21 marzo 2019
Aggiornato 11:00
Il futuro dell'Istituto e il referendum costituzionale

Mps, quel misterioso aumento di capitale... ma chi mette i soldi?

Speculazione, niente più. I mirabolanti rimbalzi di Mps in borsa si sciolgono come neve al sole nel momento in cui il piano industriale mostra tutta la sua inadeguatezza. Al momento, manca un elemento abbastanza importante: chi mette i soldi

Rimbalzi in borsa per il titolo Monte dei Paschi di Siena, che ha presentato il nuovo piano industriale
Rimbalzi in borsa per il titolo Monte dei Paschi di Siena, che ha presentato il nuovo piano industriale Shutterstock

SIENA - Speculazione, niente più. I mirabolanti rimbalzi di Mps in borsa si sciolgono come neve al sole nel momento in cui il piano industriale mostra tutta la sua inadeguatezza. Anche perché il piano finanziario che dovrebbe sostenere un rilancio così ambizioso non c’è. Nei giorni passati è stata paventata la discesa addirittura di George Soros, nome che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque abbia a cuore i destini del sistema bancario nazionale. Ma i media hanno invece portato l’opzione dello speculatore ungherese come esempio del magnifico futuro che potrebbe aprirsi per Monte Paschi Siena. Uno specchietto per le allodole, volto a distrarre l’opinione pubblica a cui non si vuole dire uan semplice verità: per Monte Paschi sarà molto difficile uscire dal coma in cui si trova. Così ecco arrivare nel tripudio il piano industriale. Ma, al momento, manca un elemento abbastanza importante: chi mette i soldi per eseguire il piano industriale presentato? (COSA PREVEDE IL PIANO MPS).

Marco Morelli rimane? Per quanto?
Con un nota perentoria, mentre il titolo si avvita in borsa del 25%, Marco Morelli lancia un messaggio di allarme: «Ad oggi le manifestazioni di interesse per il Monte dei Paschi di Siena, inclusa quella di Corrado Passera, non hanno niente di solido, compiuto, analizzabile, vincolante, irrevocabile o qualcosa che ci faccia pensare che chi si e' fatto avanti abbia un'idea chiara. Da oggi ci mettiamo a disposizione per fare approfondimenti e verificare se lo stato di solidità a vincolo di una proposta che ci vien fatta è tale da poterla valutare». Parole durissime che stroncano ogni opzione alternativa al piano di Jp Morgan, oscuro anch’esso ai più. Ciò che è noto, al momento, è il piano di esuberi: 2600 impiegati a casa e 500 filiali chiuse in tutto il mondo. Il Monte sta per diventare una piccola banca, nel caso migliore, senza alcun peso reale nel mondo della finanza. Probabilmente si tratta di una manovra politica, organizzata per evitare la fine di un simbolo importante per l’Italia e per il governo. Demolito dalla sinistra, il Monte dei Paschi non può cadere un mese prima del referendum. Eppure questo sta avvenendo.

Aumento di capitale misterioso
L’aumento di capitale pari a cinque miliardi non è chiaro, non si sa chi metta i soldi e men che meno quanti. Non si sa se coloro che hanno in mano le obbligazioni subordinate saranno costretti ad aprire il portafoglio. Corrado Passera, a capo di una cordata di hedge e fondi, potrebbe arrivare a 2,5 miliardi (ve lo abbiamo raccontato nell'articolo «Passera si unisce a Jp Morgan per salvare Monte Paschi?»). Oltre c’è l’ignoto. Come lo scorporo dei crediti deteriorati. Manca, inoltre, la relazione tra una richiesta di capitale così massiccia e le future dimensioni della banca. A cosa servono quei soldi se verranno chiuse cinquecento filiali? Il documento pubblicato, dopo approfondita decriptazione dato il linguaggio astruso e volutamente incomprensibile, non dice nulla. Ci ha pensato però Morelli a tradurlo: «Entro fine anno lanceremo un aumento di capitale»: minimo sindacale. Quindi, dopo il referendum costituzionale, vero convitato di pietra di questo salvataggio. Nel caso vinca il Sì provvederà Jp Morgan a mettere capitale e partner, nel caso vinca il No vi sarà una questua. Che con ogni probabilità andrà deserta. Così Il titolo di Mps, che in due anni ha perso il 99%, in borsa è preda di volatilità senza precedenti. Un casinò che attira piccolissimi investitori che tentano una speculazione immediata. In un giorno il titolo può passare da + 25% a – 25%, con volumi massicci. E lo chiamano «piano industriale».