Cos'è il referendum sulle trivelle
Il referedum sulle trivelle deciderà il destino delle attività di trivellazione entro le 12 miglia marine dalla costa: se vince il sì non potranno più essere chiese nuove concessioni sui giacimenti già esistenti
ROMA - Trivelle sì, trivelle no. In un momento politico che, diciamolo, non è dei migliori, il 17 aprile gli italiani sono chiamati ad andare alle urne per esprimere il loro consenso o dissenso in merito al referendum sulle trivelle. Molto si è detto in merito e molto ancora si dirà. Ma cos’è davvero il referendum sulla trivelle e cosa succederà dopo alla legge italiana?
Cos’è il referendum sulle trivelle
Il referendum potrà decidere il destino delle piattaforme d’estrazione di gas e petrolio situate in mare. In particolare si chiede agli italiani di cancellare quell’articolo del codice ambientale che permette le trivellazioni fino a quando il giacimento è in vita. Piccolo particolare: la norma in questione riguarda, tuttavia, solo le trivelle che si trovano entro le 12 miglia marine dalla costa: per tre di queste il permesso di estrarre idrocarburi scadrà nei prossimi cinque anni. Escluse dal voto, invece, le trivelle sulla terraferma oppure in mare a una distanza superiore. Per ciò che attiene alle attività ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi gassosi o liquidi in mare a una distanza superiore alle 12 miglia marine (circa 22 chilometri) il decreto prevede già il divieto di avviarne di nuove: ciò significa che il referendum agisce solo su quelle già in essere.
Se vince il sì
Se vince il sì le attività di estrazione di idrocarburi terminerebbero alla scadenza fissata al momento del rilascio della concessione, quindi non sarebbe più possibile per le società sfruttare il giacimento fino al suo termine. Ricordiamo che il referendum non riguarda le nuove trivellazione poiché la legge già oggi vieta alle compagnie di richiedere nuove concessioni entro le 12 miglia. In questo modo il governo sarebbe maggiormente incentivato a sviluppare attività per lo sfruttamento di risorse rinnovabili, laddove l’obiettivo del decreto Sblocca Italia era invece di aumentare la produzione nazionale di idrocarburi riducendo la dipendenza delle importazioni. Dai giacimenti che si trovano entro le 12 miglia marine l’Italia ricava circa il 3 per cento del suo fabbisogno di metano e l’1 per cento per quanto riguarda il petrolio.
Se vince il no
Se vince il no (o se non viene raggiunto il quorum, il 50% più uno degli aventi diritto) le ricerche nei giacimenti italiani non avrebbero un termine certo, le compagnie potrebbero continuare a richiedere nuove concessioni fino al termine del giacimento stesso. Ovviamente questo vale solo per i giacimenti già esistenti entro le 12 miglia marine.
Chi vota
Si vota domenica 17 aprile. Possono recarsi alle urne tutti i cittadini italiani che hanno compiuto il 18esimo anno di età; per la prima volta anche chi risiede temporaneamente all’estero potrà partecipare alla consultazione per corrispondenza organizzata dagli uffici consolari. Per votare, l’elettore deve esibire un documento di riconoscimento personale e la tessera elettorale. Perché sia valido, il referendum deve raggiungere il quorum, ossia deve andare ai seggi la metà più uno degli aventi diritto, come prevede l’articolo 75 della Costituzione.