22 agosto 2019
Aggiornato 02:00
Depositata in Cassazione la documentazione per 6 quesiti

Le Regioni chiedono un referendum per fermare le trivelle

I rappresentanti di dieci Consigli regionali hanno presentato in Corte di Cassazione la richiesta di 6 referendum per l'abrogazione di alcune parti dell'art. 38 della legge sblocca Italia e dell'art. 35 del decreto sviluppo

ROMA - Per fermare le trivellazioni in mare, le Regioni lanciano la sfida del referendum. I rappresentanti di dieci Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania, Molise) hanno presentato in Corte di Cassazione la richiesta di 6 referendum per l'abrogazione di alcune parti dell'art. 38 della legge sblocca Italia e dell'art. 35 del decreto sviluppo, ha depositato la documentazione presso gli uffici della Corte di Cassazione.

Referendum
Il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza, ha spiegato che l'obiettivo è quello di evitare le trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa. «Oggi abbiamo conseguito un primo, rilevante risultato - ha evidenziato ancora La corazza - Per la prima volta dieci Regioni, che rappresentano milioni di cittadini ed alle quali si aggiungono altre Regioni, dove sono state assunte altre iniziative che comunque confermano la validità dei referendum, attraverso questo strumento pongono allo Stato e al governo un problema di partecipazione. Regioni, enti locali e cittadini non possono essere esclusi dalle scelte che li riguardano: è questo il messaggio di cui sarebbe opportuno tenere conto».

La parola ai cittadini
Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti ha sottolineato che «mi sembra chiaro che le Regioni vogliano avere il diritto di parola su un tema che investe il territorio che governano: Roma vuole far cassa ma il conto, sociale e ambientale lo paghiamo noi. Trivelle e pozzi di perforazione mettono a rischio un ecosistema unico al mondo e sconfessano le stesse politiche della Commissione Europea sullo sviluppo ecosostenibile marittimo. Mai nella storia della democrazia italiana 10 Regioni assieme hanno contestato le scelte del governo: anche politicamente è un gesto di rara importanza. Restituiamo la parola ai cittadini su un tema che riguarda direttamente il loro futuro, su cui il premier non può decidere solo perché i burattinai delle lobby hanno scelto di fare immensi guadagni a nostre spese. Da Veneto - ha concluso Ciambetti - dico che la Serenissima sapeva governare anche le materie ambientali e la laguna di Venezia, come il bosco del Cansiglio o la foresta di Montona in Istria, ne sono una prova. Da Veneto dico no a chi mette a repentaglio la mia storia e il mio territorio».

Sostegno di Legambiente
Con questo referendum «non lanciamo alcuna sfida - ha chiarito il vice presidente del Consiglio regionale della Puglia, Peppino Longo - ma esprimiamo la nostra ferma volontà alla necessaria, forte e leale collaborazione tra governo centrale e quelli dei territori Entro il 10 febbraio ci sarà il responso della Corte di Cassazione». Positivo il giudizio di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente. «Il paese - ha sottolineato - non ha bisogno di inutili e dannose trivellazioni serve piuttosto urgentemente una diversa strategia energetica che liberi il Paese dalle fonti fossili e garantisca la qualità del territorio ed il benessere della popolazione, non gli interessi dei petrolieri. È ora di ascoltare la voce e le richieste delle associazioni e dei cittadini, come hanno fatto le Regioni depositando i quesiti referendari per l'abrogazione delle norme pro trivelle approvate da questo Governo e da quelli precedenti».

(con fonte Askanews)