29 novembre 2020
Aggiornato 23:00
L'intesa tra le due «G» è più vicina, ma non tutti sono d'accordo

Hans-Verner-Sinn: «Fuori la Grecia dall'Eurozona»

Il governo di Alexis Tsipras ha ottenuto una proroga di quattro mesi degli aiuti finanziari, ma lunedì deve portare sul banco dell'Eurogruppo le sue proposte di riforma. Se i mercati finanziari avevano predetto il buon esito dell'accordo e la fine della questione greca, c'è però chi crede ancora che la Grecia debba uscire dall'Eurozona. E' l'economista tedesco Hans-Verner-Sinn.

BRUXELLES - Il governo di Alexis Tsipras ha ottenuto una proroga di quattro mesi degli aiuti finanziari, ma lunedì deve portare sul banco dell'Eurogruppo le sue proposte di riforma. Se i mercati finanziari avevano predetto il buon esito dell'accordo e la fine della questione greca, c'è però chi crede ancora che la Grecia debba uscire dall'Eurozona. E' l'economista tedesco Hans-Verner-Sinn.

ATENE HA OTTENUTO UNA PROROGA DI 4 MESI - «Abbiamo vinto una battaglia, ma non la guerra», ha detto Alex Tsipras alla fine dell'Eurogruppo, sottolineando di aver raggiunto «l'obiettivo principale», vale a dire quello di aver «lasciato alle spalle l'austerità, il memorandum e la troika». La Grecia, infatti, l'altroieri ha ottenuto una proroga di quattro mesi degli aiuti finanziari, ma fra gli impegni presi vi è quello di stilare entro lunedì una lista dettagliata delle riforme che l'esecutivo ellenico intende adottare. Queste riforme dovrebbero persuadere i creditori a concedere ulteriori prestiti. E non sono impegni da poco: in pratica, il governo greco dettaglierà ora le riforme già previste dal governo Samaras e mai seriamente realizzate, riguardanti in particolare la lotta all'evasione e alla frode fiscale, l'efficienza della pubblica amministrazione e la riforma delle giustizia. Ma Atene si impegna anche a «non tornare indietro» sulle riforme già fatte o a prendere «decisioni unilaterali», per esempio per quanto riguarda i tagli al welfare, le pensioni, i salari minimi e e le privatizzazioni, a meno che non ci sia un accordo delle "Istiuzioni" (cioé l'ex Troika). Si tratta perciò di «un accordo di processo, e non di contenuto», dal quale sia la Germania che la Grecia sono ancora lontani.

SINN: FUORI LA GRECIA DALL'UE - Soprattutto sembra essere lontana la Germania, dal portare a casa un accordo che abbia contenuti più significativi rispetto a una semplice proroga di quattro mesi degli aiuti finanziari alla Grecia già posti in essere. Lontana sì, e quasi contenta della cosa, perché i tedeschi sembrano ancora essere convinti di poter fare a meno della Grecia e, perché no?, della maggior parte dei paesi europei considerati le zavorre di un'Europa che dovrebbe viaggiare alla velocità della locomotiva tedesca. Chiara espressione di quest'approccio egocentrico e sconsiderato alla crisi che affligge l'UE sono le parole dell'economista Hans-Verner Sinn, responsabile del principale istituto tedesco di ricerca economica (Ifo), per il quale la Grecia non ha futuro nell'euro e dovrebbe uscirne. Per l'economista tedesco la proroga degli aiuti finanziari, appena concessa dall'Eurogruppo, non risolverà i suoi problemi strutturali, che anzi si aggraveranno se il governo Tspiras decidesse di restare nella moneta unica. «Altro denaro è solo un paliativo per la Grecia, e non ne aiuta la guarigione. Il paese sta diventando troppo caro a causa dell'euro mentre invece ha bisogno di essere a buon mercato per riconquistare competitività. C'è solo una via praticabile uscire dall'euro e svalutare la dracma», ha spiegato Sinn.

I TEDESCHI DIMENTICANO CHE LA LORO ECONOMIA DIPENDE DALL'EXPORT - Nella società tedesca è sempre più diffusa l'idea che i paesi colpevoli del loro eccessivo indebitamento dovrebbero uscire dall'Eurozona, e liberare l'economia europea dal peso delle loro zavorre. Si tratta di una visione parziale del problema, che non tiene conto di molti fattori importanti. Così come in medicina è sempre più avvalorato un approccio olistico alla cura delle malattie che affliggono il corpo umano, così in economia deve tenersi conto della complessità del sistema che si va analizzando, rinunciando a interpretazioni fuorvianti e limitate. L'Europa è un organismo sofferente, ma la terapia migliore non è quella di amputare una parte del suo corpo nella speranza di restituirgli la salute. L'eurozona è afflitta da un disequilibrio economico strutturale, causato tanto dai paesi in deficit che da quelli in surplus. Vale la pena di ricordare alla Germania, e ai tedeschi come Hans-Verner-Sinn, che la sua bilancia commerciale era in disavanzo fino alla creazione del mercato comunitario, e che la crescita record della sua economia si è potuta realizzare proprio grazie all'export indirizzato verso gli altri paesi dell'Eurozona. Le esportazioni hanno fatto da volano all'economia tedesca, ma chi acquistava questi beni? L'Italia, la Francia, la Spagna, la Grecia. Un dato significativo: nel 1999 l'export rappresentava solo il 30,4% del Pil tedesco; nel 2012 ha raggiunto il 55,6%. Certo, la Grecia da sola - rappresenta il 2% del Pil dell'Eurozona - non fa paura. Ma è opportuno ricordare che l'Europa è fatta di tutti i paesi che la compongono, e che nessuno - neanche l'orgogliosa Germania - si salva da solo.