26 gennaio 2020
Aggiornato 19:00
Resta debole la ripresa dell'economia italiana

L'Istat taglia le stime sul Pil: nel 2015 chiuderà a +0,7%

Secondo le stime dell'Istituto di Statistica, negli ultimi tre mesi dell'anno ci sarà un +0,2%, come nel trimestre precedente. Un rallentamento rispetto al primo semestre che porterà a una crescita inferiore alle aspettative.

ROMA - Resta debole la ripresa dell'economia italiana e molto probabilmente nel 2015 la crescita del Pil sarà inferiore al +0,9% indicato dal governo. Secondo le stime dell'Istat, negli ultimi tre mesi dell'anno ci sarà un +0,2%, come nel trimestre precedente. Un rallentamento rispetto al primo semestre che porterà a una crescita inferiore alle aspettative: per quest'anno infatti, al momento, si prevede un +0,7% a parità di giorni lavorativi.

La ripresa «rallenta»
Un risultato che alla fine potrebbe essere arrotondato a +0,8%, visto che il 2015 ha tre giornate di lavoro in più. Ma è difficile che si raggiunga il +0,9% indicato dall'Istat un mese fa, in linea con le previsioni dell'esecutivo. E lo stesso Matteo Renzi ha riconosciuto che il Pil è in frenata, sottolineando che «alcune previsioni segnano un potenziale rallentamento della ripresa».
Per il quarto trimestre, spiega l'istituto di statistica, «ci si attende la prosecuzione di una espansione a ritmi moderati. Il percorso di crescita rimane caratterizzato dall'attuale fase del ciclo internazionale, che condiziona negativamente la dinamica delle esportazioni italiane». Tuttavia, «il clima di fiducia delle famiglie prefigura un andamento positivo dei consumi anche nei prossimi mesi, così come rimangono moderatamente favorevoli le attese sull'evoluzione dell'occupazione e dell'inflazione».

La fiducia sarà un fattore chiave anche per il Premier
«Gli eventi di Parigi - ha detto Renzi - e la crisi dei paesi emergenti non sono propriamente due buone notizie nemmeno sotto il profilo economico». Ma per il premier «l'Italia ha tutto per tornare a essere una locomotiva. La velocità della crescita dipenderà adesso innanzitutto dai consumi interni e dagli investimenti. Ecco perchè - ha aggiunto nella enews inviata ai suoi sostenitori - il mio invito a crederci non è generico ottimismo, ma precisa strategia economica».