24 agosto 2019
Aggiornato 09:00
Politiche energetiche

Il referendum anti-trivelle si può fare

Con le ultime adesioni di Calabria, Veneto e Abruzzo arrivate venerdì scorso è salito a otto il numero di Regioni che intende chiamare il popolo a votare l'abrogazione degli articoli 35 e 38 dello Sblocca Italia. Si vanno ad aggiungere al fronte di Basilicata, Marche, Molise, Puglia, Sardegna

ROMA – Con le ultime adesioni di Calabria, Veneto e Abruzzo, arrivate venerdì scorso è salito a otto il numero di Regioni che intende tenere un referendum abrogativo contro le nuove trivellazioni petrolifere lungo lo Stivale, per eliminare gli articoli 35 e 38 dello Sblocca Italia.

I tre enti locali si vanno ad aggiungere al fronte di Basilicata, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, che avevano avviato il percorso nei mesi scorsi dando voce alle proteste del movimento No Triv e delle decine di associazioni che si oppongono alle trivellazioni in mare, in particolare a quelle entro le 12 miglia dalla costa. Le Regioni dal canto loro contestano il fatto di poter essere escluse dalle decisioni di politiche energetiche all'interno dei loro territori, nel caso il governo decida di andare avanti nonostante il loro parere contrario. All'appello mancano solo più la Sicilia, la Campania e la Liguria che hanno calendarizzato la discussione in merito in consiglio, ma la via referendaria non ha più ostacoli.

Con il benestare di 5 regioni infatti si è reso possibile depositare la richiesta referendaria presso la Corte di Cassazione, prevista per il 30 di settembre, e se non saranno sollevate irregolarità entro il 10 febbraio arriverà il pronunciamento dei supremi giudici. Poi toccherà al presidente della Repubblica indire formalmente il referendum per una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno 2016.