14 novembre 2019
Aggiornato 17:30
Materie prime energetiche

Descalzi: «In 3 anni possibile barile petrolio a 70/80 dollari»

L'amministratore delegato dell'ENI: «Prezzi bassi per almeno un anno e mezzo o due, ma la domanda di greggio sta già recuperando». British Petroleum rafforza legami con Cina, imminente accordo con Cnpc. Più tasse in arrivo e meno sussidi nei Paesi del Golfo Persico

ROMA - Il prezzo del petrolio si manterrà basso per «almeno circa un anno e mezzo o due». Lo ha detto l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, intervenuto al Festival della diplomazia alla stampa estera. Descalzi ha spiegato che «nel 2016 saremo ancora su prezzi bassi poi le previsioni dicono sui 70-80 dollari al barile più avanti nel 2017».
Secondo l'amministratore delegato ENI il rialzo del prezzo sarà determinato dal taglio degli investimenti che tutte le major stanno applicando per circa 200 miliardi, cosa che farà calare l'offerta, e da una crescita della domanda i cui primi effetti si stanno già sentendo quest'anno. «L'offerta - ha spiegato Descalzi - a metà anno era in eccesso di tre milioni di barili al giorno, ora siamo a 1,7 milioni».

Moody's abbassa previsioni prezzo Brent e Wti
Moody Investors Service ha abbassato le sue previsioni di prezzo per il greggio sia per il Brent londinese che per il WTI newyorkese. L'agenzia di rating ritiene che, tra il 2016-17, il prezzo del petrolio salirà a un ritmo più lento di quanto previsto in precedenza. Moody's ha tirato fuori anche le previsioni sul prezzo del gas naturale in Nord America per un anno per riflettere sui continui forti livelli di produzione e stoccaggio di gas naturale. Secondo il rapporto «continua l' eccesso di offerta insieme all' indebolimento della domanda.»
Tornando al greggio, Moody's ha abbassato le sue previsioni per il prezzo del barile che nel 2016, vede a 53 dollari per il Brent, (punto di riferimento internazionale) dai 57 precedentemente stimati. Anche per il WTI, secondo Moody's - spiega H2Oil - il prezzo si abbasserà a 48 dai 52 dollari al barile delle precedente stima. Moody's si aspetta un aumento dei prezzi da 7 dollari al barile nel 2017, che è sotto dei 5 dollari al barile della previsione precedente. «Crediamo che i prezzi del petrolio rimarranno più bassi per un periodo più lungo, a causa di scorte ed offerta eccessive, per questo i prezzi del petrolio aumenteranno ad un ritmo più lento», spiega Steve Wood, Amministratore Delegato di Corporate Finance di Moody's che continua dicendo: «l'aumento delle esportazioni iraniane potrebbe mettere ulteriormente sotto pressione i prezzi del petrolio nel 2016».

Bp rafforza legami con Cina, imminente accordo con Cnpc
Bp, il colosso petrolifero inglese, si appresta a rafforzare i suoi legami con il gruppo statale cinese Cnpc con un accordo che potrebbe vederli impegnati in nuovi progetti in Iraq e altrove. Lo anticipa il sito del Financial Times segnalando che l'accordo di cooperazione dovrebbe essere svelato la prossima settimana durante la prima visita ufficiale del presndente cinese Xi Jinping a Londra. L'accordo potrebbe spianare la strada a investimenti in Africa Occidentale, nel Mare del Nord e in altre aree del Medio Oriente. Bp potrebbe inoltre sfruttare l'accordo per espandere le sue attività in Cina dove è già il più grande gestore straniero di stazioni di servizio.

Più tasse in arrivo e meno sussidi nei Paesi del Golfo Persico
Meno sussidi e più tasse in arrivo negli Emirati del Golfo, avverte l'agenzia di rating Moody's che ha rivisto al ribasso le sue previsioni sui prezzi del petrolio, da cui i sei Stati dell'area ricavano circa il 90 per cento delle loro entrate fiscali. Secondo Moody's il barile di oro nero si attesterà a 55 dollari sulla media 2015, 10 dollari in meno rispetto alle stime precedente, e calerà a 53 dollari nel 2016.
Il tutto avrà ricadute su Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi uniti, spingendo questi paesi a riforme e ricerca di entrate fiscali aggiuntive. Lo si è già visto negli Emirati Arabi, dove sono stati tagliati i sussidi pubblici su kerosene e diesel, mentre altri Stati dell'area si apprestano a seguire l'esempio.
Secondo il Fondo monetario internazionale complessivamente i Paesi del Golfo hanno perso 300 miliardi di dollari di gettito fiscale a causa dei crolli del petrolio.