31 maggio 2020
Aggiornato 07:00
«Le oscillazioni fanno molto male sia al produttore che al consumatore»

Perché pagheremo caro il petrolio a buon mercato

L'ad di Eni, Claudio Descalzi ha ricordato quanto avvenne sui mercati energetici nel 2008, anno che segnò anche l'inizio della crisi finanziaria mondiale: «I prezzi bassi vanno benissimo oggi, dopo che Europa e Asia vengono da un logoramento di sei anni di prezzi alti, ma tutte le compagnie hanno tagliato drasticamente costi, investimenti e progetti»

ROMA – Oggi va «benissimo» che il petrolio costi poco ma in «prospettiva potremmo pagare molto cari i prezzi bassi. Ci vuole una costanza». L'avvertimento è arrivato dall'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, in una conferenza sugli scenari energetici in Italia ed Europa organizzata dall'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi).

LO SPETTRO DEL 2008 - Desclazi ha ricordato quanto avvenne sui mercati energetici nel 2008, anno che segnò anche l'inizio della crisi finanziaria mondiale: «I prezzi bassi vanno benissimo oggi, dopo che Europa e Asia vengono da un logoramento di sei anni di prezzi alti, ma tutte le compagnie hanno tagliato drasticamente costi, investimenti e progetti. E più i prezzi saranno bassi oggi, più tra qualche anno avremo un gap dell'energia, come successe nel 2008». L'ad del Cane a sei zampe ha concluso sul punto, sottolineando l'importanza della stabilizzazione dei prezzi del greggio, dicendo però di essere favorevole a una soglia «più sostenibile per il consumatore» rispetto ai 100-110 dollari al barile. «Ma se non c'è una costanza, le oscillazioni fanno molto male sia al produttore che al consumatore», ha spiegato.

NIENTE SHALE PER L'EUROPA - In tema di fracking, Descalzi ha escluso che la controversa tecnica per estrarre lo shale oil (un petrolio non convenzionale prodotto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso) possa prendere piede nel Vecchio continente, come invece è avvenuto negli Stati uniti. «Ritengo che l'Europa non sia assolutamente un posto da shale oil», ha detto, aggiungendo «non investirei mai sullo sviluppo dello shale oil in Europa». Il manager ha spiegato: «Siamo andati a cercarlo in Polonia tutti insieme e siamo andati via tutti insieme. Il problema è che è una tecnica molto invasiva, che ha bisogno di grandi spazi e le condizioni ambientali non sono favorevoli in Europa, non ci sono gli spazi adeguati». Riguardo, invece, alla possibile costruzione di nuovi rigassificatori in Italia, Descalzi ha affermato: «Non penso ci sia bisogno di altri rigassificatori. La Spagna ce li ha per tutta l'Europa».

UE NON PUO' FARE AMENO DI RUSSIA - Il numero uno di Eni è passato a parlare di Russia, sottolineando l'importate legame energetico che lega il Paese all'Europa: «Non credo si possa fare a meno della Russia dal punto di vista commerciale per i prossimi 5-6 anni. E' anche vero che la Russia non può fare a meno del mercato europeo», ha detto aggiungendo che «se la situazione in Russia dovesse diventare più estrema di quella di adesso, e mi auguro di no, per la sicurezza energetica l'Europa ha bisogno di alternative commerciali». Secondo Descalzi, per Mosca l'Unione europea «rimane fondamentale», anche alla luce degli accordi con Pechino, dato che un switch tra Europa e Cina sarebbe «dimensionalmente possibile, ma strutturalmente molto molto difficile». Alla domanda se domani incontrerà il presidente russo Vladimir Putin e la delegazione russa in visita all'Expo di Milano, l'ad del cane a sei zampe ha risposto: «Non so ancora ma penso di sì».

NO COMMENT SU SAIPEM - Infine il manager non ha voluto commentare le indiscrezioni del Sole 24 ore secondo cui Cassa depositi e prestiti potrebbe entrare attraverso il fondo strategico italiano nel capitale della controllata Saipem. «Non voglio commentare. C'è un nuovo amministratore delegato, lasciamolo lavorare», ha detto riferendosi a Stefano Cao. Cao, ha proseguito, «è una persona competente e sta lavorando su Saipem al meglio. Quello che posso dirvi è questo».

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