18 gennaio 2020
Aggiornato 04:00
Banche europee

Banche, la Corte Ue stabilisce che sono legittimi gli aumenti forzosi di capitale

In base a una sentenza della Corte di giustizia europea gli Stati sono legittimati a imporre aumenti di capitale alle banche, anche contro la volontà degli azionisti, per tutelare la stabilità finanziaria dell'Unione Europea

La Corte Ue stabilisce che sono legittimi gli aumenti forzosi di capitale.
La Corte Ue stabilisce che sono legittimi gli aumenti forzosi di capitale. Shutterstock

BRUXELLES - Gli Stati sono legittimati a imporre aumenti di capitale alle banche, anche contro la volontà degli azionisti, in situazioni di gravi turbolenze economiche e del sistema finanziario. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Unione europea, respingendo il ricorso presentato dagli azionisti di una banca irlandese, Ilp, che venne sottoposta a una procedura di questo genere nel 2010. Gli interessi degli azionisti e dei creditori, hanno infatti sentenziato i giudici europei, non possono essere ritenuti prevalenti in ogni circostanza rispetto all'interesse pubblico alla stabilità del sistema finanziario.

Un'insolvenza che avrebbe avuto gravi conseguenze
La giustizia irlandese aveva concluso, sulla base di un bilanciamento delle probabilità, che la Ilp non avrebbe potuto aumentare il proprio capitale minimo regolamentare dell'importo richiesto, cosicché la mancata ricapitalizzazione nel termine previsto avrebbe portato a un'insolvenza che avrebbe avuto gravi conseguenze per l'Irlanda e che avrebbe probabilmente aggravato la minaccia incombente sulla stabilità finanziaria di altri Stati membri e dell'Unione. La High Court irlandese ha poi chiesto alla Corte di giustizia Ue se la direttiva europea in materia osteggiasse all'emissione di un'ordinanza ingiuntiva come quella adottata nel caso di specie.

Una minaccia per la stabilità finanziaria dell'UE
La Corte pone l'accento sulle circostanze che hanno portato all'adozione di tale ordinanza ingiuntiva. Secondo quanto recita un comunicato, i giudici europei sottolineano, in particolare, che all'esito di un bilanciamento degli interessi in gioco, il giudice del rinvio è giunto alla conclusione che, a seguito della decisione dell'assemblea generale straordinaria della Ilp di rigettare la proposta di ricapitalizzazione avanzata dal Ministro, l'ordinanza ingiuntiva era il solo mezzo per garantire, entro il 31 luglio 2011, la ricapitalizzazione della Ilp necessaria per evitare l'insolvenza di tale istituto finanziario e per prevenire così una grave minaccia per la stabilità finanziaria dell'Unione.

Una misura eccezionale in caso di minaccia sistemica
La Corte rileva infatti che la direttiva mira ad assicurare un'equivalenza minima nella protezione degli azionisti e dei creditori delle società per azioni. Le misure previste da tale direttiva riguardanti la costituzione di dette società, nonché la salvaguardia, l'aumento e la riduzione del loro capitale garantiscono la protezione sopra ricordata dinanzi ad atti adottati da organi delle società stesse, e concernono dunque il funzionamento ordinario di queste ultime. Tuttavia, la Corte osserva che l'ordinanza ingiuntiva costituisce una misura eccezionale che si inserisce in una situazione di grave perturbamento dell'economia e del sistema finanziario di uno Stato membro e che mira a rimediare ad una minaccia sistemica per la stabilità finanziaria dell'Unione.

La decisione della Corte dell'Unione Europea
La Corte conclude che la direttiva non osta a una misura a carattere eccezionale (come l'ordinanza ingiuntiva) che, in una situazione di grave perturbamento dell'economia e del sistema finanziario di uno Stato membro, viene adottata dalle autorità nazionali senza l'approvazione dell'assemblea generale di una società, allo scopo di evitare un rischio sistemico e di garantire la stabilità finanziaria dell'Unione. Sebbene vi sia un evidente interesse pubblico a garantire, in tutta l'Unione, una tutela forte e coerente degli azionisti e dei creditori, tale interesse non può essere ritenuto prevalente, in ogni circostanza, rispetto all'interesse pubblico consistente nel garantire la stabilità del sistema finanziario istituito dai Trattati dell'Unione.