetine? Chi ci darà il resto di quel fantomatico 1 centesimo? E poi, per tutte quelle che potrebbero rimanerci in casa, perché lasciate a se stesse da tempo, potremo spenderle anche in seguito?

Le risposte
A queste domande ha cercato di dare risposta la rivista Altroconsumo. Nell’articolo si legge che nella legge di conversione del decreto 50/2017 (la manovra bis), ora in discussione in Parlamento, è stata inserita una norma che sospende il conio delle monete da 1 e 2 centesimi a partire dal 2018. Tuttavia, anche se non più coniate, le monetine non andranno (almeno per ora) fuoricorso, e pertanto «potranno essere ancora usate nei pagamenti, purché vengano messe assieme per arrivare ai 5 centesimi. C’è da considerare anche che l’Italia conia monete insieme ad altri Paesi europei e dunque potranno circolare anche centesimi ‘esteri’».

Ci saranno dei vantaggi?
Per i cittadini, il ‘vantaggio’ sarà quello di non avere il portamonete pesante e ingombro di monetine, mentre per lo Stato non dover più coniare questo taglio di monete varrà «un risparmio di 20 milioni di euro da usare per l’ammortamento dei titoli di Stato».

E per i prezzi?
«Il rovescio della medaglia – scrivono gli esperti di Altroconsumo – potrebbe riguardare l’arrotondamento dei prezzi. Per evitare problemi, infatti, soprattutto quando i negozianti daranno il resto per un pagamento in contanti, un decreto del Ministero dell’Economia (da adottarsi entro il 1 settembre 2017) definirà le regole di arrotondamento. Sarebbe stato bene inserire già queste regole nella norma principale, anche perché spesso i decreti non arrivano e ci potrebbe essere il rischio di un vuoto legislativo pericoloso. Un punto fermo già c’è nella norma: l’arrotondamento deve riguardare solo i pagamenti in contanti e dunque quando si paga con una carta, i centesimi resteranno».

Così però non basta
Gli esperti di Altroconsumo ritengono tuttavia che, alla presente norma, affinché abbia degli effetti positivi, è necessario aggiungerne altri punti fermi già nell’emendamento alla manovra, come:

  • L’arrotondamento deve riguardare solo i pagamenti e dunque non i prezzi dei singoli prodotti, quanto piuttosto l’importo complessivo dello scontrino da pagare.
  • Lo scontrino riporterà due valori: quello effettivo (che sarà il valore da pagare con carta) e quello invece arrotondato nel caso in cui si paghi in contanti.
  • L’arrotondamento sarà per eccesso o per difetto ai 5 centesimi: dunque 0,1 e 0,2 saranno arrotondati a zero; 0,3 e 0,4 a 5 centesimi; 0,6 e 0,7 sempre a 5 centesimi e invece 0,8 e 0,9 a 10 centesimi. In questo modo gli effetti si compensano. Non ci sarà di certo un aumento dell’inflazione.
  • I centesimi in circolazione conservano il loro valore legale e dunque potranno essere usati per pagare ovviamente le cifre arrotondate per eccesso e per difetto ai 5 centesimi.