27 settembre 2020
Aggiornato 22:00
il sindacato dice "No"

Pensioni, Uil: «Il 3% in meno per ogni anno di anticipo è un furto per i lavoratori»

Ogni pensionato con un assegno minimo sarebbe costretto a rinunciare almeno a una mensilità all'anno

ROMA - Le ipotesi sull'introduzione di una flessibilità di accesso alla pensione «con una penalizzazione del 3% per ogni anno di anticipo comporterebbe un costo troppo alto per i lavoratori». Lo sostiene il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, secondo cui «un taglio lineare graverebbe maggiormente sulle spalle di chi percepirà trattamenti più bassi: chiedere un sacrificio di 135 euro al mese a chi ne percepisce 1.500 lordi comporterebbe una notevole perdita».

Uil: "NO" a una flessibilità sulle spalle dei lavoratori
«La Uil - afferma Proietti in una nota - è contraria a una flessibilità costruita sulle spalle dei lavoratori, già fortemente penalizzati da tutti i recenti interventi in materia previdenziale». In un'analisi la Uil ha ipotizzato «che un lavoratore possa accedere alla pensione con un anticipo rispetto all'età anagrafica attualmente richiesta (66 anni e 7 mesi) fino a un massimo di tre anni. Abbiamo poi applicato una penalizzazione pari al 3% del trattamento spettante al momento del pensionamento per ogni anno di anticipo».

L'analisi del sindacato
Inoltre, «va valutato che anticipando la pensione la quota contributiva sarà implicitamente inferiore, quindi la differenza teorica tra il trattamento decurtato e il trattamento percepito con un pensionamento a 66 anni e 7 mesi sarebbe maggiore». Sono state quindi esaminate tre diverse fasce di trattamento, dalle tre volte il minimo (1.500 mensili lordi) fino alle sette volte il minimo (3.500 mensili). È stata poi applicata la penalizzazione del 9% per tre anni di anticipo, del 6% per due anni di anticipo e del 3% per un anno di anticipo.

Il lavoratore perderebbe più di una mensilità all'anno
Per il lavoratore, sottolinea il sindacato, «che decidesse di accedere alla pensione con tre anni di anticipo la penalizzazione agirebbe decurtando più di una mensilità l'anno a prescindere dal trattamento percepito».Così un lavoratore che accede alla pensione a 63 anni e 7 mesi «con un trattamento pieno di 1.500 mensili deve rinunciare di fatto a oltre una mensilità l'anno, 1.755, per il resto della vita, mentre un lavoratore che accede alla pensione con un trattamento pieno al momento del pensionamento pari a 3.500 mensili vedrebbe il proprio assegno tagliato di 4.095 annui».