24 febbraio 2020
Aggiornato 19:30
Il nostro Paedse ospiterà una pre-conferenza sui cambiamenti climatici

L'Italia vuole aiutare l'Africa con tecnologie per produrre rinnovabili

«E' indispensabile esportare» i mezzi tecnici per produrre energia pulita «nei Paesi più poveri», iniziando dal Continente nero, ha detto il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, durante il seminario «Il ruolo dell'Energia per una crescita sostenibile in Africa» organizzato nei giorni scorsi alla Farnesina per la Giornata dell'Africa 2015

ROMA - «E' indispensabile esportare tecnologia per produrre energia rinnovabile nei Paesi più poveri, iniziando dall'Africa», ha detto il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, durante il seminario «Il ruolo dell'Energia per una crescita sostenibile in Africa» organizzato nei giorni scorsi alla Farnesina per la Giornata dell'Africa 2015.

57% AFRICANI SENZA ENERGIA - Galletti ha ricordato che «l'Italia partecipa già a molti programmi internazionali della Banca mondiale», facendo alcuni esempi: «Sull'illuminazione abbiamo contribuito a portare in Africa 800.000 punti di illuminazione che oggi servono più di 4 milioni di persone, e abbiamo altri programmi per l'esportazione di tecnologia, iniziati nel 2011». Per il ministro «l'Africa ha bisogno di energia per uscire dalla povertà per questo dobbiamo disseminare il continente di tecnologia delle fonti rinnovabili, per aiutare il continente a crescere». Con lui c'era anche il titolare degli Esteri, Paolo Gentiloni, che ha concordato con il collega sul fatto che il Continente nero sia «una frontiera energetica», dal momento che il 57% della popolazione (600 milioni di persone) vive oggi senza energia. Secondo i due ministri quindi esportare tecnologia per produrre energie rinnovabili favorirà la creazione di migliori condizioni di vita.

LE COMPETENZE ITALIANE A SERIZIO DI AFRICA - Perché «il settore energetico più di tutti può creare migliori condizioni di vita», ha confermato il titolare dell'Ambiente, ricordando il forte sostegno garantito dall'Italia all'iniziativa Onu «Sustainable Energy for All», che punta a garantire l'accesso universale ai servizi energetici tecnologicamente moderni, a raddoppiare il tasso di efficienza energetica e a raddoppiare la percentuale di energie rinnovabili nell'ambito del mix energetico mondiale. Rivolgendosi quindi agli ambasciatori africani presenti alla Farnesina, Gentiloni ha rimarcato che «le nostre imprese hanno competenza e capacità per collaborare con i vostri Paesi».

PRE-CONFERENZA SUL CLIMA IN ITALIA - In conclusione Galletti ha ricordato che tra fine ottobre e inizio novembre in Italia si terrà una pre-conferenza sui cambiamenti climatici in vista del summit di dicembre a Parigi, per «agevolare il raggiungimento di un accordo ambizioso» sul clima. «L'Italia ospiterà a fine ottobre una pre-conferenza sui cambiamenti climatici, un altro degli incontri preparatori della grande conferenza di Parigi», ha detto il ministro, precisando che il pre-vertice vedrà la partecipazione di diversi Paesi, ritenuti «interlocutori per poter agevolare il percorso di Parigi», e offrirà l'occasione per «confrontarci non solo tra Paesi, ma anche con la società civile, quindi con la parte industriale e con le ong che operano nel settore, per mettere a punto una strategia condivisa». Si tratterà quindi di un appuntamento importante per poter arrivare «a un accordo ambizioso» a Parigi, un'intesa globale «che contenga entro i due gradi centigradi l'aumento delle temperature e allo stesso tempo contribuisca a garantire una maggiore efficienza energetica e una gestione sostenibile delle risorse naturali».

CONFERENZA PARIGI NON PUO' FALLIRE - Un eventuale fallimento del summit di Parigi, ha ammonito Galletti, «sarebbe dannoso non solo per il clima, ma per la credibilità dei processi negoziali multilaterali in materia di sviluppo sostenibile. L'unico compromesso che non possiamo permetterci a Parigi è quello di un accordo poco ambizioso che non sia in grado di mantenerci su un percorso per il raggiungimento della soglia di sicurezza e che soprattutto non tuteli le popolazioni più deboli», ha proseguito. Per questo, ha concluso «a Parigi auspichiamo di arrivare a un accordo durevole, credibile anche a lungo termine, ma anche flessibile, capace di adattarsi all'evolversi delle circostanze».