15 ottobre 2019
Aggiornato 04:00
Per Fornero e Boeri la generazione mille euro pagherà il prezzo più alto

Pensioni, cosa resterà ai giovani?

La sentenza della Consulta ha creato un buco da 12 miliardi di euro nelle casse dello Stato e rischia di aggravare il conflitto intergenerazionale per le contribuzioni pensionistiche. E' davvero giusto, in questo momento, fare appello all'equità sociale se per molti giovani la pensione sarà solo un miraggio?

ROMA - Per Elsa Fornero, la sentenza della Consulta è «difficilmente comprensibile». E l’ex ministro del Lavoro del governo Monti non è l’unica a pensarla in questi termini. Molte sono le critiche e le perplessità che il mondo politico ha sollevato nei confronti dei giudici della Corte Costituzionale, che – senza colpo ferire - hanno aperto una voragine da 12 miliardi di euro nelle casse dello Stato italiano.

LA SENTENZA DELLA CONSULTA POTREBBE DANNEGGIARE I GIOVANI - Secondo l’ex ministro del Lavoro, la sentenza avrebbe un «lato oscuro» nascosto dietro la propaganda del rispetto dei diritti acquisiti. «Ciò che mi dispiace», ha dichiarato Elsa Fornero, «è che chi ha portato la Consulta al suo pronunciamento siano stati soprattutto i percettori delle pensioni alte, le categorie dei manager»: per capirci, quelli la cui pensione supera i 5.000 euro al mese.  Si tratta di pensionati il cui reddito, evidentemente, non rientra tra quelli delle fasce più deboli della popolazione, quelli che avrebbero bisogno dell’indicizzazione dei loro contributi pensionistici per sbarcare il lunario. Per questo, sottolinea ancora l’ex ministro, «la sentenza non è stata affatto unanime». E prosegue: «I diritti acquisiti vanno discussi con molta pacatezza e molta serietà.  Bisogna domandarsi chi paga il conto della tutela di chi è già in pensione, e se sono sempre i giovani vuol dire che nella Costituzione non c'è protezione per i giovani», ha spiegato Elsa Fornero.

PER LA GENERAZIONE MILLE EURO LA PENSIONE E’ UN MIRAGGIO - E’ il vecchio discorso della coperta troppo corta. Da un lato ci sarebbero i diritti acquisiti di chi è già andato in pensione, e chiede il riscatto dei soldi che non ha avuto per colpa di una norma giudicata oggi incostituzionale dalla Consulta. Dall’altra ,però, ci sono milioni di giovani che temono di non vederla proprio la pensione. Secondo il Censis, il 65% dei giovani di oggi – tra i 25 e i 34 anni – avrà una pensione sotto i mille euro, nonostante gli avanzamenti di carriera assimilabili a quelli delle generazioni che li hanno preceduti. E tale previsione – ahinoi – riguarderebbe solo i più fortunati: cioè quelli che sono ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard. Per tutti gli altri il quadro è perfino più nero, perché spesso sono privi di contratti che permetterebbero loro di versare  contribuiti con continuità e regolarità.  I millenials (ragazzi tra i 18 e i 34 anni) che lavorano a intermittenza passando da una collaborazione all’altra rischiano di dover lavorare ben oltre l’età avanzata (e lo sfinimento) per arrivare a percepire la pensione.

BOERI: AUSPICO RISPETTO PER L’EQUITA’ INTERGENERAZIONALE - Sulla questione è intervenuto anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha chiesto al governo di non far ricadere sulle generazioni future il costo di questa sentenza. «Questa scelta comporta aspetti redistributivi molto rilevanti. Spero ci sia equità», ha dichiarato Boeri «non solo intragenerazionale con contributi più da redditi più alti, ma anche intergenerazione: non si possono chiedere prelievi ulteriori a chi è già destinato ad avere prestazioni future più basse». Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo implica, infatti, che i giovani riceveranno delle pensioni molto più basse rispetto a quelle calcolate col meccanismo precedente. Ne primo caso, per il calcolo della pensione, si faceva la media delle retribuzioni degli ultimi 5-10 anni di lavoro.  Il sistema contributivo, invece, tiene conto di tutti i contributi versati dal lavoratore nel corso della sua vita professionale, abbassando drasticamente l’asticella della retribuzione pensionistica individuale. La sentenza della Consulta si applica a quelle pensioni che sono pari ad almeno tre volte il minimo Inps (perché quelle più basse non rientravano nella norma oggi definita incostituzionale) e che perciò sono pari o superiori ai 1400 euro al mese.  Detto ciò, però, ha davvero senso parlare di equità sociale quando ben pochi degli attuali ventenni beneficeranno di una pensione superiore ai 1400 euro mensili?