21 marzo 2019
Aggiornato 21:30
le conclusioni della riunione

Ecofin, Padoan sull'Unione bancaria: «Il bicchiere è mezzo pieno»

Il documento finale del'Ecofin prefigura un percorso che comincia con un backstop operativo, da realizzarsi entro il 2024. Per saperne di più bisogna attendere, però, la fine dei lavori del comitato di Basilea

ROMA - Le conclusioni della riunione dell'Ecofin che si è svolta a Lussemburgo sono «un buon documento che mi sembra un bicchiere mezzo pieno, piuttosto che mezzo vuoto». Così il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha giudicato il percorso per il completamento dell'Unione bancaria che viene indicato nel documento dei ministri finanziari, soprattutto per quanto riguarda i due elementi ancora mancanti (e che la Germania continua a ostacolare) per quanto riguarda la condivisione dei rischi fra i paesi membri dell'Ue: lo Schema europeo di assicurazione dei depositi e il «backstop» comune per il Fondo unico di risoluzione delle crisi bancarie.

Il documento finale del'Ecofin
Il ministro, che ha parlato in una conferenza stampa al termine dell'Ecofin, ha sottolineato che nel documento finale «viene prefigurato un percorso che comincia con il 'backstop' comune», ovvero il meccanismo comune di sostegno pubblico che entrerebbe in campo se non bastassero le risorse private (bancarie) del Fondo unico di risoluzione. Le conclusioni dell'Ecofin, in effetti, «notano le intenzioni degli Stati membri di cominciare a lavorarci nel settembre 2016, se e quando tutti gli Stati membri partecipanti (all'Unione bancaria, ndr) avranno pienamente trasposto la direttiva Brrd» sulle risoluzioni bancarie.

Un backstop operativo entro il 2024
Gli Stati membri, prosegue il testo delle conclusioni, «riaffermano la necessità di avere un 'backstop' comune pienamente operativo al più tardi entro la fine del periodo di transizione», cioè entro il 2024. Oltre questa prima tappa, le conclusioni «stabiliscono una roadmap dei prossimi passi» per completare l'Unione bancaria e sono «il frutto - ha spiegato Padoan - di un negoziato non semplice, che raggiunge un buon compromesso viste le posizioni iniziali diverse tra i diversi Paesi", che nei fatti applica e implementa in un modo che si può definire soddisfacente la compresenza di elementi di condivisione del rischio e di riduzione dello stesso.

Il percorso da realizzare
Questo «percorso preciso» che comincia con il 'backstop' comune, prosegue poi, ha aggiunto il ministro, con «i progressi in tema di indicatori di regolamentazione bancaria, che sono già stati in parte implementati e quindi costituiscono un importante strumento di riduzione del rischio, che si aggiunge ad altri». E poi, ha sottolineato Padoan, «c'è la presa di distanza dalla tematica di attribuzione di coefficienti di rischio all'esposizione al rischio del debito sovrano detenuto dalle banche». In altre parole, non c'è alcun impegno (come chiedevano i tedeschi) a proporre e approvare a breve termine nuove regole per limitare l'esposizione al debito sovrano delle banche.

Si attende la fine dei lavori del comitato di Basilea
Invece, ha continuato il ministro, «si attende in modo inequivocabile la conclusione dei lavori del comitato di Basilea per, eventualmente, decidere di andare avanti». Insomma, questa tematica «per il momento questa rimane congelata: ci deve essere prima un accordo che si trova a livello globale».E questa, ha ricordato Padoan, «è la posizione che l'Italia ha sempre sostenuto e che trova accoglimento in quello che è stato deciso».Per quanto riguarda poi lo Schema europeo di assicurazione dei depositi bancari (Edis) «il messaggio che viene dall'Ecofin e su cui c'è accordo è che si va avanti», ed è «un messaggio per nulla scontato all'inizio di questo incontro", ha proseguito Padoan.

Padoan: E' un bicchiere mezzo pieno
Nelle conclusioni «si stabilisce che c'è ancora del lavoro da fare sul piano tecnico. Ci saranno da prendere decisioni sul piano politico», ha spiegato ancora il ministro, aggiungendo che «tutto ciò potrà far storcere la bocca ad alcuni, ma, come ogni compromesso, richiede che ciascuno ceda qualcosa nell'interesse comune. Mi sembra - ha sintetizzato - un buon documento: per dirla con una battuta, il bicchiere è mezzo pieno, piuttosto che mezzo vuoto». Secondo Padoan, «dal punto di vista politico il terzo pilastro» dell'Unione bancaria, ovvero il sistema di garanzia dei depositi, dopo il sistema unico di vigilanza e il Fondo di risoluzione unico, «verrà attivato nel momento in cui ci sarà accordo sul fatto che i rischi sono stati ridotti in misura adeguata».

Una costruzione istituzionale molto complessa
«Naturalmente - ha ammesso il ministro - resta da identificare in modo più preciso cosa vuol dire riduzione adeguata. Non ci nascondiamo dietro a un dito, ci sarà un ulteriore passaggio politico da fare per definire questo aspetto». In altre parole, oggi è stato segnato un punto, ma non è ancora finito il duro negoziato con il fronte tedesco-olandese-finlandese, che continua a pretendere ulteriori misure di riduzione del rischio e a voler rinviare alle calende greche le misure di condivisione del rischio. «Abbiamo iniziato a lavorare sull'unione bancaria nel 2011: abbiamo fatto grossi passi avanti, ma rendiamoci conto che questa è una costruzione istituzionale molto complessa», ha concluso Padoan.