24 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Mercato delle materie prime

Maduro «corteggia» Putin su greggio a 70 dollari?

Possibile l'arrivo a Mosca del tandem venezuelano Rodriguez-Del Pino, che già ha visitato l'Iran, il Qatar, l'India, l'Oman e l'Arabia Saudita dopo che ai primi di agosto, il presidente Nicolas Maduro ha esortato tutti i player del mercato petrolifero a lavorare sul bilanciamento del prezzo di un barile di petrolio a 70 dollari.

Prezzo del petrolio
Prezzo del petrolio Shutterstock

MOSCA - Dal Venezuela il ministro degli Esteri Delcy Rodríguez e il ministro del Petrolio, Eulogio del Pino, sono attesi in visita a Mosca a settembre. O forse no. È un rincorrersi di voci, mentre è chiaro che in ballo ci sarebbe più di una semplice visita. «C'è questa possibilità», ha detto una fonte diplomatica a Ria Novosti, mentre dal ministero dell'Energia russo, un'altra fonte, brusca, smentisce: «non è in programma». E diventa così un mistero la ridda di voci che si rincorrono e che danno come possibile l'arrivo del tandem Rodriguez-Del Pino, che già ha visitato l'Iran, il Qatar, l'India, l'Oman e l'Arabia Saudita. Il tutto dopo che ai primi di agosto, il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha esortato tutti i player del mercato petrolifero a lavorare sul bilanciamento del prezzo di un barile di petrolio a 70 dollari e ha riferito che sono già state avviate consultazioni con la Russia e alcuni paesi OPEC. Insomma, un piede nella porta, mentre ora si profila un colloquio informale Russia-Opec a margine dell'International Energy Forum, in programma il 26 e il 28 settembre ad Algeri.

Molte le anime del mercato petrolifero
Già il ministro dell'Energia russo, Alexander Novak, ha annunciato che potrebbe incontrare il suo omologo saudita, Khalid Falih, in Algeria questo autunno. Ma sono molte le anime del mercato petrolifero, che Maduro sta cercando di corteggiare e mettere insieme. L'Iran ad esempio non ha ancora deciso se partecipare all'incontro ad Algeri. E non è un dettaglio trascurabile: al vertice di metà aprile a Doha, Teheran aveva già respinto il congelamento della produzione petrolifera, facendo naufragare l'accordo con Riad. C'è poi il Kuwait, sempre schierato dalla parte dei sauditi, ma ora più convinto sostenitore di un rialzo della posta.

Il corteggiamento di Maduro a Putin
Maduro peraltro non è la prima volta che ci prova con Putin: esattamente un anno fa si era precipitato a Pechino, per le celebrazioni dei primi di settembre, per la vittoria cinese sul Giappone. Dopo una tappa in Vietnam, il leader sudamericano aveva incontrato Putin nel cuore del Dragone, sostenendo che la congiuntura migliore per l'economia globale prevede un prezzo del petrolio «sopra i 70 dollari al barile». Poi ancora, una telefonata con il leader del Cremlino, il 22 gennaio, immediatamente allo scadere delle festività natalizie russe. E «una lettera al presidente russo Vladimir Putin» questa estate, ancora una volta per ribadire che il Venezuela, che pure fa parte dell'Opec, è uno dei paesi colpiti più gravemente dal barile debole. E i prezzi degli idrocarburi ai minimi sono anche la principale ragione della crisi economica attualmente attraversata da Mosca, che invece dell'Opec non fa parte.

Mosca valuta tutte le situazioni
L'atteggiamento della Russia, in realtà è stato sinora ambivalente. Se nei primi mesi dell'anno il rischio di un barile a 25 dollari faceva paura come un fantasma di notte, oggi gli ultimi rimbalzi hanno regalato una certa sicurezza. E secondo il ministero dell'Energia, Mosca non vede attualmente prerequisiti per bloccare la produzione di petrolio, ma è pronta a discutere la questione se l'Organizzazione dei paesi esportatori di greggio (Opec) la solleverà. Da una parte il danno di un greggio debole è evidente, ma contemporaneamente sia i sauditi che i russi stanno producendo più petrolio possibile. Quindi il congelamento dell'output sembra abbastanza privo di senso.

Cooperazione Rosneft - Pdvsa?
Sul piatto di una eventuale visita dei venezuelani a Mosca c'è anche altro. A luglio la compagnia petrolifera russa Rosneft e quella venezuelana Petroleos de Venezuela (Pdvsa) hanno discusso una serie di opzioni di cooperazione per lo sviluppo dell'industria elettrica del paese latino americano, compresa la costruzione delle capacità di generazione legate a petrocoke, gas, carbone, così come mediante l'utilizzo di energia idroelettrica. Una fonte vicina ai colloqui tra i due colossi energetici nazionali aveva spiegato che le società prevedono di lavorare insieme per lo sviluppo dello shale oil del Venezuela, così come del commercio di petrolio e di prodotti derivati.

(con fonte Askanews)