14 novembre 2019
Aggiornato 18:00
Mercato del gas

L'Europa rischia di diventare un continente pieno di tubi ma senza gas

«Le politiche europee vedono le perforazioni per il gas come un delitto, un crimine e noi non ne produciamo più. E chi non ha la materia prima non detta le regole del gioco». Questo il monito arrivato dall'amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi.

ROMA - L'Europa rischia di diventare un continente pieno di tubi ma senza gas. Rispetto a 20 anni fa infatti quando gli europei producevano il 50% del gas di cui avevano bisogno, prevalentemente nel Nord e nell'Est, tra 7-8 anni in Europa si produrrà solo il 18% del fabbisogno, 80 miliardi di mc. «Le politiche europee vedono le perforazioni per il gas come un delitto, un crimine e noi non ne produciamo più. E chi non ha la materia prima non detta le regole del gioco». Questo il monito arrivato dall'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, intervenuto a un convegno di Confindustria sulle prospettive per il gas in Italia.

Sovraccapacità di 700 miliardi di mc non connessi
Per Descalzi infatti l'Europa ha una sovraccapacità di «700 miliardi di metri cubi non connessi e di 200 miliardi di metricubi di rigassificazione e ne usiamo meno del 20%. Non ci sono grandi investimenti da fare. Li abbiamo già fatti. Ma senza interconnessioni abbiamo buttato via soldi». Secondo l'ad infatti il sistema non funziona bene anche perchè c'è di mezzo il fatto che si è deciso di spingere sul carbone che costa poco: «ma non è così perchè paghiamo 73 miliardi di euro l'anno per abbassare le emissioni di Co2 con le sovvenzioni alle rinnovabili. Abbiamo generato un mostro con rinnovabili costosissime e costi infrastrutturali bottati». Per questo occorre «mettere a frutto le infrastrutture comuni. Le interconnessioni non possono essere legate agli interessi dei singoli stati».

Lescoeur: approvvigionamento gas Italia da Russia a richio da 2019
La sfida per l'Italia è aumentare la sicurezza del proprio portafoglio di approvvigionamento gas, «che sarà a rischio dal 2019 quando scadrà l'accordo per l'importazione del gas russo attraverso l'Ucraina, puntando sulla diversificazione delle rotte e garantendosi prezzi competitivi». A intervenire sul tema è stato Bruno Lescoeur, amministratore delegato di Edison, e direttore gas di Edf, intervenendo alla «Giornata gas: tra sicurezza e mercato» di Confindustria.
Per l'ad bisogna considerare che «le forniture da Algeria e Libia saranno a rischio nei prossimi anni» e che «la scadenza prevista nel 2019 dei contratti di importazione dalla Russia attraverso l'Ucraina mette a rischio la sicurezza globale dell'approvvigionamento italiano». Per questo «qualora Nord Stream non fosse affiancato da nuove infrastrutture, l'Italia continuerebbe a importare il gas da un'unica rotta, quella tedesca anziché ucraina».
Secondo Lescoeur occorre «sviluppare una rotta alternativa che porti il gas russo in Europa attraverso il corridoio sud, di cui il gasdotto Igi Poseidon potrebbe essere il tratto finale, svolgendo un ruolo complementare a quello di Tap che importerà il gas dall'Azerbaijan», inoltre bisognerebbe «aprire nuovi collegamenti con Egitto, Israele e Cipro» e «valorizzare le risorse italiane ed europee».