22 ottobre 2019
Aggiornato 05:30
A febbraio per Bruxelles era un progetto privo di «sostenibilità economica»

Turkish stream: l'UE non ride più e mostra i muscoli

Oggi ad Atene è atteso l'ad di Gazprom Miller, per un incontro con il premier Tsipras durante il quale siglare l'accordo per prolungare il gasdotto che termina al confine con la Turchia fino alla Macedonia. Intanto per il Wall Street Journal l'antitrust europea potrebbe avviare questo mercoledì, una procedura per violazione delle norme sulla concorrenza contro il colosso energetico russo

ATENE – Oggi ad Atene è atteso l'amministratore delegato di Gazprom, Alexey Miller, per un incontro con il primo ministro greco,Alexis Tsipras e discutere di «questioni energetiche», come è scritto nel comunicato del ministero dell'Energia ellenico. Lo scorso giovedì il titolare del dicastero, Panagiotis Lafazanis, aveva annunciato che in questa settimana sarebbe stato siglato l'accordo con le autorità russe per il prolungamento del gasdotto Turkish stream, dal confine con la Turchia a quello con la Macedonia. Turkish stream quindi prende sempre più forma e a Bruxelles non viene più visto come un progetto privo di «sostenibilità economica», ma come una minaccia.

WSJ, GAZPROM NEL MIRINO ANTITRUST UE - Stando alle ultime indiscrezioni, pubblicate dal Wall Street Journal, la Commissione europea potrebbe avviare questo mercoledì, durante una riunione dei commissari europei, una procedura per violazione delle norme sulla concorrenza contro Gazprom. Secondo la fonte anonima citata dal quotidiano economico americano, l'antitrust dell'Unione europea vorrebbe sanzionare il colosso energetico russo per miliardi di euro, come aveva previsto di fare nel 2012 quando aprì un'inchiesta per abuso di posizione dominante. Secondo Bruxelles l'azienda avrebbe impedito ad alcuni Paesi che importavano il suo gas di rivenderlo ad altri, inoltre avrebbe esercitato pressioni, come prezzi di favore, per sviluppare cooperazioni su altre aree di business inclusa la costruzione di gasdotti, e infine avrebbe creato un legame tra i prezzi del metano venduto e quelli del petrolio. Da tali attività ne sarebbe nato un danno per le economie di Lituania, Estonia, Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria, Lettonia, Slovacchia e Polonia. Per queste pratiche l'Ue potrebbe presentare una multa salatissima a Gazprom, pari al 10 per cento del fatturato mondiale del gruppo, che nel 2012 ammontava a 117,5 miliardi di euro.

LA POSSIBILITÀ DI UN ACCORDO - A febbraio, la commissaria Ue per la libera Concorrenza, Margrethe Vestager, aveva fatto sapere di essere pronta a presentare il proprio dossier di accusa nei confronti di Gazprom «entro un arco temporale relativamente breve», mentre una fonte vicina alla questione ha rivelato all'agenzia France Presse che la decisione di lanciare una procedura contro Gazprom «non ha ancora l'unanimità» in seno all'esecutivo europeo. Gazprom, dal canto suo, ha fatto sapere la scorsa settimana alla Commissione europea che intende arrivare a un accordo amichevole, secondo quanto ha riferito un'altra fonte vicina al dossier. Tale ipotesi è «l'opzione migliore per Gazprom», ha spiegato a Sputnik News Alan Riley, giurista britannico specializzato nella legislazione energetica. Secondo l'esperto la conseguenza di un accordo del genere significherebbe per Gazprom «dover rinunciare ad alcuni gasdotti, e probabilmente accettare di aprire le varie reti che tradizionalmente hanno dato accesso ai competitori». Nel caso accettasse di scendere a patti, ha concluso Riley, il colosso energetico russo non dovrebbe pagare multe troppo salate e la sua reputazione non sarebbe scalfita.