8 aprile 2020
Aggiornato 18:00
Si chiama Comunità del Cibo ad Energie Rinnovabili e opera dal 2009

Cibi buoni e sani prodotti con la geotermia: la rivoluzione parte dalla Toscana

È la prima Comunità mondiale del cibo ad energia pulita e rinnovabile che opera nel settore agroalimentare. Mette insieme produttori locali che utilizzano in maniera preponderante energie rinnovabili nei loro processi produttivi e materie prime rigorosamente provenienti dal territorio

PISA - È la prima Comunità mondiale del cibo ad energia pulita e rinnovabile che opera nel settore agroalimentare, ma ancori pochi la conoscono. In pratica, mette insieme produttori locali che utilizzano in maniera preponderante energie rinnovabili nei loro processi produttivi e materie prime rigorosamente provenienti dal territorio. Prende vita in Toscana nel Distretto delle Energie Rinnovabili, territorio a cavallo delle province di Pisa, Siena e Grosseto – la cosiddetta «area geotermica tradizionale» – dove, fin dai primi anni del '900, si utilizza la risorsa geotermica per la produzione industriale di energia elettrica. Si chiama Comunità del Cibo ad Energie Rinnovabili ed è stata creata nel 2009 grazie ad un’intesa tra Slow Food Toscana, Fondazione Slow Food per la Biodiversità e CoSviG, il Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche. Una Comunità che mette l'accento più sui metodi di produzione che sui prodotti, composta da imprenditori che hanno come priorità quella della sostenibilità ambientale.

ENERGIE PULITE, SOSTENIBILITA' E PRODUZIONI DI ECCELLENZA - Le caratteristiche sono essenzialmente quattro: l'utilizzo di energie pulite (in particolare la geotermia), la presenza di una filiera corta, il rilancio di forme di agricoltura sostenibile e il recupero di produzioni tradizionali tipiche di alta qualità e a rischio scomparsa. Attualmente sono 12 le aziende che hanno aderito, tra caseifici, aziende biologiche che producono salumi di suino di razza «cinta senese» dop, panifici, aziende viticole, frantoi, aziende biologiche di piante aromatiche, un birrificio e degli allevamenti. La geotermia in Italia è ancora poco sfruttata ma il nostro Paese è comunque primo in Europa per quella termoelettrica e la Toscana, con 34 centrali geotermiche localizzate in questa zona, riesce a coprire il 27% del fabbisogno energetico regionale producendo ogni anno 5 miliardi e mezzo di kwh.

A EXPO TRA LE 10 BUONE PRATICHE DELLA REGIONE TOSCANA - Una Comunità fortemente proiettata verso Expo 2015, essendo stata scelta tra le 10 buone pratiche della Regione Toscana da presentare al mondo. «Un impegno – ha sottolineato l'amministratore unico di CoSviG, Piero Ceccarelli – che non si può limitare alla presentazione dell'esperienza in sé ma dovrà rappresentare l'intero territorio geotermico in tutte le sue peculiarità, dagli aspetti culturali a quelli paesaggistico-ambientali, che non sono affatto in contrapposizione con la vocazione all’utilizzo industriale della geotermia». La dimostrazione concreta che può esserci sintonia tra energia e cibo ovvero tra tecnologie avanzate e produzioni agroalimentari artigianali di alta qualità.

LA BIRRA 100% RINNOVABILE - A Sasso Pisano nel Comune di Castelnuovo Valdicecina ad esempio, piccolo centro geotermico, si produce una birra 100% rinnovabile ottenuta grazie al vapore geotermico di Enel Green Power. Il progetto si chiama "Vapori di Birra" e nasce in una struttura adiacente alla Chiesetta del Michelucci e alle manifestazioni naturali da dove parte il sentiero "Geotermia & Vapore" che, lungo un percorso di trekking geotermico di circa 4 km, conduce al Parco delle Biancane di Monterotondo Marittimo. Lo stabilimento produce tre diverse birre con nomi dai quali si intuisce l'inscindibile legame con la geotermia: "Magma", una rossa ambrata doppio malto, "Geyser", con 100% malto d'orzo e "Sulfurea", una weiss di frumento con schiuma bianca e compatta.

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