17 febbraio 2020
Aggiornato 20:30
Fondo salva-banche

Letta: «Sull'unione bancaria bicchiere mezzo pieno»

Il premier: «L'accordo sul futuro meccanismo unico di risoluzione delle crisi del credito dell'Eurozona è «un passo avanti, una pagina importante verso un'unione federale, che tutela i risparmiatori e rende più efficiente il credito per le imprese; tuttavia, è evidente che è un compromesso, rispetto a quello che l'Italia avrebbe voluto»

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BRUXELLES - L'accordo sul futuro meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie dell'Eurozona è «un passo avanti, una pagina importante verso un'Unione federale, che tutela i risparmiatori e rende più efficiente il credito per le imprese; tuttavia, è evidente che è un compromesso, rispetto a quello che l'Italia avrebbe voluto, un bicchiere mezzo pieno, che afferma comunque il principio europeo della mutualizzazione». Lo ha detto ieri notte a Bruxelles il presidente del Consiglio Entico Letta, al termine della prima giornata del vertice Ue di Bruxelles, precisando che «quello che non funziona» nel meccanismo prospettato dall'accordo è il lungo periodo di transizione di 10 anni in cui il fondo di risoluzione delle crisi bancarie sarà in costruzione e non pienamente operativo.

VEDREMO NEGOZIATI IN PARLAMENTO - «Bisogna vedere come andrà il negoziato con il Parlamento europeo» ha avvertito Letta, con riferimento alle durissime critiche che il presidente dell'assemblea di Strasburgo, Marin Schulz, ha rivolto all'accordo dei ministri dell'Ecofin sul meccanismo di risoluzione, a causa dei suoi due maggiori difetti (entrambi imposti dalla Germania): la sua natura ibrida, metà comunitaria e metà intergovernativa, e la mancata definizione di un convincente «backstop» (rete di sicurezza finanziaria) per affrontare un'eventuale crisi bancaria durante la fase di transizione. Il Parlamento europeo, come la Commissione, l'Italia e molti altri Stati membri, proponeva di utilizzare come «backstop» l'attuale «fondo salva-Stati» (Esm), consentendogli di fornire liquidità, sotto forma di prestiti, direttamente al Fondo di risoluzione, in caso di emergenza.

SPERO TRANSIZIONE VELOCE - Il presidente del Consiglio italiano sembra condividere soprattutto la seconda di queste critiche: «E' evidente - ha detto ai giornalisti - che quello che non funziona è il periodo di transizione che il compromesso dice che sarà di 10 anni; io mi auguro che alla fine non sarà di 10 anni, ma molto di meno, che si possa arrivare molto prima a quest'accordo (sulla rete di sicurezza, ndr), è molto importante che possa accadere».

COMPROMESSO EVIDENTE - «E' evidente - ha puntualizzato il premier - che quello approvato oggi (i capi di Stato e di governo hanno messo ieri sera il loro sigillo politico all'accordo dell'Ecofin, ndr) è un compromesso: noi avremmo voluto fare dei passi in più, altri paesi volevano fare dei passi indietro, alla fine il bicchiere è mezzo pieno«, perché c'è «la mutualizzazione, secondo un principio europeo importante» dei fondi di risoluzione nazionali. Un altro elemento che la Germania all'inizio non voleva.

PASSO IN AVANTI - Comunque, ha sottolineato il premier, questo compromesso rappresenta «una pagina importante» e «sicuramente un passo avanti» per l'Unione bancaria. «Se ci fosse stata l'Unione bancaria all'inizio della crisi, quattro anni fa - ha concluso Letta - l'Europa non avrebbe dovuto buttare miliardi per salvare le banche».