19 gennaio 2020
Aggiornato 20:30
L'Europa: libertà agli stati membri. Ora tocca a Palazzo Chigi

Coldiretti: «Politici, sugli OGM fate presto»

L'Unione Europea ha riconosciuto il diritto di ogni Stato membro di scegliere autonomamente e liberamente se coltivare OGM oppure no. Per l'Italia è una conquista importante, che tutela il suo ambiente e la qualità del Made in Italy. Il responsabile Ambiente della Coldiretti, il Dott. Stefano Masini, ha rilasciato una dichiarazione ai microfoni di DiariodelWeb.it.

ROMA – L'Unione Europea ha riconosciuto il diritto di ogni Stato membro di scegliere autonomamente e liberamente se coltivare OGM oppure no. Per l'Italia è una conquista importante, che tutela il suo ambiente e la qualità del Made in Italy. Il responsabile Ambiente della Coldiretti, il Dott. Stefano Masini, ha rilasciato una dichiarazione ai microfoni di DiariodelWeb.it.

MONCALVO AI POLITICI: FATE PRESTO - L'Italia è libera di non coltivare Ogm: come ha fatto fino ad ora e come chiedono quasi 8 cittadini su 10 (il 76%) che si oppongono al biotech nei campi. E' quanto afferma il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, che commenta positivamente il via libera finale del Consiglio Ue alle nuove regole che consentono agli Stati membri di poter scegliere autonomamente e liberamente se limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm) sul proprio territorio nazionale. «Ora tocca al parlamento italiano mettere a punto una normativa nazionale che - sottolinea Moncalvo - possa dare continuità alla lungimirante scelta fatta dall'Italia di vietare gli Ogm, dato che la nuova normativa dovrebbe entrare in vigore già a marzo, dopo 20 giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale Europea. Siamo di fronte - prosegue Moncalvo - ad un importante e atteso riconoscimento della sovranità degli Stati, nonostante il pressing e le ripetute provocazioni delle multinazionali del botech».

IN EUROPA SOLO IL 3% DEI TERRENI È DESTINATO AGLI OGM - «L'Europa da un lato, le Alpi e il mare dall'altro, renderanno l'Italia - precisa Moncalvo - finalmente sicura da ogni contaminazione da Ogm a tutela della straordinaria biodiversità e del patrimonio del Made in Italy. Per l'Italia gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura - continua Moncalvo - non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del Made in Italy».Secondo l'analisi della Coldiretti, sono meno del 3 % i terreni seminati con organismi geneticamente modificati in Europa nel 2014: a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che non rispetta le promesse, secondo l'analisi del rapporto annuale 2014 dell' «International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications» (ISAAA). La superficie ogm in Europa, nel 2014, si è ridotta ad appena 143.016 ettari di mais Bt, coltivati in soli 5 Paesi sui 28 che fanno parte dell'Unione. Peraltro, ben il 92 per cento di mais biotech europeo è coltivato in Spagna, dove sono stati seminati 131.538 ettari, mentre le superfici coltivate sono residuali in Portogallo, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca.

PARLA IL RESPONSABILE AMBIENTE DELLA COLDIRETTI - Il responsabile Ambiente della Coldiretti, il Dott. Stefano Masini, ha rilasciato un'intervista a DiariodelWeb, per sostenere il diritto italiano alla coltivazione dei prodotti non geneticamente modificati. Quando gli abbiamo chiesto perché fosse così importante la battaglia del Belpaese contro gli OGM ha risposto: «Perché dobbiamo difendere il modello agricolo italiano, fatto di identità, qualità, diversità. La scelta degli OGM sarebbe condizionata da esigenze di omologazione e sleale concorrenza, col grave rischio di turbare le dinamiche dei nostri ecosistemi. Si tratta di difendere un tipo di modello di produzione agricola, messo a rischio dagli OGM, e che invece ci assicura molteplici primati mondiali in termini di prodotti O.G.P. e D.O.P. I nostri prodotti sono straordinari, perché naturali, e non dobbiamo abbandonare il sentiero della nostra qualità.»