15 novembre 2019
Aggiornato 05:30
Dopo la bocciatura nel 2014 il Mef ha fatto marcia indietro

ENI e la clausola di onorabilità

La norma sancisce l'ineleggibilità o la decadenza per quei dirigenti che sono stati raggiunti da una condanna, anche non definitiva, per alcune categorie di illeciti tributari, reati contro la pubblica amministrazione o violazioni delle norme del codice penale sulle società, come false comunicazioni sociali, infedeltà patrimoniale, ostacolo all'autorità di vigilanza

ROMA - La presidentessa di Eni, Emma Marcegalgia, non ha escluso che in futuro Eni possa applicare la clausola di onorabilità invocata dal leader del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo: «La legge prevede che gli amministratori delle società quotate devono rispettare precisi requisiti di onorabilità. La clausola etica del Mef dello scorso anno proposta all'assemble dei soci, con termini ulteriormente restrittivi, non è stata approvata. Se l'azionista dovesse riproporla si vedrà», ha detto durante l'assemblea degli azionisti.

COSA PREVEDE LA CLAUSOLA - La clausola di onorabilità deve la sua paternità all'ex ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni. La norma sancisce l'ineleggibilità o la decadenza per quei dirigenti che sono stati raggiunti da una condanna, anche non definitiva, per alcune categorie di illeciti tributari, reati contro la pubblica amministrazione o violazioni delle norme del codice penale sulle società, come false comunicazioni sociali, infedeltà patrimoniale, ostacolo all'autorità di vigilanza. Inizialmente prevista per tutte le società partecipate dallo Stato, questa clausola è applicata da tutte le partecipate non quotate (fra cui Poste italiane e Cassa depositi e prestiti), mentre fra quelle presenti in Borsa è stata accettata dalla sola Enel.

IL NO DI ENI - Per quanto riguarda Eni, ad aprile è stato chiarito da parte del ministero del Tesoro, che è azionista di minoranza con il 4,34 per cento delle quote, che non riproporrà alle prossime assemblee l'inserimento della norma nello statuto. Lo stesso dicastero insieme a Cassa depositi e prestiti (25,76% delle quote) aveva chiesto al Cane a sei zampe di adottare la norma durante l'assemblea degli azionisti dell'8 maggio scorso, ma la modifica dello statuto societario non ha ottenuto il 70 per cento dei voti richiesti (59,5%). Nel parere legale chiesto da Eni al professor Guido Rossi, erano stati evidenziati diversi profili di nullità, in quanto la clausola violerebbe principi Costituzionali (come la presunzione di innocenza) e sarebbe in contrasto con la disciplina inderogabile dell'ordinamento societario (per la competenza dell'assemblea dei soci in materia di nomina e cessazione degli amministratori).

DUE INCHIESTE SU ENI - A oggi Eni è coinvolta in due indagini per corruzioni internazionale, in Algeria e in Nigeria. Per quanto riguarda la prima inchiesta, il processo per la presunta maxi tangente da 198 milioni di dollari versata al ministro dell'Energia algerino dai vertici della controllata Eni Saipem è in fase preliminare e il 12 giugno prossimo si conosceranno gli eventuali nomi dei rinviati a giudizio. Nel frattempo l'ex presidente di Saipem in Algeria, Tullio Orsi, ha chiesto il patteggiamento. Nel secondo procedimento è indagato fra gli altri l'attuale amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, con l'ipotesi che abbia partecipato a un giro di mazzette da 1 miliardo di dollari per ottenere dal governo nigeriano la concessione decennale del campo di esplorazione petrolifera Opl 245.