22 ottobre 2021
Aggiornato 23:30
L'economista lancia un appello all'Ue per ridurre il debito greco

«Non si può chiedere ai giovani greci di pagare per le colpe dei loro genitori»

Piketty sostiene che “la Germania è veramente l'esempio più chiaro di un paese che nella storia non ha mai ripagato i suoi debiti pubblici”, perciò non può fare la morale ad Atene...

ROMA – Thomas Piketty, economista illustre e celebre autore del libro «Il Capitale nel XXI secolo» considerato l’erede dell’opera di Marx, ha rilasciato lo scorso 27 giugno un’intervista a Georg Blume, corrispondente a Parigi per il settimanale tedesco Die Zeit, che è stata pubblicata anche su sbilanciamoci.info. Piketty cerca di scuotere l’opinione pubblica della Germania, ricordando che la crisi del debito ha origini lontane nel tempo e precedenti illustri che coinvolgono anche gli stessi tedeschi.

La Germania non ha mai ripagato i suoi debiti
Piketty sostiene che «la Germania è veramente l'esempio più chiaro di un paese che nella storia non ha mai ripagato i suoi debiti pubblici»: non l'ha fatto né dopo la prima, né dopo la seconda guerra mondiale. Piuttosto li ha fatti pagare agli altri: per esempio dopo la guerra franco-tedesca del 1870, quando ha preteso un pagamento cospicuo da parte della Francia e lo ha anche ottenuto. Secondo l’economista, la storia dei debiti pubblici è veramente piena di ironia: «Quando sento dire dai tedeschi che per loro i debiti hanno a che fare con una questione morale, penso che tutto questo sia una grossa barzelletta!» La Germania non ha mai pagato i suo debiti, e perciò non può insegnare niente a nessun altro paese.

Due possibili alternative
La storia ci insegna che uno stato fortemente indebitato ha due strade per saldare i propri conti: la prima è quella che ha intrapreso il regno inglese nel diciannovesimo secolo dopo le costose guerre napoleoniche: è il metodo lento, che consiste nel risanare l’economia nazionale attraverso una rigorosa gestione del bilancio pubblico. Una scelta che tiene conto dei principi etici e del senso di giustizia, ma che implica costi sociali elevati e tempi piuttosto lunghi. La seconda strada è molto più veloce: è quella che ha sperimento la Germania nel ventesimo secolo e consiste essenzialmente nel taglio del debito, accompagnato da inflazione e tasse sui patrimoni privati. Come ci ricorda Piketty,  lo stato tedesco, nel 1945 (alla fine della seconda guerra mondiale), aveva un debito pubblico che era superiore al 200 percento del prodotto nazionale. Dieci anni dopo di quel debito era rimasto ben poco.

L’Europa deve guardare avanti
Non si trattò, nei confronti dei tedeschi, di carità o assistenzialismo. La scelta di cancellare parte del debito pubblico della Germania fu una decisione razionale, che non aveva niente a che vedere con le convinzioni morali. Come sottolinea Piketty, si riconobbe giustamente che dopo una crisi epocale – come quella delle due guerre mondiali - che ha avuto come diretta conseguenza un grosso peso del debito, non si può chiedere alle nuove generazioni di pagare per decenni per gli errori dei loro genitori. Occorre guardare al futuro. E lo stesso, oggi, deve valere per i greci. Indubbiamente la Grecia è responsabile davanti all’Ue di grossi errori – vale la pena ricordare che fino al 2009 i governi in Atene hanno falsificato i loro bilanci-, ma non si possono usare due pesi e due misure. I giovani greci hanno diritto al loro futuro così come lo avevano i giovani tedeschi cui è stato condonato il debito pubblico nazionale. «Adesso dobbiamo guardare avanti. L'Europa è stata fondata sull'oblio dei debiti e sull'investimento nel futuro e certamente non sull'idea della punizione perenne. Questo bisogna ricordarlo», conclude Piketty.