18 agosto 2019
Aggiornato 08:30
Da sapere

Puerto Rico come la Grecia: storia di un default che si ripete

E' il terzo default per il Puerto Rico, ma non si tratta affatto di un caso isolato. Dal 1800 l'insolvenza sovrana ha colpito oltre 227 paesi in tutto il mondo. Ma proprio l'Italia, nonostante i pregiudizi, è uno degli esempi più virtuosi della storia economica recente

ROMA – Debito pubblico e default sono due parole sulla bocca di tutti dallo scoppio della crisi finanziaria del 2008. Eppure, mentre in Europa ci preoccupavamo della crisi del debito greco e in Italia imperversava lo spauracchio del nostro indebitamento nazionale, si stava già consumando silenziosamente la tragedia del Puerto Rico, che ha dichiarato il suo terzo default. Il governatore Alejandro Garcia Padilla ha annunciato di non essere in grado di onorare i 389 miliardi di dollari di debito in scadenza e ha implorato l'aiuto degli Stati Uniti d'America. Ecco cosa sta succedendo al di là dell'oceano e perché ci riguarda direttamente.

Terzo default per il Puerto Rico
E' il terzo default per il Puerto Rico. Il governatore portoricano Alejandro Garcia Padilla ha annunciato che il suo paese non è in grado di restituire i 389 miliardi di dollari di debito, in scadenza, dovuti agli obbligazionisti della Banca governativa per lo sviluppo, il prestatore di ultima istanza dell’isola portoricana, e ha così dichiarato bancarotta. La notizia non giunge inaspettata e i mercati finanziari se l'aspettavano, ma offre a noi la possibilità di sottolineare che mentre in Europa aleggia ancora il fantasma della crisi greca e spesso si fa del terrorismo mediatico sull'alto indebitamento dell'Italia, dall'altra parte dell'oceano c'è chi davvero deve fare i conti con un default in casa propria.

Come la Grecia
La storia dell'isola caraibica è paragonabile all’iter che ha portato all’esplosione della crisi greca in Europa. Fino al 2005 l’economia locale si avvantaggiava della nutrita presenza dei militari statunitensi e delle agevolazioni fiscali che attiravano investimenti americani. Quando, però - esattamente quindici anni fa -, queste agevolazioni vennero abolite, la produzione locale si ridusse di oltre il 10%. Tuttavia, il denaro proveniente dagli Stati Uniti ha continuato ad affluire sull’isola attratto da titoli finanziari particolarmente vantaggiosi. Questo afflusso di liquidità ha permesso al governo di tenere in piedi un apparato previdenziale generoso tanto quanto costoso, e di spesare un’amministrazione locale inefficiente e corrotta. Una storia che ricorda molto da vicino quanto accaduto nell'amministrazione ateniese.

227 casi di insolvenza sovrana in tutto il mondo
Ma la Grecia e Puerto Rico non sono casi isolati. Sebbene dal 2008 le parole default e debito pubblico siano sulla bocca di tutti e vengano utilizzate per lo più a scopo intimidatorio, in realtà non sono affatto una novità perché dal 1800 si sono registrati almeno 227 casi di default da parte di paesi sovrani in tutto il mondo. Il Puerto Rico è solo l'ultimo di una lunga serie che include anche la Germania. Tra le crisi più gravi che la storia economica ricordi, infatti, c'è quella della Repubblica di Weimar (1919-1933), alla quale dopo la prima guerra mondiale vennero imposte delle sanzioni così pesanti da determinare la crescita esponenziale di un debito divenuto presto insostenibile.

L'Italia è un esempio virtuoso
La cosa più interessante, però, è che l'unico paese a non comparire nella lista perché non ha mai dichiarato un'insolvenza sovrana è proprio l'Italia. Lo sapevate? Il Belpaese finì nel corso degli anni Novanta sull'orlo del fallimento, ma non tagliò mai il suo debito perché – com'è dolorosamente noto alle cronache – il default venne evitato con un prelievo forzoso sui conti correnti nazionali. E' bene sottolineare, invece, che il debito tedesco venne ristrutturato più di una volta nella storia recente. E questa è una delle ragioni storiche più importanti per cui oggi il fardello del nostro indebitamento pubblico nazionale è così pesante: a differenza di altri paesi, l'Italia lo vede crescere senza soluzione di continuità da oltre 150 anni, non avendo mai beneficiato di nessun taglio al debito, come la Germania.