16 dicembre 2019
Aggiornato 13:00
Per Farinetti il giorno della prima tutto andrà «quasi» apposto

Expo, ottimismo made in «Eataly»

I ritardi dell’evento milanese hanno messo a confronto due filosofie: quella possibilista dell’ imprenditore dell’alimentazione e quella rigorosa di Dante Ferretti che se è andato sbattendo la porta. Senza dimenticare una terza filosofia, quella di Monti che ci fece rinunciare ai mondiali di calcio.

ROMA- Tutti sperano che finisca come la sera della prima a teatro, quando cinque minuti che si apra il sipario la prima donna è ancora alle prese con il vestito ancora da cucire, ma poi alla fine tutto si risolve come d’incanto. Andrà così anche il prossimo primo maggio, quando l’Expo aprirà i battenti dell’azienda italia alla vista del resto del mondo?

Una prima da brividi
Oscar Farinetti, patron di Eataly ne è convinto: «Vedrete, ce la faremo» , ha detto con l’ottimismo che accompagna sempre chi negli ultimi anni ha azzeccato tutte le mosse. Farinetti è impegnato in prima persona nella vetrina sull’Italia che si sta per inaugurare perché sua è la gestione di tutti i ristoranti dell’esposizione milanese. Siamo sicuri che dietro i baffi l’ inventore di Eataly nasconda più di una preoccupazione, ma da buon giocatore fa di tutto perché l’avversario non si avvantaggi della sua ansia. Naturalmente evocando un «avversario» non ci riferiamo agli eventuali nemici dell’imprenditore, ma a quel fantasma che si aggira da anni sul Paese e che ha finito per annidarsi in ogni italiano. Parliamo di quel fantasma che ad ogni occasione nazionale ormai ci fa ormai tifare, più o meno apertamente, per la sconfitta. Intendiamoci bene, non abbiamo alcuna intenzione di colpevolizzare il fantasma che si aggira su di noi poiché ha mille ragioni per indirizzarci verso un pessimismo che spesso propende per l’autolesionismo.

Do you remember Letizia Moratti?
Vogliamo parlare proprio dell’oggetto della nostra riflessione? Quando Letizia Moratti portò a casa l’assegnazione dell’Expo ci fu un tripudio di consensi. Si disse, giustamente, che si trattava di una vittoria importante, soprattutto ottenuta su concorrenti ricchi e prestigiosi. Qualcuno si ricorda quante ore duro quell’euforia? Qualcuno si ricorda che è esistita la signora Letizia Moratti?  Non era ancora sorta l’alba del giorno dopo che sul carro dell’Expo i potentati che hanno in mano l’Italia cominciarono ad accapigliarsi, in una rissa furibonda, per accaparrarsi il bastone del comando dell’opera che avrebbe riversato su questo evento una  pacca di miliardi in libera uscita. Letizia Moratti fu spazzata via nel giro di pochi giorni e, a distanza di anni sembra addirittura patetico il tentativo della signora di assegnare le chiavi del futuro Expo ad un suo stretto collaboratore, Paolo Glisenti, di professione giornalista, anche se accompagnato da un curriculum da manager. Per come vanno le cose in Italia, non è escluso che il nome Moratti, prima o poi non sbuchi nuovamente all’interno dell’Expo, ma allo stato dei fatti il ricordo del duo Letizia- Glisenti non può che evocare l’immagine di due topolini alle prese con una banda di gattoni famelici. E’ inoltre inutile parlare degli scandali che poi si sono susseguiti perché si rischia di essere smentiti facilmente da nuovi aggiornamenti

Farinetti-Ferretti, due filosofie a confronto
Torniamo invece ai nostri giorni. «In questo momento ci sono padiglioni finiti, altri quasi finiti, altri un po' indietro, ma credo che questo sia successo anche per l'Expo di Shanghai, dove immagino abbiano attaccato l'ultimo chiodo il giorno stesso dell'inaugurazione» ha detto Farinetti a Radio 24 ai microfoni di «24Mattino». Il patron di Eataly in buona sostanza ci invita ad una santa rassegnazione, è come se dicesse «si sa come vanno le cose da noi, ma non rinunciate ad avere fiducia. Vedrete che alla fine, in modo o nell’altro, riusciremo a portare a casa la pelle». Vogliamo condannarlo per questo? La sua è una filosofia. Anzi è la filosofia che gli ha consentito di raggiungere il successo di Eataly nell’ immobilismo che da anni paralizza il nostro Paese. Senza quella filosofia chi lo avrebbe aperto un super-mercato della ristorazione in una vecchia stazione abbandonata di Roma.Ostiense: un baraccone che era costato circa 160 miliardi di lire per rimanere in funzione appena i giorni del Mondiale di calcio?

Con quale Italia verso il futuro?
Ora la domanda è: ma la filosofia di Farinetti, senza le indubbie doti di Farinetti, è un modello replicabile? Un paese industrializzato del terzo millennio può mettersi nelle mani di un mix fra rassegnazione e ottimismo, anche se nel caso di Farinetti parliamo di ottimismo della ragione? Prima di cercare una risposta vediamo quale potrebbe essere l’alternativa. Dante Ferretti, lo scenografo più amato da Hollywood, proprio all’Expo ha dato una prova di come si possa pensarla in modo diametralmente opposto a Farinetti. Visti i ritardi nel mettere in piedi l’opera che gli era stata richiesta, Ferretti ha convocato i giornalisti e ha detto chiaro e tondo che quel modo di procedere non era fatto per lui. Poi ha ritirato la firma da quello che avrebbe dovuto essere uno dei fiori all’occhiello dell’Expo.

Uno, cento, mille Farinetti
Alla ricerca di modelli ce ne è poi un terzo: quello di Mario Monti che arriva a Palazzo Chigi, guarda i conti, e la prima cosa che fa rinuncia all’assegnazione dei mondiali di calcio. Mancano pochi giorni all’inaugurazione del primo maggio. Solo allora sapremo quali delle tre filosofie, di Farinetti, Ferrretti o Monti è quella vincente. Chi scrive ha invece già fatto la sua scelta: uno, cento, mille Farinetti. Comunque vada.