29 marzo 2020
Aggiornato 14:30
La parola passa all'antitrust

RCS-Mondadori, nasce il super colosso dell'editoria italiana

L'operazione è costata 127,5 milioni di euro, ma permette alla Mondadori di diventare il colosso indiscusso dell'editoria nazionale per fatturato e il primo in Europa per dimensione

ROMA – La Mondadori ha acquistato tutta la divisione libri della concorrente Rcs, aggiudicandosi il 35% del mercato. Questa fusione ha dato vita a un colosso editoriale che giganteggia in tutta Europa, per il quale si stima un fatturato superiore ai 500 milioni di euro sul mercato italiano, che nel complesso ne valeva 1,2 miliardi nel 2014.

Il colpaccio della Mondadori
La firma è arrivata in tarda serata, dopo mesi di assiduo corteggiamento. Il gruppo editoriale che ha per presidente Marina Berlusconi ha acquistato tutta la divisione libri di Rcs: non solo Rizzoli e Rizzoli International Pubblications, ma anche le case editrici Bompiani, Marsilio, Fabbri, Bur, Sonzogno, Etas e tutta la divisione education. Un vero colpaccio, dato che Mondadori ha già nel suo portafoglio Einaudi, Piemme, Sperling & Kupfer, Frassinelli ed Electa. Resta fuori dell'accordo - e del suo dominio - il 58% di Adelphi Edizioni, che Rcs cederà al socio Roberto Calasso, mentre Il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport continueranno ad esercitare attività editoriale sui libri collaterali. L'operazione è costata 127,5 milioni di euro, ma permette alla Mondadori di diventare il colosso indiscusso dell'editoria nazionale per fatturato (500 milioni di euro su un mercato che complessivamente ne vale 1,2 miliardi) e il primo in Europa per dimensione.

La strada obbligata di Rcs
Cosa ci guadagna, invece, Rcs? La possibilità di concludere un ciclo di risanamento avviato da anni e quella di evitare un aumento di capitale che sembrava non procrastinabile, scegliendo la strada del rafforzamento della sua struttura finanziaria. Se da un punto di vista squisitamente economico-finanziario l'operazione commerciale ha senso per entrambe le parti, l'ingresso sul mercato della «Mondazzoli» - come è già stata ribattezzata – scuote però le coscienze. Ricorderete l'appello di Umberto Eco e le rimostranze di molti intellettuali contro la probabile acquisizione di Rcs da parte del gruppo berlusconiano, risalenti ad appena qualche mese da. Ora la parola passa all'Antitrust, perché sarà l'Autorità garante della concorrenza e del mercato a dover stabilire se l'acquisizione ha violato la legge oppure no: se così fosse la Mondadori dovrà cedere alcuni marchi editoriali. Nel frattempo si assume da sola il rischio di affrontare il verdetto, in cambio di uno sconto sul prezzo di acquisto (passato dai 135 milioni di euro inizialmente pattuiti ai 127,5 che hanno visto la chiusura dell'accordo).

La concentrazione editoriale è un trend internazionale
Per quanto questa possa farci gridare allo scandalo, fusioni e acquisizioni in campo editoriale non sono una novità in Europa e la tendenza alla concentrazione è un dato di fatto. Basti pensare alla nascita di Random House-Penguin, tanto per fare un esempio: il primo editore mondiale per il mercato trade, la cui proprietà è per una parte della multinazionale inglese Pearson Plc e per l'altra della tedesca Bertelsmann. Tuttavia, la quota di mercato di Mondadori è indiscutibilmente la più grande d'Europa: non esiste un altro colosso di queste dimensioni sul continente. In Italia, per di più, i grandi editori stampano più di tre quarti (il 76,2%) dei libri sul mercato e circa il 90% delle copie: è perciò evidente che la nuova super-Mondadori deciderà del futuro dell'editoria nazionale.

Quale futuro per l'editoria italiana?
Il timore è che questo possa essere determinato più dagli appetiti dei managers che dalla qualità della produzione editoriale, e che le proposte saranno selezionate in modo da educare il mercato in funzione non tanto dei gusti quanto dei profitti dell'editore. Sorprende, perciò, il silenzio che oggi regna sui social. Sembra che Umberto Eco e gli altri si siano improvvisamente assopiti. Forse sono giunti alla conclusione che questo accordo non sconvolgerà più di tanto lo status quo attuale: perché infondo Mondadori deteneva già una posizione dominante, e che differenza c'è tra l'avere un gruppo al 27 per cento e quattro gruppi intorno al 10 per cento, e un gruppo al 35 per cento e tre gruppi intorno al 10 per cento? De facto – ci dicono – cambierà poco o nulla. Ma sarà davvero così? Non ci resta che leggere (mai come in questo caso) il futuro.

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal