20 agosto 2019
Aggiornato 22:30
Anche Italia a rischio con dl Sblocca-Italia

A 5 anni dalla Marea Nera continuano gli sversamenti nel Golfo del Messico

Il 20 aprile 2010 un'enorme chiazza di petrolio ricoprì le acque a largo degli Usa dopo l'esplosione a bordo della piattaforma petrolifera Deep Water Horizon. Morirono 11 persone e vennero rilasciate in acqua 500mila tonnellate di greggio. Due settimane fa un incidente a largo del Messico ha provocato l'ultima fuoriuscita di oro nero che è stata taciuta, denuncia l'associazione

ROMA – Esattamente 5 anni fa, il 20 aprile 2010 una marea nera ricoprì le acque del Golfo del Messico dopo l'esplosione a bordo della piattaforma petrolifera Deep Water Horizon, inquinando gran parte delle coste dello Stato americano della Florida e della Louisiana. Quel giorno morirono 11 persone e vennero sversate in acqua 500 mila tonnellate di petrolio: fu la peggiore fuoriuscita di idrocarburi nella storia americana che venne interrotta solo dopo 106 giorni.

LO SVERSAMENTO TACIUTO IN MESSICO - Greenpeace ha diffuso una nota per ricordare il quinto anniversario dell'incidente, che sta provocando danni enormi ancora oggi perché molto del petrolio fuoriuscito si è depositato sui fondali, continuando ad avvelenare l'ecosistema marino dell'area. Nonostante ciò «la storia – è scritto nel comunicato - sembra averci insegnato ben poco. Due settimane fa un vasto incendio è scoppiato su una piattaforma petrolifera permanente della compagnia messicana Pemex, sempre nel Golfo del Messico, provocando 4 morti, 16 feriti e danni ambientali. Immagini satellitari mostrano chiazze di petrolio in prossimità del luogo dell'incidente».

IN MESSICO POCA TRASPARENZA - Greenpeace Messico ha seguito da subito l'incidente alla piattaforma Abkatun Alpha, a largo di Campeche e già il 9 aprile ha messo nero su bianco tutte le sue preoccupazioni, denunciando poca trasparenza da parte delle autorità messicane e della ditta Pemex riguardo una possibile fuoriuscita di idrocarburi nel Golfo del Messico. Nel comunicato di quel giorno Greenpeace Messico ha spiegato che «il sospetto che vi sia stata una fuoriuscita è rafforzato dalle dichiarazioni di Regules Carlos Ruiz-Funes, direttore esecutivo dell'Agenzia nazionale di sicurezza industriale e protezione ambientale del petrolio (Asea) che ha riconosciuto l'esistenza di una chiazza di petrolio 'lungo di almeno 4 km e una spessa pochi millimetri' prodotta dal disastro». L'associazione ambientalista ha quindi spiegato di aver chiesto l'autorizzazione a sorvolare l'area dell'incidente, ma il permesso gli è stato negato.

I PERICOLI PER L'ITALIA - Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia ha ricordato che «c'è ancora, anche tra i nostri governanti, chi sostiene che le estrazioni di petrolio in mare sono sicure e rappresentano solo una fonte di ricchezza, occupazione, progresso». Giannì ha parlato dei pericoli per l'Italia: «Con il decreto Sblocca Italia, contro la cui conversione in legge pende il ricorso di 7 Regioni presso la Corte Costituzionale, il governo Renzi ha spalancato le porte dei nostri mari ai petrolieri. Il decreto rappresenta un piano di sfruttamento intensivo delle risorse di idrocarburi italiane che sono scarse e di pessima qualità». L'ecologista ha concluso snocciolando alcuni dati: nel Mediterraneo si riscontra la più alta concentrazione di idrocarburi al mondo (38 milligrammi per metro cubo) e si concentra il 20 per cento del traffico mondiale di idrocarburi, oltre 8 milioni di barili al giorno.