23 maggio 2019
Aggiornato 23:30
Ad aprile sarà pubblicata la mappa dei siti idonei

Scorie nucleari, deposito nazionale unico in Lazio o in Sardegna?

«Secondo le nostre notizie, nel silenzio totale e assoluto, sarebbero rimaste due sole regioni candidate» ad accogliere i rifiuti radioattivi italiani, ha denunciato l'ex governatore Ugo Cappellacci.

CAGLIARI - «Secondo le nostre notizie, nel silenzio totale e assoluto, sarebbero rimaste due sole regioni candidate al ruolo di deposito nazionale unico delle scorie nucleari: il Lazio e la Sardegna». L'annuncio è arrivato dall'ex governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, durante un convegno di Forza Italia ad Olbia.

IN SARDEGNA GIÀ VOTATO UN REFERENDUM - L'ex presidente di Regione ha parlato di una serie di «incontri che porteranno allo stoccaggio di 28mila metri cubi di materiale radioattivo». Il forzista ha concluso preannunciando di dare battaglia al governo: «I sardi si sono già pronunciati democraticamente con un referendum contro le centrali e contro i depositi nucleari. Non possiamo accettare che la coppia Renzi-Pigliaru non pensi di fare come quella Prodi-Soru e di propinare alla Sardegna le scorie nucleari».

AD APRILE LA MAPPA - Entro aprile il ministero dello Sviluppo economico e dell’Ambiente dovranno dare il loro benestare per la pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) ad ospitare il deposito nazionale unico delle scorie nucleari (circa 90mila metri cubi di materiale radioattivo, 75mila a bassa/media attività, 15mila ad alta) e il parco tecnologico annesso. La mappa della Cnapi è stata disegnata dalla Società gestione impianti nucleari (Sogin, azienda di Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani) all'Istituto superiore per la ricerca e protezione ambientale (Ispra) ad inizio anno. Nella Cnapi sono state escluse quelle aree vicine a fonti idriche, infrastrutture strategiche, zone sismiche, coltivazioni biologiche, impianti energetici, a rischio idrogeologico o che siano densamente abitate. L'Ispra ha avuto due mesi di tempo per valutare se i vari siti di stoccaggio proposti dalla Sogin rispettino tutti i criteri stabiliti, e ha inviato ai due ministeri competenti le proprie considerazioni.

I TEMPI PER SCEGLIERE IL SITO - Ora i due dicasteri hanno 30 giorni per dare il loro nulla osta al Cnapi e pubblicare la documentazione relativa. Una volta resa pubblica la Cnapi e il progetto preliminare relativo si aprirà una fase di consultazione pubblica, che avrà il suo apice in un seminario nazionale previsto per il prossimo giugno. Per i successivi 90 giorni poi si raccoglieranno tutte le osservazioni ricevute. Nell'autunno quindi si avrà con certezza la rosa dei siti «papabili» ad ospitare i rifiuti nucleari italiani. Infine saranno svolte le indagini tecniche sul sito prescelto, che dureranno circa 15 mesi.

1,5 MILIARDI DI INVESTIMENTO - La Sogin ha previsto un investimento pari a 1,5 miliardi di euro per realizzare il deposito nazionale (650 per il deposito, 700 per le infrastrutture collegate e 150 per il centro di ricerca annesso), dove saranno impiegate circa 1500 persone all'anno per quattro anni. Una volta completato invece, il deposito creerà 700 posti di lavoro. Il comune che ospiterà il sito riceverà circa 150 milioni di euro l'anno per l'occupazione del suolo. Nel deposito nazionale le scorie saranno trattate, condizionate e inserite in fusti di metallo. I fusti saranno collocati in contenitori di cemento posizionati in celle impermeabili, che saranno ricoperte di argilla.