Federal Reserve protagonista della settimana, ma non toccherà i tassi (nemmeno a dicembre)
Nei mesi scorsi la maggioranza dei membri della Fed, compreso il presidente Janet Yellen, aveva anticipato che la prima stretta sarebbe potuta arrivare quest'anno, ma nelle ultime settimane il quadro si è fatto più fosco, complice il rallentamento delle assunzioni, cosa che ha fatto cambiare idea ad alcuni governatori.
NEW YORK - Domani e dopodomani si riunirà il Fomc, il comitato monetario della Federal Reserve, e gli esperti sono convinti che il meeting si concluderà con un nulla di fatto. Troppe ancora le incertezze, alimentate da alcuni dati economici poco convincenti.
Tutto da capire invece cosa succederà a dicembre, anche se una schiera sempre più nutrita di esperti ritiene possibile che anche il 15 e 16 dicembre i tassi di interesse resteranno fermi ai minimi storici, dove sono stati portati a dicembre 2008 (l'ultimo aumento risale invece al 2006). Inoltre, i trader vedono una possibilità inferiore al 50% di un giro di vite a dicembre.
Nei mesi scorsi la maggioranza dei membri della Fed, compreso il presidente Janet Yellen, aveva anticipato che la prima stretta sarebbe potuta arrivare quest'anno, ma nelle ultime settimane il quadro si è fatto più fosco, complice il rallentamento delle assunzioni, cosa che ha fatto cambiare idea ad alcuni governatori.
A complicare ulteriormente le cose è la prospettiva di un incremento degli stimoli economici da parte della altre maggiori banche centrali, non ultima la Banca centrale europea, come detto chiaramente dal governatore Mario Draghi: una politica ancora più accomodante da parte delle controparti della Fed potrebbe mettere sotto pressione il dollaro, con l'obiettivo di sostenere la domanda globale.
Yellen ha a disposizione due occasioni per preparare i mercati a quelle che potrebbero essere le scelte della Fed: il 2 dicembre il numero uno della Banca centrale americana parlerà all'Economic Club di Washington e il giorno comparirà davanti alla Commissione economica congiunta del Congresso per un resoconto sull'outlook economico. Il 4 dicembre, qualche giorno prima del periodo di «blackout» in cui i membri della Fed non dovrebbero rilasciare dichiarazioni pubbliche, il dipartimento del Lavoro pubblicherà il rapporto sull'occupazione di novembre. Nei due mesi precedenti alla riunione di settembre, quella in cui la Fed ha lasciato invariato il costo del denaro citando «sviluppi economici e finanziari all'estero», Yellen non aveva tenuto discorsi pubblici.
A settembre, sulla decisione della Fed avevano pesato anche le turbolenze dei mercati globali e il timore che le autorità cinesi non fossero in grado di rimettere la propria economia in carreggiata. Ora che la Cina è intervenuta per dare ulteriore sostegno (la settimana scorsa la Banca centrale cinese ha deciso di abbassare il costo del denaro), la scelta della Fed diventa ancora più cruciale. In attesa della riunione, «l'obiettivo di Yellen sarà non segnalare con decisione che a dicembre ci sarà un aumento e allo stesso tempo non escludere del tutto la possibilità», ha detto Michael Feroli, economista di JPMorgan Chase.
Questo perché Yellen vuole tenersi aperta ogni possibilità e nel frattempo cercare di capire che direzione sta prendendo l'economia americana. Dopo il meeting di settembre aveva detto di voler vedere ulteriori segnali di miglioramento del mercato del lavoro, in grado di rafforzare la fiducia che l'inflazione tornerà progressivamente verso i target. Da allora però i dati macro non sono stati convincenti, anche e soprattutto quelli sul mercato del lavoro. Dunque il dato sull'occupazione di novembre diventa cruciale. Così come saranno fondamentali i numeri sul Pil del terzo trimestre: la previsione è che la crescita rallenti a meno della metà del 3,9% visto nel secondo trimestre.
(con fonte Askanews)
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